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IL FASCINO DISCRETO DEI RANDONNEURS A TEANO

randonneTeano. Viviamo in un’epoca di accelerazioni, siamo immersi in una ragnatela di performance e di alte aspettive nel mondo del lavoro, nel contesto familiare e finanche nel tempo libero. Un’elevata pressione sull’umano, secondo alcuni, le cui parole d’ordine sono in misura crescente velocità, connettività, competitività. Il ciclismo non sfugge al dominio della filosofia della performance e indulge, talora, in una pratica di eccessi, di cui sono segnali preoccupanti: la diffusione del doping – giustificato dalla credenza che così fan tutti/e – l’esasperazione dell’agonismo, l’attenzione eccessiva ai watt, alle velocità, l’indifferenza rispetto agli aspetti ecologici della pratica sportiva, a volte mascherata all’interno delle esigenze del mercato. Gli eccessi riguardano, purtroppo, non solo i professionisti, ma anche il livello amatoriale, nel quale l’obiettivo di ‘essere eroi per un giorno’ attiva un circuito di attenzione irresistibile per praticanti, associazioni ed organizzatori di eventi sportivi e finisce per trasformare le buone intenzioni in occasioni di business o di visibilità, a volte a sostegno di piccoli interessi politici di bottega. Bisogna, dunque, rassegnarsi all’inevitabile trasformazione? Accettare la mutazione antropotecnica? Soffermarsi in modo nostalgico su un immaginario tempo dell’origine quando i valori del ciclismo erano la lealtà, il coraggio, il rispetto degli avversari ?  Per fortuna si può rispondere negativamente a queste domande, perché ci sono pratiche ciclistiche che sperimentano e coltivano connessione inedite tra pratica sportiva, turismo, sostenibilità ambientale, attenzione alla cultura dei territori.  Un esempio positivo, in questo senso è la randonnée, un modo di fare ciclismo nel quale si coprono lunghe distanze, ma non si rimane intrappolati nell’ansia della prestazione.

La randonnèe, come noto, nasce con gli ‘audaces’ che alla fine dell’800 coprirono i 230 km della Napoli Roma e viene codificata in Francia all’inizio del ‘900 con il sistema dei brevetti. Alcune randonné sono estreme sia per la quantità di chilometri che per l’altimetria, ma la caratteristica dello spirito randonnée è il suo rimanere slegato al cronometro. La classifica non ha importanza, lo scopo è completare il percorso in un tempo congruo, certificando i suoi passaggi in punti di controllo che segnalano il rispetto della roadmap. Il randonneur si muove per strade poco trafficate, alla scoperta dei paesaggi e dei borghi minori, senza aver paura di attraversarli, alla ricerca di un panorama, di incontro, di un contatto, di una conversazione che gli restituisca il senso del luogo, dello spazio, della sua cultura, valorizzando ed aprendo percorsi e spazi altrimenti in ombra a nuove possibili forme di fruizione turistica, sportiva, culturale. Sociologicamente, insomma, il randonneur si muove quasi come il flaneur di Baudelaire e di Walter Benjanim dello spazio urbano ottocentesco, che, in questo caso, si trasforma in un viaggiatore in bici alla ricerca di emozioni nell’attraversamento di paesaggi urbani ed extraurbani. In questo spirito si ritrova, a mio avviso, il fascino discreto delle randonnée che solo alla ricerca di una connessione virtuosa tra sport, cultura ed infrastrutture di trasporto.

Di questi temi, si è discusso il 29 e il 30 ottobre a Teano nel corso del Meeting d’Autunno dell’Associazione Italiana Randonneur (ARI) (http://www.audaxitalia.it), un evento organizzato dall’Associazione Veloclub Ventocontrario Festina Lente nella splendida location del Museo Archeologico di Teanum Sidicinum, grazie alla passione e alla capacità organizzativa di Giuseppe Gallina. Il Meeting ha avuto due momenti: una conferenza nel pomeriggio del 29 e il giorno 30 una ciclopedalata. La conferenza che ha visto la partecipazione attenta di randonneur, di ciclisti, di associazioni e di amministrazioni locali ha avuto quattro momenti: l’assemblea nazionale degli organizzatori di randonée, il convegno idee pedalabili, con la presentazione del progetto riciclovie, il progetto Festina Lente ‘Randonée delle Sorgenti nel territorio dell’Alto Casertano, i percorsi cicloturistici in Italia e in Campania, il progetto del Grand Tour e la 999 Miglia di Roma e del Sud e la premiazione dei vincitori dei campionati italiani. La ciclopedalata del 30 ottobre si è svolta su un percorso che in parte è stato ritagliato su quello della Randonnée delle Sorgenti lungo un circuito che ha attraversato tra l’altro Pietravairano, Vairano Patenora, Baia e Latina, Pietramelara, Roccaromana e Riardo per ritornare poi al punto di partenza Teano.

 

La due giorni di Teano dimostrano che il fascino discreto dei randonneurs può generare al Nord come al Sud circuiti virtuosi tra esperienze sportive, culturali e turistiche. Circuiti capaci di ricostruire contesti sociali sfilacciati, amministrazioni divise e di riscoprire il genius loci di uno spazio e di un territorio che possono tradursi, tuttavia, in maniera duratura in buone pratiche, come l’esperienze dalla Randonée delle Sorgenti dimostra. In questo caso, intorno ad una pratica ciclistica si è sviluppato un paziente lavoro di ritessitura  sociale e culturale tra istituzioni, organizzazioni e cittadini che può diventare un punto di riferimento per lo sviluppo di strategie collaborative tra piccoli comuni che hanno poca visibilità e poco peso sul piano delle politiche regionali.

 

Una randonnée può essere, infatti, un’opportunità di marketing territoriale, nella quale è la cura delle risorse esistenti (la manutenzione delle strade del percorso, la messa in rete dell’offerta turistica, il catalogo dei beni culturali, etc.) a tradursi in un incremento dell’attrattività dei luoghi e in una occasione di sviluppo sostenibile. Contro la filosofia della performance a tutti i costi e degli eccessi delle gran fondo, l’alternativa delle randonèe indica, quindi, un modo diverso di intendere il ciclismo e di praticarlo, un modo che crea concretamente una sperimentazione positiva tra ciclismo, natura e cultura.

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