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RUBRICHE – I TEST CLINICI E PARACLINICI NEI SOGGETTI ANSIOSI

|Antonio Cantelmo *|Il termine ansia deriva dal greco ( stringere strettamente o strangolare ) e sta ad indicare il disagio psicofisico che il soggetto prova. L’ansia è uno stato d’animo spiacevole e spesso si manifesta sotto forma di fobia, di timore e di eccessiva  preoccupazione. Un’importante distinzione che è opportuno operare nell’ambito delle differenti manifestazioni ansiogene è tra ansia fisiologica e ansia patologica. In tal modo l’ansia viene a determinare una particolare condizione emotiva che stimola il soggetto ad allontanarsi dall’evento percepito come minaccioso, favorendo cosi la scelta del comportamento più idoneo che modifichi la situazione di pericolo. Del resto diversi studi clinici in psicologia sperimentale hanno dimostrato in modo empirico come questo modello presenti il suo corrispettivo animale nella reazione di attacco e fuga. Gli ultimi studi condotti sull’uomo hanno chiaramente evidenziato come vi possa essere un incremento dello stato di eccitazione, a cui va ad associarsi un miglioramento della performance, descrivendo una “ curva a campana “. In questi casi lo stato ansioso interferisce in modo negativo sul comportamento adeguato alla natura dello stimolo e risulta in tal modo dannoso. E’ questa in definitiva l’ansia patologica. L’ansia del resto è presente nella quasi totalità delle patologie psichiatriche, quali le psicosi schizofreniche, i disturbi bipolari, le demenze tipo Alzheimer, ecc. Nella maggior parte dei casi, essa va ad associarsi  a molti altri elementi psicopatologici, come la depressione, i disturbi comportamentali di tipo ossessivo-compulsivo, le sindromi da conversioni, i disturbi ipocondriaci. In virtù di questa poliedricità sintomatologica e sindromica, credo sia utile evidenziare che un corretto intervento terapeutico debba basarsi su un’attenta e globale valutazione dell’individuo e non può limitarsi, come spesso accade, ad una generica e gratuita prescrizione di ansiolitici o altro, ma deve assolutamente avere come substrato l’esistenza di un ottimale rapporto medico-paziente. Il primo atto terapeutico è quello di ascoltare il paziente e accettare la sua ansia come una vera e propria malattia. Solo dopo questa tappa si passa ad un atteggiamento  rassicurante e a strategie terapeutiche lenitive della stessa. Nel campo della psichiatria e della psicologia clinica l’uso dei test, confortato sempre da un’attenta anamnesi e dal colloquio, risulta essere un prezioso ausilio, perché dà la possibilità di quantificare molte strutture psichiche e di rilevare molti aspetti che l’esame clinico fine a sé stesso non è riuscito a evidenziare. La somministrazione dei test a distanza di tempo ci consente di mettere in luce l’evoluzione della malattia e gli effetti terapeutici del trattamento farmacologico e/o psicoterapeutico. Nel campo dell’esame psicologico, possono essere distinti due grandi gruppi di test : i test di efficienza e quelli di personalità. Di solito il soggetto ansioso tende ad affrontare ogni test a cui viene sottoposto come una sfida nei confronti dell’esaminatore. L’influenza dell’ansia viene evidenziata nettamente dall’analisi dei risultati  che si ottengono mediante il test Wechsler-Bellevue; è questo un test individuale costituito da 11 subtest: 6 costituiscono la scala verbale e 5 quella di performance. L’insieme dei risultati  ottenuti nelle prove rivela una eterogeneità dei diversi punteggi. Una constatazione molto frequente è che il soggetto riesce quasi sempre a superare prove difficili, mentre va in difficoltà in quelle relativamente facili. I test di personalità forniscono un attendibile profilo dell’organizzazione della personalità del soggetto. Il più noto è l’M.M.P.I. ( Minnesota Multiphasic Personality Inventory ). Esso è costituito da 13 scale: 4 sono di validità, e tendono ad evidenziare la sincerità e la cooperazione del soggetto, 9 sono invece scale cliniche che corrispondono a diversi gruppi sindromici (depressione, ipocondria, paranoia). Tale punteggio, su un piano cartesiano, ci consente di ricavare un grafico dal quale si può conoscere la natura delle manifestazioni patologiche del soggetto. Un altro test di personalità molto utile e noto è quello di H. Rorschach che comprende 10 tavole riproducesti ciascuna una macchia di inchiostro: 5 sono grigie, 2 grigie e rosse e 3 sono policromatiche. L’esaminatore deve presentare le tavole al soggetto in successione, una alla volta, e lo stesso deve dare delle risposte che vanno annotate. L’interpretazione in sintesi consiste nel valutare la risposta in funzione del modo in cui è stata  interpretata e dei motivi che hanno consentito tale interpretazione e del contenuto delle spiegazioni date. Il test di Rorschach si basa sul presupposto che, nel tentativo di dare una strutturazione ad una configurazione a macchie, in sé stesso senza un significato specifico, il paziente riveli i tratti caratteristici della sua personalità. Un altro test proiettivo molto utilizzato è il T.A.T. ( test di appercezione tematica) elaborato da Murray nel 1938. Il T.A.T. si differenzia dal Rorschach poiché presenta stimoli molto più stressanti e pertanto richiede delle risposte verbali molto più complesse. Tale test è costituito da 19 tavole con vari disegni in bianco e nero: solo 1 tavola è tutta bianca.  Su queste tavole sono rappresentate delle scene con uno o più soggetti. Il paziente viene invitato a raccontare una storia in riferimento al disegno che gli viene sottoposto e si analizza infine il contenuto delle storie raccontate. Questi quasi inconsciamente è portato ad identificarsi con uno dei personaggi rappresentati e mentre racconta la storia di quel personaggio, parla di sé stesso, proiettando sulle tavole le proprie ansie, conflittualità, i propri stati emotivi. Il ripetersi di certi temi dominanti quali la morte, le catastrofi, gli incendi, le rovine, ecc., caratterizza le storie raccontate da questi soggetti che si trovano in un particolare clima affettivo dominato dall’ansia. Tra le svariate scale di valutazione dell’ ansia, va infine ricordata la scala di Cattel che è una delle più rappresentative. Essa consta di 40 domande, si somministra a soggetti di ambo i sessi dai 15/16 anni in poi. Il punteggio totale consente di catalogare il soggetto alla popolazione di riferimento per quanto concerne la gravità dello stato ansioso. La scala di Cattel ci consente inoltre di discriminare sotto il profilo quantitativo l’ansia manifesta da quella latente e di introdurre le nozioni di quantità e qualità. L’utilità e l’interesse delle scale di valutazione è notevole, ma la validità dipende molto dalla sincerità e dalla comprensione del soggetto, cosa che non sempre è possibile ottenere. Nonostante tali inconvenienti, le scale di valutazione dell’ansia vanno sempre e comunque utilizzate e sfruttate a livello diagnostico e nella pratica clinica, perché esse costituiscono un validissimo strumento sufficientemente fedele.

*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico ASL Caserta, Membro della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE). 0823/783600 – 330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it

 

 

 

Informazioni su Lorenzo Applauso ()
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

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