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IL PRESEPE, LA PRIMA RAFFIGURAZIONE VIVENTE RICONDUCE A S. FRANCESCO D’ASSISI

Rosario Di Lello *| IL presepe ha sempre affascinato, per ragioni diverse, gente di ogni età e di ogni ordine sociale e, a volte, induce persone, specialmente non più giovani, a saperne di più e, pertanto, a leggere, a raccogliere  tradizioni e riferimenti a memoria d’uomo, a registrare ricordi personali.Ebbene, per quanto riguarda la storia, ho appreso, leggendo, che la prima raffigurazione vivente riconduce a san Francesco d’Assisi, a Greccio, nel 1223. L’abitudine di far presepi si diffuse a datare dal 1400 e in più larga misura nel Regno di Napoli. Ideatore del Presepe popolare viene considerato san Gaetano di Thiene che all’inizio del 1500 incrementò l’uso di personaggi secondari in costumi antichi e dell’epoca; personaggi che, col tempo sono diventati sempre più numerosi, così come i presepi nei luoghi di culto e nelle abitazioni private fossero della plebe, della borghesia, della nobiltà, dei re. (1) Per quanto concerne la tradizione, oltre mezzo secolo or è, durante la mia vita universitaria a Napoli, chiacchierando con un pastoraro di via San Gregorio Armeno , in un’antivigilia di Natale, appresi che componentiti fondamentali nel presepe debbono essere, nel paesaggio, la Sacra Famiglia, nella grotta in basso e al centro; l’osteria con l’ostessa, subito di lato a sinistra guardando, l’Angelo della Gloria in alto e, semmai, i Re Maggi. Perché ?

Di recente, ho letto in un dizionario della lingua latina che presepe deriva da praesaepe, che vuol dire stalla, recinto mangiatoia, greppia, abitazione, casa.  E ho riletto pure, nei Vangeli,  che, in sintesi, “in osservanza a un decreto di Cesare, pure Giuseppe salì a Betlemme per farsi registrare con Maria sua sposa e questa vi diede alla luce il suo figlio, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo. In quella notte un angelo si presentò ad alcuni pastori che facevano la guardia al loro gregge e la Gloria del Signore li avvolse, appresero che era nato il Cristo, si recarono alla grotta e dopo averlo visto se ne tornarono, informandone altri e glorificando Dio. Anche una profetessa vecchia assai e vedova, si mise a lodare Dio e a parlarne con altri”. (2)  Intanto “Alcuni Magi guidati da una stella pervennero là dove si trovava il bambino ed entrati si inginocchiarono, lo adorarono e, prima di ritornare al loro paese,  gli donarono oro incenso e mirra“; (3)  il che ha indotto a pensare che fossero tre.

Inoltre, per quanto attiene al presepe, anche altri elementi hanno occupato la scena e pure ad essi potremmo dare un significato. Ad esempio, il bue e l’asinello davanti la mangiatoia ci dicono che quella era una stalla; gli avventori banchettanti fuori l’osteria inducono a pensare ai clienti dell’albergo i quali  avevano occupato tutti i posti disponibili; il pastore tra le pecore e col cane e quelli con l’ agnello sulle spalle indicano il pecoraio nottetempo di guardia al gregge e quelli che si recavano alla grotta; i due zampognari rimandano sempre a custodi di armenti in quanto in antico questi usavano di solito le cornamuse; (4) la zingara, lontano dalla grotta, allude alla profetessa; il monaco che suona la campana d’una chiesa –personaggio estraneo in un’ambiente di quell’epoca– riporta alla mente, per la ragione già detta, san Francesco d’Assisi.

Il presepe ha interessato altresì l’iconografia, il teatro popolare, la poesia e la musica. L’ iconografia trova riscontro negli innumerevoli disegni, dipinti e stampe attinenti a paesaggi e personaggi in gruppo o singoli, principali e no. Esempio di  teatro popolare è la Cantata dei pastori pubblicata negli ultimi anni del ‘600 e messa in scena, a memoria d’uomo, di solito sulle piazze e,   almeno per San Potito Sannitico, ancora negli anni Quaranta del secolo passato; e v’è chi, d’una certa età, ne ricorda, tra gli altri, tre personaggi: Benìno, (St) Razzùllo e soprattutto, Sarchiapòne. (5) Poesia e musica, insieme, stanno  in due canti del napoletano sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) vescovo di Sant’Agata de’ Goti: Tu scendi dalle stelle e Quanno nascètte Ninno, composizioni conosciutissime e perfino oggetto di studi da parte di esperti in materia. (6)

__________

 

  1. Per maggiori notizie, cfr. Grande Dizionario enciclopedico, UTET, d’ora in poi GDE, alla voce Presepe. 2– Luca, cap. 2,1-38.  3- Vangelo di Matteo, cap. 2, 1-12.  4- Cfr. GDE, vol V, alla voce Cornamusa.  5– Cfr., in merito,  pure Dott. C. R. Ugone, La Cantata dei Pastori, Produzione sacra in 3 atti con l’aggiunta del Sarchiapone, Napoli, Pironti ed. 1928.  6. Cfr. G. Centore, a c.d., Il Cantico natalizio Quanno nascette Ninno di S. Alfonso Maria de Liguori, Capua, Boccia, 1997.

   *Rosario Di Lello, rinomato ricercatore di storia,  autore di numerose  pubblicazioni.

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