TUTTO SUI FARMACI PIU’ UTILIZZATI NELLA DEPRESSIONE

cantelmo-300x142 - Copia|Dott. Antonio Cantelmo *|Oggi sono disponibili numerosi farmaci, tutti considerati efficaci nella terapia della depressione. Fino a circa la metà degli anni cinquanta la depressione veniva curata esclusivamente con l’elettroshock, che era l’unico mezzo disponibile ed efficace fino a quel momento. Verso l’inizio degli anni sessanta si scopri che alcuni farmaci, utilizzati nella cura di altre malattie, facevano migliorare i sintomi della depressione. In particolare l’iproniazide, che veniva utilizzata nella terapia della tubercolosi, mostrò gli effetti positivi sui pazienti depressi. Da allora altri farmaci appartenenti alla classe degli IMAO (inibitori monoaminossidasi)) furono sperimentati ed utilizzati con successo nella sintomatologia depressiva (fenelzina – tranilcipromina) ed andarono a sostituire le prime molecole che avevano inizialmente dato alcuni effetti indesiderati sul fegato. Dopo qualche anno anche un’altra molecola, l’imipramina, capostipite della classe degli antidepressivi triciclici, si dimostrò altrettanto efficace nella cura della depressione. In seguito sono stati scoperti e sintetizzati altri farmaci, appartenenti a questa classe farmacologica, che a tutt’oggi sono utilizzati in clinica con soddisfacenti risultati (amitriptilina, clorimipramina). Queste due categorie di farmaci (IMAO e triciclici) hanno avuto molto successo perché per la prima volta si è avuta la possibilità di ottenere miglioramenti clinici fino a quel momento insperati e con relativa sicurezza. Il loro meccanismo d’azione fa si che tutti i neurotrasmettitori implicati nella depressione vengano potenziati e a ciò si deve la loro particolare efficacia nella cura della sindrome depressiva. Tuttavia, oltre al loro meccanismo d’azione antidepressivo, essi possiedono alcune azioni “negative” che possono procurare al paziente degli effetti secondari spiacevoli, degli effetti indesiderati. Ad esempio, se il paziente è cardiopatico, gli antidepressivi triciclici possono talvolta aggravare i sintomi e le funzioni cardiache (aritmia, ipertensione). Anche gli IMAO, d’altra parte, richiedono alcune precauzioni per evitare una possibile interazione con una sostanza contenuta in alcuni alimenti (tiramina: ammina derivata dall’amminoacido tirosina per decarbossilazione ossidativa catalizzata dall’enzima tirosina decarbossilasi, una feniletilamina sostituita). Questa possibile interazione, facilmente evitabile con semplici restrizioni dietetiche, potrebbe provocare delle alterazioni a carico della pressione arteriosa (crisi ipertensive) ed eventuali complicazioni successive. Per queste ragioni i farmacologi hanno cercato di fornire nuovi farmaci che fossero altrettanto efficaci ma che potessero essere somministrati ai pazienti con maggiore sicurezza e maneggevolezza, e che provocassero il minor numero di effetti indesiderati possibili. A partire dagli anni ottanta sono stati introdotti in commercio gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Essi agiscono direttamente sul principale neurotrasmettitore (serotonina) implicato nella depressione e, anche se possono dare alcuni effetti indesiderati (nausea, sonnolenza, ecc.), non presentano gli effetti negativi degli antidepressivi triciclici e possono essere usati con relativa sicurezza anche nel paziente anziano. Più recente sono stati introdotti gli SNRI (inibitori specifici della ricaptazione di serotonina e noradrenalina). Essi, analogamente agli SSRI, sono relativamente sicuri per quanto concerne gli effetti negativi, ma agiscono sui due principali neurotrasmettitori responsabili della depressione (serotonina e noradrenalina). Negli ultimi anni sono stati studiati e resi disponibili, per la terapia dei pazienti depressi, dei nuovi farmaci dei nuovi farmaci: i RIMA (inibitori reversibili delle monoaminossidasi). In analogia con i vecchi IMAO, i RIMA agiscono sul metabolismo dei neurotrasmettitori aumentandone la quantità disponibile per le cellule nervose. I RIMA, avendo un meccanismo reversibile, non presentano il potenziale rischio di crisi ipertensive e non richiedono particolari accorgimenti dietetici. Recentemente, infine, è stata evidenziata l’utilità della ademetionina nel trattamento di alcune forme depressive. Quest’ultima, agendo con meccanismi differenti da quelli di altri antidepressivi, ha un buon profilo di tollerabilità anche a dosi relativamente elevate per avere un’ottima efficacia terapeutica.          Il panorama dei farmaci antidepressivi è allo stato attuale molto ampio e tutti gli strumenti disponibili sono efficaci e sicuri. Lo psichiatra ha quindi a disposizione una vasta gamma di farmaci antidepressivi tra i quali scegliere, di fronte alle diverse forme di depressione e alle differenti caratteristiche del paziente da curare, la più adeguata.

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*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico U.O.C. Medicina Generale ASL Caserta, Socio Consigliere della Società Italiana di Psichiatria-Pratella (CE ) -0823/783600 – 3330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it

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