ALIFE, DELITTO DEL CASEIFICIO, QUANDO IL DRAMMA SI NASCONDE IN UNA FAMIGLIA TRANQUILLA

eb. Alife. Non si parla d’altro se non del delitto del caseificio, ad Alife come a Piedimonte, dove la famiglia Leggiero vendeva la maggior parte dei loro prodotti caseari. Per tutti è  una tragedia assurda, inspiegabile. Nessuno, dei tantissimi che conoscevano Geppino, la vittima, Patrizia, sua moglie, oppure il figlio Daniele, poteva immaginarsi una così  immane tragedia familiare. Perché  ognuno di quelli che stamani cercavano una plausibile risposta all’omicidio del capo famiglia, raccontavano di un Geppino instancabile lavoratore, di sua moglie che faceva le scamorze più  buone e al miglior prezzo e di Daniele che si impegnava anche nei mercati rionali, come quello del sabato a Sepicciano davanti allo stadio comunale. Che il dramma si nascondesse dentro il caseificio, nessuno lo poteva mai immaginare, perché  la loro era, almeno all’apparenza, una normale famiglia di onesti lavoratori. Lo dimostra il fatto stesso che ognuno dei tre, vittima compresa, abbia poi capito che in fondo si era trattato di un raptus momentaneo, scattato per un motivo di cui forse nessuno verrà  mai a capo. Dopo l’accoltellamento infatti, sia Patrizia che Daniele hanno soccorso in prima persona il loro congiunto, pur sapendo che questi avrebbe potuto rivelare il nome dell’autore, moglie o figlio che fosse, perché  ancora cosciente. Sembra evidente che ognuno dei protagonisti, abbia capito di avere fatto uno sbaglio atroce, al quale, purtroppo, non si può  più  porre rimedio. Resta una vittima, due persone che si sono autoaccusate di un omicidio e una famiglia con anche altri figli, fino a ieri tranquilla. Ricominciare una vita normale sarà  durissima.

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