REPORTAGE – PIEDIMONTE MATESE, INSORGONO I “CANNAVINARI”.”TROPPE TASSE, COSI CHIUDIAMO BOTTEGA”

|Lorenzo Applauso| Piedimonte Matese. Proviamo a fare un viaggio fra una delle  microeconomie del Matese.  Quelle che dovremmo tutelare per stare meglio in salute e perché in tempi di crisi ogni forma di economia, anche se piccola va difesa. A questo aggiungiamo anche la tradizione che non deve essere mai cancellata. Parliamo dei “Cannavinari”, per chi non è del Matese, spieghiamo che sono i contadini che con amore, tenacia e tradizione, per buona parte della settimana, portano al mercato prodotti dei propri orti, delle proprie “cannavine”. Pochi “piedi” di insalata, qualche fascio di  finocchi ma diciamo di verdure in genere coltivate biologicamente.

Entriamo nel cosiddetto mercato coperto di Piedimonte Matese, in piazza Europa, ai piedi di monte Cila, dove sono ben visibili le condotte dell’impianto di sollevamento che portano acqua a Napoli e le isole. Poche le bancarelle della verdura rimaste dove però trovi un pò di tutto: dalle uova  fresche alle cipolline bianche, dai finocchi all’origano di Matese. Poi è facile trovare fagioli e ceci conservati rigorosamente nelle bottiglie per evitare che i parassiti li infestino.

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Ma ricordate la camomilla della nonna? Qui c’è ancora. La trovate in qualche cassettino, fresca o quasi pronta per preparare l’infuso. Ma è facile trovare anche le zucche secche tagliate a fettine e poi appese sul filo ad essiccare. Ovviamente, tutto in quantità ridottissima. Una patrimonio che andrebbe tutelato dunque ma alla fine non è cosi, anzi è l’opposto. Troppe le tasse: “Sono quasi 700 euro all’anno – ci dice amareggiata un’anziana signora –  sono spese che il comune ci chiede per la pulizia e per rifiuti da smaltire, ma secondo le disposizioni però, tutto va lasciato in ordine e i rifiuti dobbiamo essere, alla fine, noi stessi a smaltirli. Cosi non riusciamo ad andare piu’ avanti”.

Qui sono tutte anziane le piu’ coraggiose che, per passione e per guadagnarsi un pò da vivere vengono ancora a vendere i loro pochi prodotti. Piu’ in la una signora piu giovane si avvicina e ci conferma le stesse cose. “I miei figli non hanno piu’ voglia di fare questo lavoro – dice – Io, pur non essendo anziana, sono l’unica che sento ancora l’amore per questo lavoro. Certo il guadagno è davvero misero e molte volte torniamo a casa anche a mani vuote. Le tasse sono alte. Molte signore – ci dice col sorriso – preferiscono l’insalata della “Bonduelle”, quella  del supermercato nel sacchetto,  già lavata,  alla nostra che è coltivata biologicamente. La vita è questa – conclude rassegnata – non so fino a quando resisteremo con queste tasse”.

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Sono rimaste appena in sette le “vecchiette”, come le chiamano affettuosamente da queste parti,  ad alzarsi la mattina presto, per quattro giorni alla settimana, organizzare la bancarella e partire per il mercato coperto con caldo e freddo in attesa di clienti.

Alla fine si tratta certo di una microeconomia che non sfama masse di persone come una volta ma certamente si tratta di un settore che va tutelato ma soprattutto incoraggiato   dalle stesse istituzioni. Le tasse certamente sono altissime, loro in modo silenzioso insorgono ma per ora, come in passato, nessun segnale. Si spera nel nuovo sindaco Di Lorenzo affichè faccia qualcosa per evitare che anche le “Cannivinare” spariscano da questa città e che venga cancellata un’altra pagina di storia, di tradizione e di una economia che una volta dava da mangiare a molte famiglie del Matese.

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About Lorenzo Applauso (2024 Articles)
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore e fondatore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

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