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ALVIGNANO, GRANDE SUCCESSO PER IL PRESEPE SETTECENTESCO REALIZZATO DA GIUSEPPE TERMINIELLO

presepe-1|ALVIGNANO| C’è grande soddisfazione e ammirazione nella comunità alvignanese per la bellissima opera portata a termine da Giuseppe Terminiello, appassionato cultore in materia di presepe napoletano. La raffigurazione intende ricalcare le tipiche peculiarità del presepio napoletano del ‘700, secolo in cui la raffigurazione religiosa visse la sua stagione d’oro, uscendo dalle Chiese dove era oggetto di devozione religiosa, per entrare nelle dimore dell’aristocrazia. Nobili e borgesi da quel momento gareggiarono per allestire impianti scenografici sempre più ricercati. Giuseppe Terminiello ha così riassunto l’importanza del presepio napoletano e i pastori che ha riprodotto artigianalmente: “La simbologia del presepe napoletano è così sofisticata, tanto da poter attribuire un significato particolare a ciascun personaggio ed addirittura ai singoli elementi che lo compongono. I momenti fondamentali sono la Natività, di solito rappresentata in un rudere romano, la quale simboleggia la vittoria del Cristo sul Paganesimo,  l’Annuncio ai pastori, e la Locanda, che riconduce metaforicamente ai rischi del viaggiare. Tra i pastori, invece, spiccano i ruoli: dei Magi, dei Zampognari, che rappresentano il passaggio delle tradizioni di famiglia in famiglia, del Pastore delle Meraviglie, unico pastore che non porta doni ma solo uno sguardo estasiato dalla magia della Natività, il Monaco Cercatore, che simboleggia il sacro e il profano per la leggenda dei bambini prima uccisi e poi resuscitati, il Benino, raffigurato con gli occhi socchiusi perché preso dal sogno della rappresentazione della Natività, il Pastore con le Pecore, dove queste ultime rappresentano le anime che fanno da guida, infine l’Angelo, che fa da tramite tra il cielo e la terra, cantando la gloria divina. Gli ultimi due elementi presenti sono il Fuoco, simbolo di purificazione e rigenerazione, e l’Acqua della fontana, d’ispirazione evangelica”. Due anni di costante impegno e dedizione sono stati ampiamente rimpiazzati dal volto sorpreso di chi ha visto l’opera, dagli amici ai parenti, passando per i Maestri napoletani, accorsi alla presentazione dell’opera. “Esprimere le emozioni che passano, una volta terminata l’opera, è difficile – afferma Terminiello. Ho dedicato due anni a questo mio progetto, ho studiato i particolari. Ho frequentato anche dei corsi presso la presepistica napoletana, visitando tante botteghe. Un presepe non nasce da un giorno all’altro, necessita di passione, preparazione, idee, tempo e cura. Vedere che pian piano la struttura di sughero e legno prendeva forma sotto le mie mani è stata un’emozione unica. Quello che si va a rappresentare è un Mistero surreale: il Salvatore che sceglie gli ultimi e fa di un’umile mangiatoia la sua culla. Adesso, quando lo guardo, rivedo sui volti dei personaggi la mia stessa emozione”.

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