QUANDO LA PATRIA DEL BELLO SCRIVERE CAMBIA VESTE: LA “TERZA PAGINA” OGGI

valentina monteTorniamo all’importanza della “Terza” come patria della convivenza- possibile- tra giornalismo e letteratura, quel luogo in cui il giornalista/scrittore dà libero spazio alla sua ars scribendi, scevro da quelle norme che lo obbligano a seguire determinati dettami editoriali, complice probabilmente anche il modello televisivo il quale implica una corsa alla notizia più accattivante, allo scoop. Ad un certo punto, l’informazione culturale appare noiosa, o meglio inutile. La cultura, di questi tempi, sembra non interessare al lettore che preferisce, al contrario, notizie locali, immediate. Ecco che, sulla scia di questa industria mediatica, la “Terza” ha lentamente lasciato spazio ad inserti, supplementi pubblicati settimanalmente; il primo quotidiano ad abolire la Terza fu “La Stampa” nel 1989, dando alla luce l’inserto “Società e Cultura”. Seguì, nel 1992, il Corsera sotto la direzione di Paolo Mieli. Oggi l’insaziabile lettore di cultura non rinuncia all’acquisto del supplemento domenicale “La Lettura” firmato Corsera, o “TuttoLibri” de La Stampa.
Sì, probabilmente questa ricerca spasmodica allo scoop ha quasi –possiamo dire- industrializzato il giornalismo culturale, o meglio ha cercato di condurlo dalla sua, schiavo di un mercato ormai globale che necessita, d’altronde, di vendite. E i quotidiani, lo sappiamo, sono i prodotti tra i meno acquistati. Eppure il mercato editoriale cambia, e di conseguenza cambia un giornale, cambiano le parole, ma quella “fame” di scrivere di cultura non cambia; quel cibo di cui si saziano, o meglio di cui si nutrono i giornalisti – e i lettori in primis- della pagina culturale non cambia. Perché la cultura è vita e come tale necessita di evolversi sì, ma di continuare a vivere in un’altra collocazione quale l’inserto di oggi. La cultura, la continua voglia di sapere, rende liberi, è cibo che permette di crescere.

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Giornalista Pubblicista iscritta all' Ordine dei Giornalisti della Campania

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