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PSICHIATRIA- IL DEJA VU’: UN “MISTERO” DELLA PSICHE

 |Dr. Antonio Cantelmo| Il deja vù (già visto) consiste nella sensazione di rivivere una particolare situazione già vissuta nel passato, pur sapendo, che ciò non corrisponde alla realtà. A tutti noi, più o meno, tale esperienza è capitata qualche volta nella vita; trattasi di un fenomeno per il quale a tutt’oggi non esiste alcuna spiegazione empiricamente valida. Personalmente ho avuto modo di constatare  che la cosa mi accade allorquando sono particolarmente stanco e stressato e di conseguenza ho meno controllo sulla mia mente, ma non sono in possesso di dati sufficienti per poter confutare una tale affermazione. Forse si può comprendere qualcosa in più del fenomeno tenendo ben presente la funzione della nostra memoria. Al contrario di un computer, infatti, la nostra memoria registra dei dati analogici e lo fa in modo sintetico, ridondante ed imperfetto. Per meglio chiarire con un paragone, la nostra memoria può essere comparata ad una lavagnetta sulla quale un bambino ha disegnato in modo approssimativo una casa, cinque sfere, e due gatti, senza però badare abbastanza a non sovrapporre i disegni. I disegni (i ricordi) più vecchi lentamente tendono a scomparire passando man mano in secondo piano, a meno che qualcuno non li rispolveri (ci ripensi) per qualche specifico motivo. Detto ciò possiamo avanzare alcune ipotesi. E’ possibile che il “rivissuto” abbia determinati particolari simili ad una situazione realmente vissuta e che, casualmente, quei particolari siano gli unici ad essere rimasti leggibili nella nostra memoria, che in seguito tende a “colmare” i buchi con quanto ci sta accadendo in tempo reale. Come se quello che resta sulla lavagna della silhouette di un gatto somigliasse al profilo di un cavallo. E’ anche possibile che la sovrapposizione di memorie semicancellate e schematiche di un gatto, una casa e di alcune sfere creasse il disegno di un cavallo a pois con in testa un cappello di lino. Un’altra plausibile spiegazione sta nel fatto che nella nostra memoria possa residuare in maniera viva un ricordo di qualcosa che abbiamo già vissuto, ma non nella realtà (un film, l’immagine evocata da un libro, un sogno) e che risulta essere simile, per pura coincidenza, a tutto quanto poi accade. Se poi qualcuno vuol mettere al posto dell’inciso la frase: “ in virtù delle particolari facoltà psichiche di preveggenza del soggetto” , io di certo non mi scandalizzo più di tanto, basta sempre tenere a mente che la scienza lavora sul dimostrabile e sul riproducibile, mentre l’illusione e la magia sul non riproducibile e quindi non verificabile. E cosa c’è di meno verificabile di un deja vù? La morale e la moralità? Si la memoria serve a rivivere meglio il nostro passato, il nostro vissuto.“Tutto ciò che hai lo perdi…non importa cos’hai…né quanto fortemente ti ci aggrappi…tanto lo perdi comunque!!!…” (dal film deja vù: corsa contro il tempo – 2006).

Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo: Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria  – Pratella (CE) . antonio.cantelmo@libero.it – 0823/783600 – 330/659140                        

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