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PIEDIMONTE: L’ISTITUTO “FALCONE” CONTINUA A NEGARE NULLA OSTA. UNA MAMMA: “IO PRIVATA DEL DIRITTO DI DECIDERE PER MIO FIGLIO, MA NON MI ARRENDO”

PIEDIMONTE MATESE. La scuola come luogo fisico e mentale in cui poter garantire il diritto allo studio ai propri figli nel pieno del benessere psicofisico: questo, almeno in teoria, dovrebbe rappresentare sempre uno dei caratteri essenziali dell’ambiente educativo, o quasi. Ebbene, nell’Istituto Comprensivo Statale “G. Falcone” di Piedimonte Matese non funziona proprio così. Gli iscritti per l’anno attualmente in corso erano davvero pochi e dunque, per esigenze puramente tecniche, o almeno così sembrava a primo acchito, era stata formata una pluriclasse in cui addirittura una bambina di prima elementare sedeva accanto a sette bambini di quarta e cinque o sei di quinta. Insomma, tutti elementi questi per nulla in linea con il principio di benessere e buona educazione. Così, prima che iniziasse l’anno scolastico, proprio per evitare spiacevoli forzature ed eventuali traumi ai propri figli, vengono presentate sette richieste di nulla osta da parte dei genitori fortemente preoccupati per tutte le conseguenze prevedibili che si celano dietro una pluriclasse senza trascurare poi i rapporti di amicizia che intercorrono tra i bambini stessi desiderosi di continuare il loro percorso scolastico tutti insieme in un’altra scuola, l’Istituto Ventriglia, la cui inaugurazione si è svolta il 14 settembre scorso. Una delle mamme si è raccontata:

“A settembre ho inoltrato, protocollando, la prima richiesta di nulla osta insieme agli altri genitori. La dirigente, tuttavia, fa passare settimane intere senza comunicarci nulla. Così ho chiesto inizialmente spiegazioni ma la prima risposta che mi è stata data è che la stessa dirigente era appena arrivata ed aveva bisogno di un po’ di tempo, tuttavia la domanda era stata inoltrata regolarmente al provveditorato. Appena ci fossero state novità ci avrebbe immediatamente mandato comunicazione. «Voi intanto portate i bambini a scuola» – queste le ultime parole. Il 18 settembre vado al provveditorato a Caserta e come mi interfaccio col responsabile, immediatamente, questi mi mette sulla scrivania tutto il carteggio con una missiva del 18 settembre in cui il provveditore invitava la dirigente a rilasciare il nulla osta. Il 18 settembre, nel pomeriggio, finalmente viene rilasciato il nulla osta per mia figlia che così va nella nuova scuola. Stessa sorte non è capitata all’altro mio figlio che, ad oggi, fa fatica ad andare a scuola per la spiacevole, quanto assurda, situazione che si è venuta a creare.”

Ma la storia non finisce qui. Il 19 settembre, infatti, viene dato l’ultimatum per la consegna dei nulla osta. Più volte, infatti, è stato richiesto l’intervento dei carabinieri. La dirigente, nonostante ciò, il 19 settembre dà il diniego. Motivazione: “I bambini soggetti a trasferimento in anno scolastico già iniziato possono essere soggetti a problemi psicologici e pedagogici”. Successivamente, tuttavia, è stato accertato che tale motivazione non era stata sottoscritta da nessun tecnico in materia. Non vi è infatti uno psicologo preposto. Alla domanda: – “Quali sono i tecnici preposti a tale atto?” La risposta è stata: “E’ emerso dal collegio dei docenti”. A questo punto viene fatta richiesta di accesso agli atti, così come vengono informate le docenti che, allo stesso tempo, affermavano che non era stato convocato nessun collegio, semplicemente era stato chiesto loro di esprimere un parere sulla faccenda, ma non un parere tecnico per una funzione che, tra l’altro, non era di loro competenza. Dopo il diniego, i genitori progressivamente cominciano a fare richiesta al TAR affinché sospenda l’atto amministrativo ed invitasse la dirigente a rilasciare il nulla osta. A tutto ciò si aggiunga anche che, quanto accaduto e fin qui raccontato non ha fatto altro che portare alla luce fatti particolarmente importanti e che nel tempo erano stati accuratamente oscurati. L’edificio non è stato oggetto di opere di riqualificazione che gli avrebbero consentito di restare aperto perché la ditta appaltatrice non aveva i requisiti. Quindi la scuola è rimasta aperta unicamente per volontà e sotto la completa responsabilità della dirigente. Inoltre, l’11 ottobre viene chiusa l’unica via d’evacuazione della scuola. La dirigente giustifica il tutto dicendo che ha semplicemente seguito il parere di un tecnico di fiducia. “Mio figlio continua a rimanere nella Falcone, non potendo ora io stessa fare ricorso al TAR. E’ inconcepibile che non possa io, da madre, decidere per i miei figli il percorso ed il luogo educativo che ritengo maggiormente consoni. Mi sento depauperata del mio diritto di patria potestà, ma non mi arrendo. Lo devo a lui, a mio figlio”.

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Redazione di Casertasera.it Email: redazione@casertasera.it

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