Ultime notizie

RUBRICHE – UN MAMMONE ASTUTO MA NON TROPPO

 Rosario Di Lello| Il termine Mammone indica un bambino o anche un giovane troppo attaccato alla mamma; è pure l’aggettivo di gatto mammone, in dialetto jatt’ maimòne, il mostro immaginario delle fiabe e delle leggende popolari del quale, ancora oggi per quanto sempre più di rado, si minaccia l’intervento per impressionare e condurre alla ragione fanciulli troppo vivaci o recalcitranti. Riguardo al tema, giova ricordare che Mammone risulta essere, altresì, il cognome di due fratelli, Gaetano e Luigi, passati alla storia.

Gaetano Mammone, “mulinaro” era un brigante di Sora che operò in Terra di Lavoro a favore di re Ferdinando di Borbone quando, nel 1799, truppe francesi, spinte da idee liberali e sostenute da “giacobini” nostrani, entrarono nel regno e, in gennaio, instaurarono in Napoli capitale la repubblica. Repubblica, peraltro, di breve durata, tant’è vero che già nell’estate la monarchia venne restaurata.

Il Gaetano, s’era comportato da “mostro terribile. Ingordo di sangue umano, lo beveva per diletto; beveva il proprio sangue nei salassi suoi; negli altrui lo chiedeva e tracannava; gradiva, desinando, avere sulla mensa un capo umano, di fresco reciso e sanguinoso; sorbiva sangue o liquori in teschio d’uomo e gli era diletto a mutarlo” . (1)

Della sua banda faceva parte il fratello Luigi. Dopo i fatti del ’99, tratti in arresto a causa delle malefatte commesse e reclusi nel castello d’Ischia, evasero nell’aprile del 1801. Riacciuffato in settembre, mentre si accingeva a espatriare travestito, Gaetano fu condotto a Napoli dove, segregato nelle carceri della Vicaria, vi morì nel gennaio dell’anno seguente.   .

Luigi, meno sanguinario, ma di certo più scaltro, seppe nascondersi meglio e visse da latitante per ben 14 anni. Ricomparve a Sora nel giugno del ’15, proprio quando, caduto re Gioacchino Murat, ritornava sul trono di Napoli re Ferdinando. Luigi si rifece vivo confidando, è verosimile, nella comprensione e nella clemenza del Sovrano, in quanto –avrà pensato– pure lui era stato costretto, dai nemici Francesi e dai loro partigiani regnicoli a rifugiarsi, nel 1806, ancora una volta in Sicilia.

Mal gliene incolse: subito fermato, l’ex masnadiero venne trattenuto a scopo cautelare. Poi –-anche allora la burocrazia era pedante– il Sottintendente del distretto ne informò felice  l’Intendente della provincia di Terra di Lavoro chiedendo istruzioni; l’Intendente si congratulò e ne mise al corrente il Ministro di Polizia; il Ministro di Polizia si compiacque e ne rese edotto il Ministro di Grazia e Giustizia. Questi, prima di tutto rammentò al Ministro, all’Intendente e al Sottintendente che i due fratelli Mammone, detenuti in passato, non erano mai stati sottoposti a giudizio né mai erano stati oggetto di perdono, ragion per cui i loro crimini non erano mai caduti in prescrizione; quindi dispose che “Luigi Mammone fosse tradotto innanzi alla Corte Criminale di Terra di Lavoro per essere giudicato”.

Se non che informato –e forse consigliato prima che gli venisse notificato il provvedimento– l’inquisito presentò subito istanza al Re. In essa, sempre confidando nella comprensione e nella clemenza sovrana, scrisse:

“SMR. Sire, Luigi Mammone della Città di Sora, provincia di Terra di Lavoro, fedelissimo suddito della M.V., prostrato al Real Trono, vivamente la supplica, come sono ormai anni sedici che non solo si ritrova ramingo dalla sua patria per una fiera persecuzione fattagli dai nemici francesi e parteggiani di essi, ma ancora privo dei suoi beni […] a motivo di aver difeso il suo legittimo Sovrano Ferdinando IV con le armi […] difatti nell’anno 1807 in qualità di comandante, assieme con il fu colonnello D. Michele Pezza, perseguitò i Francesi […] E di fatti, appena che la M.V. abbandonò questo Regno si raddoppiarono contro l’oratore le vendette; le persecuzioni furono più forti e i di lui beni dilapidati. Ora vedendo che le invitte bandiere della M.V. trionfano vittoriose nel Regno, corre subito l’oratore ai Reali piedi la  supplica ordinare alle Autorità costituite di Sora, che non gli si dia molestia alcuna e che rientri nel pieno possesso dei suoi beni e che[…]”.(2)

Il furbetto non aveva tenuto conto, però, dei carichi pendenti e che, oltretutto, gli anni di latitanza non erano stati sedici, che  re Ferdinando, come s’è detto, aveva lasciato Napoli per la Sicilia nel 1806 e che “il fu colonnello D. Michele Pezza”, ossia il brigante Fra Diavolo, partigiano borbonico, non avrebbe mai potuto perseguitar nemici nel 1807, in quanto, battuto in Molise, nell’ottobre del 1806 dai Francesi del colonnello Hugo –padre dello scrittore Victor– e catturato a Baronissi, nel Salernitano, era stato impiccato  l’11 novembre e tenuto appeso per 24 ore, in piazza Mercato, a Napoli.

_______

1-Tanto si legge in  P. Colletta, Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825, Milano, Borroni e Scotti, 1843, pp. 228, 251 e segg., 280  2- Tanto è stato pubblicato da  A. Zazo, La ricomparsa del “fuorbandito” Luigi Mammone nel Giugno del 1815, in “Archivio Storico di Terra di Lavoro”, II, 2 (1959) pp. 233-235.

Informazioni su Redazione ()
Redazione di Casertasera.it Email: redazione@casertasera.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: