SPECIALE PONTE MARGHERITA, DALLA SCAFA AD OGGI. ECCO LA STORIA

|Giovanni Caracciolo|Con la costruzione del grande Cotonificio di Piedimonte nel 1812-1813 da parte dell’industriale svizzero Gian Giacomo Egg nacque l’esigenza di un agevole superamento del Fiume Volturno a Dragoni senza dover perdere tempo con la scafa (una chiatta ancorata ad una robusta fune tesa tra le due sponde per controbilanciare la corrente  e mossa da remi o  da cime) (NELLA FOTO ) sita in località “Scafo Vecchio”,  dove una stradina raggiungeva un punto pianeggiante più adatto per il trasbordo dei carri diretti a Napoli con i manufatti trainati generalmente da quattro cavalli. La scafa era gestita dal Duca Gaetani di Laurenzana, Principe di Piedimonte, latifondista, praticamente padrone di tutto il Medio Volturno e del Lago Matese. Per l’attraversamento esigeva un congruo pedaggio, tranne  per la sua diligenza postale che con un tiro a sei cavalli ogni giorno faceva la spola tra Piedimonte e la Capitale dei Borboni.

 rinomina-jpegL’occasione si presentò il 17 aprile del 1841 quando il potentissimo Re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone venne a Piedimonte col suo seguito a visitare il celebre Cotonificio, fiore all’occhiello del Regno insieme alle Reali Seterie di San Leucio, che esportava prodotti rinomati richiestissimi in tutta Europa. Dopo la visita l’abile industriale invitò il Re presso la sua villa dove diede un banchetto pantagruelico innaffiato dal celebre vino Pallagrello delle colline di Piedimonte ed Alife, non a caso celebrato da Ovidio per la sua capacità di ispirargli i versi dei suoi poemi. La speranza era che il Monarca gli costruisse il ponte sul Fiume Volturno a Dragoni in modo da sottrarsi agli esosi pedaggi imposti dal Duca Gaetani di Laurenzana. Preso in disparte a fine banchetto il Re Ferdinando II col volto arrossato e di molto “buon umore”,  gli chiese se poteva concederGli questa grazia, e Questi gli rispose: <<Ti sia concesso>>.Con Rescritto Reale del Notaro Certificatore Reale Ferdinando Cacace del 12 Giugno dello stesso anno fu decretata la costruzione del ponte. Il Duca Gaetani di Laurenzana, leso nei suoi interessi, si oppose alla costruzione, ma nulla potè contro il Re. Riuscì,  tuttavia,  ad ottenere, contro il parere dei tecnici, che fosse costruito nel punto esatto dove funzionava la scafa in modo da poter ottenere comunque dei guadagni. La costruzione fu avviata ma a causa dell’alveo del fiume molto largo in un punto soggetto a piene improvvise i lavori furono forzatamente sospesi non essendo il sito idoneo. I Borboni, intanto, per la situazione politica che andava delineandosi a Loro sfavore dovettero sospendere molte opere pubbliche e Ferrovie che avevano in progetto. Dopo i noti eventi politici e militari del 1860-1861, nell’Italia unificata dai Savoia, col Re Vittorio Emanuele II si ricomincia a parlare del ponte sul Fiume Volturno a Dragoni. Il 13 agosto del 1866 con Decreto Reale di Vittorio Emanuele II è firmato il contratto di appalto all’Impresa Fiocca di Napoli al Chiatamone. Giustino Fiocca era un noto ingegnere ferroviario artefice della costruzione della Ferrovia Napoli-Foggia. Per la realizzazione del nostro ponte si affidò all’ingegenere Sasso. Il ponte fu realizzato due anni dopo ed inaugurato con una grande manifestazione il 24 novembre 1868. I finanziamenti furono elargiti dalla Provincia di Terra di Lavoro ed erano presenti il Sig. Prefetto della Provincia Giuseppe Colucci, il Cav. Ubaldo Media sottoprefetto di Piedimonte, il Sig. Sindaco di Dragoni Nicola De Pertis ed i Sindaci di Piedimonte, Alife ed  Alvignano. La denominazione del ponte fu data proprio dal Sindaco di Dragoni, Nicola De Pertis, che lo volle intitolare agli allora giovanissimi Principi Umberto e Margherita di Savoia in virtù del fatto che stavano visitando le Città ed i Paesi del sud Italia in un loro lungo tour. Com’è noto, con la morte di Re Vittorio Emanuele II Margherita divenne Regina ed Umberto Re d’Italia, assassinato poi a Monza dall’anarchico Bresci con tre proiettili il 29 luglio 1900. Gli succederà il figlio Vittorio Emanuele III celebre per aver sposato la statuaria Regina Elena di Montenegro, madre dell’affascinante Principe Umberto II marito della principessa Maria Josè del Belgio.Il Primo Cittadino di Dragoni fece apporre sul ponte una lapide lato Alife con scritto:

