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L’IPOCONDRIA: UNA MALATTIA “IMMAGINARIA”

ipocondria-1|ANTONIO CANTELMO*|L’ipocondria è qualche cosa di più di un’ansia eccessiva connessa alla salute ed è un “nemico” da affrontare subito, anche se ciò può comportare una profonda esplorazione del proprio mondo emotivo. Tutti abbiamo delle sensazioni corporee quotidiane, a volte anche sgradevoli. L’ipocondriaco non solo è molto più sensibile a questi segnali, ma tende a considerarli più pericolosi di quanto realmente non siano. E se, a un certo punto, si rende conto che quella sensazione in realtà sia innocua, non la prende come tale e si tranquillizza, ma la vive come un semplice “colpo di fortuna”: la prossima volta sarà di sicuro una cosa seria ! Essa è una preoccupazione di grado elevato dovuta alla convinzione di avere una o più malattie gravi. Tale convinzione, erronea, è causata dall’interpretazione scorretta di alcune sensazioni corporee sgradevoli e persistenti nonostante le rassicurazioni dei medici. Le sensazioni, e quindi le paure, possono riguardare funzioni come ad esempio il battito cardiaco, organi specifici, alterazioni fisiche di poco conto come una piccola e banale ferita o sensazioni fisiche vaghe. L’ipocondria, a mio modesto parere, è una condizione che è probabilmente legata alle difficoltà che il paziente ha incontrato nei primi anni della sua vita, in conseguenza delle quali, a un certo punto, ha concentrato il suo investimento affettivo, libidico e aggressivo su sé stesso anziché sugli altri. Questa psicopatologia può insorgere durante periodi di forte stress, durante o dopo una severa malattia o dopo la perdita di una persona cara. L’ipocondriaco è un soggetto che presta un’eccessiva e continua attenzione al proprio corpo e alla propria salute e che vive un eventuale disturbo fisico con un’apprensione esagerata e immotivata. Di conseguenza, continua a controllare il suo corpo e a sottoporsi di continuo ad esame clinici, strumentali e di laboratorio. Poi l’impossibilità di ottenere una diagnosi certa al 100% esaspera la necessità di cercarla; ricerca affannosamente informazioni sulla sua presunta malattia da diverse fonti (specie su internet), passa da uno specialista all’altro senza mai trovare pace, ma anzi provando rabbia e frustrazione. Si propone ai familiari, ai medici e agli amici come se fosse un malato cronico e in continuo pericolo di vita, finendo cosi per rinunciare alla vita sociale e agli affetti; si lamenta della propria salute “sfiancando” chiunque lo ascolti, si allarma se sente parlare di una malattia o se viene a sapere che qualcuno si è ammalato. Partendo dal presupposto che l’ipocondria è spesso associata ad ansia e depressione, farmacologicamente si utilizzano ansiolitici e antidepressivi in associazione tra loro. Quanto alle terapie non farmacologiche, ritengo che il trattamento più efficace sia quello psicoterapico e, in particolare, quello cognitivo-comportamentale. Certo, le difficoltà non mancano: ricordiamo, infatti, che l’ipocondriaco difficilmente ammette di avere un problema psicologico, ma è convinto di averne uno medico, con sintomi reali che vanno presi sul serio. Grazie a questo tipo di terapia, in cui il paziente cerca di apprendere un modo di pensare e di comportarsi più funzionale, l’ipocondriaco potrà cessare di interpretare le sue sensazioni corporee come segnali di una malattia fisica e potrà costruire, invece, delle ipotesi alternative.

*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico U.O.C. di Medicina Generale e Pronto Soccorso, Socio Consigliere della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE) – 0823/783600 – 330/65914 antonio.cantelmo@libero.it

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