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L’INTERVISTA – UN ANNO DI VITA ECCLESIALE DI DON GIOVANNI CORCIONE

|Raffaele Raimondo|GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) .  E’ già volato un anno dalla prima solenne concelebrazione eucaristica – presieduta da monsignor Salvatore Visco, arcivescovo di Capua – che nel pomeriggio del 15 luglio 2016 siglò l’inizio del ministero sacerdotale di don Giovanni Corcione nella Parrocchia di San Giovanni Battista in Grazzanise. Dodici mesi che hanno visto il giovane parroco impegnato nelle ordinarie funzioni liturgiche, ma anche nella riorganizzazione della vita ecclesiale mediante una progressiva sequenza di piccole e grandi innovazioni oggettivamente necessarie dopo la lunga fase di cinquantasette anni in cui la cura delle anime è rimasta affidata al suo predecessore don Giuseppe Lauritano.L’arrivo a Grazzanise di don Giovanni fu salutato come un “prezioso dono” dell’arcivescovo Visco alla comunità dei fedeli, come un “segno dei tempi” e, fra l’altro, qualcuno, sulla scorta delle buone notizie provenienti da Pantuliano dov’egli è stato parroco fino allo scorso anno, si spinse a pronosticare per la realtà grazzanisana una fertile e “nuova primavera dello spirito”.

E’ sorta soprattutto da quelle attese l’esigenza di tracciare direttamente con lui una sintesi del cammino finora percorso e delle prospettive che si possono configurare per il prossimo futuro, andando un po’ oltre la semplice cronaca, cercando di capire il valore delle decisioni fin qui assunte e chiedendogli, altresì, di far cenno alle ulteriori iniziative che, a suo parere, ulteriormente s’imporranno, al fine di orientare e rafforzare le manifestazioni individuali e collettive di fede, speranza e carità, in uno scenario locale che, nel complesso, rimane purtroppo ancora afflitto da non lievi contraddizioni e difficoltà.

-Don Giovanni, come si è sentito accolto dalla Parrocchia di San Giovanni Battista?

Ho riscontrato nei fedeli che abitualmente frequentano le nostre chiese e, in generale, nei cittadini di Grazzanise un profondo senso di rispetto verso i sacerdoti e i consacrati, in particolar modo verso la figura del parroco. Questo ha agevolato molto il mio inserimento, caricandomi di responsabilità; è mio desiderio dare continuità al lavoro svolto dai miei predecessori che hanno contribuito a radicare nel cuore delle persone stima e fiducia in chi ha scelto di seguire la chiamata del Signore”.

-Alla luce dell’esperienza, si sono confermate o modificate le sue prime impressioni sul “popolo di Dio” che un anno fa è stato chiamato a guidare? E su quali criteri ha dovuto magari reimpostare il costruttivo dialogo coi fedeli, con le istituzioni cittadine e con le associazioni?

Il compito di un parroco è guidare la comunità nell’esprimere i doni e i carismi dei singoli per il servizio comune, anche se preferisco parlare di orientamento, per dare il giusto risalto alla persona e alla presenza viva dello Spirito di Dio. Ritengo che il mio ruolo specifico sia quello di favorire l’unità fra i singoli e i gruppi, per giungere a livelli di cooperazione superiori e dunque per essere maggiormente preparati alle sfide di natura pastorale e sociale di oggi.

Il rapporto con l’Amministrazione comunale è improntato al reciproco rispetto, alla consapevolezza di avere identità specifiche con approcci differenziati verso la medesima comunità, che per me sono i fedeli da servire religiosamente e, per l’Amministrazione, i cittadini da onorare col servizio politico. Ottimi sono i rapporti fra la Parrocchia e l’Istituto comprensivo guidato da una motivata dirigente e supportata da operosi maestri e professori, che non poche volte vanno oltre l’insegnamento scolastico. Prezioso il servizio della Protezione civile offerto alle diverse iniziative parrocchiali, come generosa l’attività della Croce Rossa sempre pronta ad intervenire con azioni puntuali e di prevenzione. Non posso tacere l’ammirazione per il servizio svolto dall’Arma dei Carabinieri nel contribuire al mantenimento dell’ordine pubblico e alla legalità. D’altronde, raccolgono la mia ammirazione tutte le Associazioni presenti a Grazzanise e che seriamente si impegnano nei diversi campi dell’animazione, della cultura, della musica e dello sport; penso che vadano sostenute ed incoraggiate per i loro fertili contributi nella fondamentale prospettiva della socializzazione e della promozione culturale”.

-Vuole rievocare le principali  novità introdotte nel periodo iniziale del suo ministero pastorale a Grazzanise e i positivi traguardi che ritiene di aver finora raggiunto?

Insediandomi come parroco, ho confermato il lavoro e le impostazioni del mio predecessore: in particolar modo tutti coloro che svolgevano un servizio per la comunità (catechisti, ministri straordinari e laici impegnati); come è stato confermato il Consiglio pastorale. Urgeva la nomina del Consiglio per gli Affari economici: allora, seguendo i criteri stabiliti dallo Statuto diocesano, è stato composto da fedeli di integra e acclarata reputazione, nonché competenti nei diversi ambiti e quindi in grado di coadiuvarmi, da autentici professionisti, nella comprensione dei problemi di natura economica, fiscale e giuridica.

Per di più, significativi traguardi sono stati raggiunti grazie alla disponibilità degli operatori pastorali. Penso, ad esempio, al catechismo svolto insieme, il sabato pomeriggio, e alla Messa vespertina dei bambini con i loro genitori. Sono stati momenti davvero emozionanti di gioia e lode al Signore. Anche la catechesi proposta ai giovani cresimandi da parte di un nutrito gruppo di persone mature nella fede ha notevolmente aiutato i ragazzi a prendere maggiore coscienza della scelta di confermare il sacramento battesimale, sensibilizzandoli a fecondare il tessuto sociale con i valori del Vangelo: pace, unità, giustizia e fraternità”.

-Potrebbe individuare un grappolo di obiettivi prioritari sui quali pensa di dover concentrare la sua attenzione ed il suo impegno a breve e medio termine?

Ritengo opportuno prendermi ancora un lasso temporale adeguato per conoscere meglio le persone e il territorio e contemporaneamente farmi conoscere, per impostare iniziative sulla fiducia e sull’impegno effettivo. In questo anno ho constatato particolari esigenze della comunità inerenti al recupero scolastico, cui è stato possibile dare risposta grazie al volontariato: mi riferisco al doposcuola parrocchiale per bambini e ragazzi con difficoltà ai quali è stato offerto un affiancamento pomeridiano di due ore per tre giorni a settimana; a settembre si riprenderà con ulteriori collaborazioni. Inoltre, sollecitato da una non irrilevante diffusione di dipendenze, è mia intenzione riattivare il Centro Ascolto per sostenere le famiglie ed offrire orientamenti concreti, utili a gestire complesse situazioni”.

Il sorriso di don Giovanni dà aggiuntiva forza alle sue lucidissime affermazioni dalle quali comunque trapelano chiaramente prudenza e lungimiranza. Ecco perché oggi, mentre si saluta con letizia il suo primo “compleanno grazzanisano”, brilla per la religiosità locale la fiaccola d’una fondata speranza.

 

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