PONTE UMBERTO-MARGHERITA 24 NOVEMBRE 1868

scafaLa foto a corredo dell’articolo è del Fotografo Reale Achille Mauri con grande studio fotografico in Via Toledo a Napoli. Il ponte era lungo 91,75 metri. Le luci dell’opera erano sette con quattro archi deputati al superamento dell’alveo del fiume e tre erano di emergenza in caso di piena. Quest’opera fondamentale nel 1914 vide anche la posa del binario della antica Ferrovia Alifana a vapore Piedimonte-Santa Maria Capua Vetere . Dove ora vi è l’incrocio canalizzato fu costruito un casello col Personale che chiudeva con dei cancelli scorrevoli l’accesso al ponte per consentire il transito dei treni.     A Dragoni tutti ricordano la Signora Marianna Morgillo, figlia del casellante venuta meno da pochi anni e simpaticamente conosciuta come “Nannina ‘u’ pont”. Grazie alla Ferrovia, il Cotonificio, all’inizio del Novecento gestito dalle Manifatture Cotoniere Meridionali di Fratte (Salerno), poté incrementare l’esportazione ed i carri con i cavalli che ansimavano nel fango con le urla degli arrabbiatissimi carrettieri divennero un ricordo. Ordinariamente si espletavano due treni merci al giorno e tre passeggeri. Con l’arrivo della Seconda Guerra tra lutti e distruzioni anche il nostro ponte ne fece le spese nella nebbiosa sera del 18 ottobre 1943 quando i guastatori dell’Esercito tedesco lo minarono facendolo saltare con un terribile boato allo scopo di rallentare l’avanzata delle truppe della V Armata del Generale Statunitense ClarK che il giorno dopo in pomeriggio entrarono a Piedimonte. Restò in piedi una sola arcata. Entra di nuovo in scena la scafa per superare il fiume.Molti ancora ricordano gli autobus di Ferrazza e Di Franco diretti a Napoli nell’immediato Dopoguerra mentre oscillavano pericolosamente durante l’avventuroso attraversamento.Il ponte Margherita che in questo momento sta attraversando un periodo storico particolare fu ricostruito dall’ANAS nel 1953 con appalto affidato alla Ditta Del Vecchio di Napoli e fu transitabile dal 1955. Il ponte è costruito con blocchi di cemento armato con una lunghezza di 143,70 metri ed una larghezza di 11,10 metri. Le arcate sono sei: quattro attraversano l’alveo e due servono in caso di piena.I pilastri sono in pietra viva e poggiano, alla base, su rostri che hanno la forma di un esagono. Le ringhiere di affaccio originali sono state coperte dieci anni orsono da guard-rail tipo New Jersey per contenere in maniera efficace gli autoveicoli in caso di sbandate, che si verificavano puntualmente a causa della secca curva lato Dragoni. Ora fortunatamente vi è una rotatoria. Alla luce delle recenti vicende, gli Amministratori che stanno decidendo sulle sorti del ponte “Principi Umberto e Margherita” sono investiti di un compito non solo pratico, ma anche storico, dovendo rispettare la memoria dei nostri Avi che con impegno, serietà, dedizione, fatica e sacrifici hanno fortemente sempre voluto questa indispensabile opera.

(Molte notizie sono state attinte dagli studi del Professor Mario Fabrizio di Dragoni. La foto di Achille Mauri fa parte della collezione del Professor Gino Laurenza di Piedimonte Matese).

 

About Lorenzo Applauso (2401 Articles)
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore e fondatore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

1 Comment on SPECIALE PONTE MARGHERITA, DALLA SCAFA AD OGGI. ECCO LA STORIA

  1. Dr. Antonio Cantelmo (Psichiatra, Psicologo Clinico, Libero ed Umile Pensatore) // 12 Febbraio 2017 a 14:28 // Rispondi

    Giovanni ciao, peccato che anche la storia di sovente è “perfida e perversa”…

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