PIEDIMONTE, L’INTERVISTA ALLA MOGLIE DEL CAPO DELLA POLIZIA ANTONIO MANGANELLI

20160521_130231[1]Valentina Monte. Piedimonte Matese. L’audiotrium Sveva Sanseverino ha ospitato questa mattina il convegno Legalità e sicurezza”, organizzato dal Dirigente dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Falcone” e dalle docenti. Ospite, tra i tanti, Adriana Piacastelli, moglie del Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli a cui abbiamo avuto il piacere di porle delle domande.

Dott.ssa, come è possibile trasmettere ai più piccoli determinate idee, determinati valori specialmente in un contesto, in una società in cui ad imporsi sono ben altri principi?
“Oggi è estremamente difficile dei valori in un momento come questo, in cui quasi tutti i media offrono modelli di successo che sono lontani dal rigore morale o dai valori interiori che ognuno di noi deve avere; certo è difficile, ma non impossibile. Ci vuole tanto impegno, ci vuole voglia di seguire, ci vuole entusiasmo e nei ragazzi ci vuole volontà. In noi adulti, naturalmente, ci vuole la forza dell’esempio, costante, continuo e soprattutto vero!”

E’ scontato dire che i principi della legalità e del rispetto debbano partire dalla famiglia, sebbene, poi, il ragazzo una volta fuori dal’ambito familiare è costretto a relazionarsi con la società odierna. A chi altro dunque spetta questo arduo compito?
“In primis è la famiglia, come detto. Il ragazzo si forma nel nucleo familiare, e quindi parliamo di modelli di onestà da perseguire anche nel contesto che si vive al di fuori. Educhiamo i ragazzi ai valori del vivere bene, ma non in termini di welfare economico ma, nonostante i modelli preposti offrano questo, educhiamo i ragazzi ad essere felici di se stessi”.

Definirlo convegno, ci porterebbe a limitare il senso di queste iniziative nell’arco di tempo in cui si svolgono, ed inoltre molti le potranno definire “solite iniziative in cui si parla tanto, e poi non cambia mai nulla”. Certamente, ma se si continua a pensarla in questo modo, allora la mentalità non cambierà mai e continueremo a vivere inermi, guardando passivamente ciò che continua ad accadere. Certo, magari i modelli a cui siamo abituati non ci aiutano, ma se continuiamo con l’idea che “se lui si comporta lungi dall’agire legalmente, allora mi sento autorizzato anche io” non andremo molto lontano. Siamo noi individui, presi singolarmente, a fare in modo che fin da piccoli i bambini siano educati ai sani principi. In qualche modo bisogna pur diffondere la cultura del buon senso civico e morale, e lo si fa con piccoli passi con questi incontri; un incontro, quello di oggi, in cui la Polizia postale, unitamente a quella stradale, ha parlato ai piccoli del cyderbullismo e di come il nostro senso di responsabilità ci induca ad essere padroni della nostra incolumità e di quella degli altri.

“Il credo di mio marito era C’è più sicurezza insieme: e in quell’insieme c’era tutto, la voglia di mettersi in gioco, il sentimento di responsabilità e il sentimento di condivisione ma soprattutto il desiderio di vita

 

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Giornalista Pubblicista iscritta all' Ordine dei Giornalisti della Campania

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