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RUBRICHE – IL SONNAMBULISMO: QUANDO I SOGNI “IMPARANO” A CAMMINARE

 ANTONIO CANTELMO *|Il problema è noto, molto noto,  eppure se ne conosce ancora troppo poco: alcuni  parkinsoniani diventano sonnambuli. Menzionati di sovente, ma reputati meno fastidiosi, essi risiedono nei movimenti periodici delle gambe, negli spasmi muscolari più intensi ed irregolari e nelle contrazioni prolungate delle estremità durante il sonno non REM (rapidi movimenti oculari: 3° stadio del sonno). Più raramente si osservano delle parasonnie (disturbi psicologici del sonno), ovvero fenomeni indesiderati che solitamente hanno un’espressione motoria, che sono quasi sempre associati al sonno e che sopravvengono durante lo stesso. Esse sono classificate in funzione dello stadio del sonno durante il quale compaiono. Prima del risveglio, taluni pazienti avvertono contrazioni dolorose delle estremità, tipicamente delle gambe o dei piedi (distonia mattutina del piede), che solitamente rispondono bene ai farmaci antiparkinsoniani con emivita più lunga. Alcuni, pochi pazienti percepiscono un netto, seppur temporaneo, miglioramento della mobilità e dello stato generale già prima di assumere la prima dose mattutina di farmaci. Questo “sleep benefit” (beneficio del sonno) non ha alcuna spiegazione scientifica. Benché vari studi dimostrino che oltre il 60% dei malati di Parkinson o di sindromi parkinsoniane soffre di problemi del sonno, siamo ben lungi dall’aver esplorato a fondo i disturbi notturni. Da un canto essi lamentano sovente disturbi del sonno, ben note anche alle persone “sane”, quali le difficoltà di addormentamento e i risvegli frequenti, d’altro canto taluni disturbi specifici del Parkinson, come il tremore notturno e i crampi muscolari, ma anche le allucinazioni e altri stati confusionali nella fase di transizione tra il sonno e la veglia, che impediscono loro di godere un riposo ristoratore. A ciò si aggiungono le distonie (difficoltà motorie), i dolori, l’acinesia (rigidità), il bisogno di urinare o l’incontinenza, che possono trasformare la notte in una tortura. Mentre ci si addormenta, anche durante il sonno NREM (non onirico), si può manifestare la “sindrome delle gambe senza riposo” (sgradevole sensazione dolorosa e irrequietezza) o disturbi analoghi. La loro frequenza nei malati di Parkinson è stimata intorno al 40%; durante l’assopimento si verifica una diminuzione tipica del tremore. Il problema del sonno più citato dai pazienti è l’acinesia, a volte presente anche durante il giorno, contro la quale gli usuali farmaci antiparkinsoniani possono purtroppo fare poco. Tra i fenomeni più studiati vi è la frequente stanchezza diurna: le persone che ne sono colpite devono recuperare il sonno durante il giorno, a volte si addormentano involontariamente. Nei casi estremi, è possibile che si instauri un’inversione del ritmo giorno-notte. La stanchezza diurna trae spesso origine dal peggioramento della qualità del sonno e/o da episodi depressivi. Essa può però anche essere provocata dalla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. Inoltre anche taluni medicamenti antiparkinsoniani ( quali ad esempio gli agonisti della dopamina) possono causare sonnolenza e attacchi di sonno durante il giorno. Recentemente si è altresi dimostrato che negli stadi avanzati del Parkinson nel cervello si verifica una perdita di cellule nervose responsabili della produzione di ipocretina (sostanza neuronale a basso peso molecolare, inferiore a 5000 dalton, costituita da pochi aminoacidi tenuti tra loro da un legame peptidico, che aiuta a mantenere lo stato di veglia). Un livello insufficiente di ipocretina può cagionare la stanchezza diurna. Molti ricercatori hanno dedicato grande attenzione al disturbo comportamentale nel sonno REM: una parasonnia REM che si manifesta nel Parkinson e in altre malattie degenerative del SNC. Essa si distingue per un’accresciuta attività muscolare in questa fase, durante la quale nella persona sana la muscolatura è invece del tutto rilassata. Ciò può portare il paziente a “vivere” i sogni: egli grida, ride, si dibatte, sussulta, compie balzi, arrivando persino a cadere dal letto e camminare. Circa il 50% dei pazienti parkinsoniani manifesta questi disturbi del sonno, che tra l’altro possono comparire con anni di anticipo sui primi sintomi del Parkinson. La diagnosi può, ma non deve essere ardua: di regola essa è facilitata dal partner costantemente disturbato nel sonno, o anche vittima di percosse involontarie. Da parte sua, di solito il paziente stesso sogna, e quindi non si accorge di nulla. In caso di persistenti disturbi del sonno, di ferimenti o di accresciuta stanchezza diurna, sarebbe opportuno effettuare una polisonnografia (registrazione simultanea di parametri fisiologici durante il sonno a mezzo di un polisonnografo; di norma vengono registrati: canali EEG, EMG, i movimenti del torace e dell’addome, il flusso oronasale e la saturazione dell’ossigeno nel sangue = Spo2). Il trattamento medicamentoso ha successo nel 90% circa dei casi. Sebbene non di rado i due disturbi compaiono insieme, a volte è difficile distinguere la parassonia REM appena descritta dal sonnambulismo, una parasonnia che si manifesta durante il sonno NREM. Il sonnambulismo va inoltre differenziato chiaramente dagli attacchi di epilessia notturna. Al risveglio i pazienti sonnambuli non ricordano niente delle azioni anche complesse, compiute durante il sonno, che possono variare dal semplice camminare in giro per la camera, al mescere bevande e cucinare pasti, alle passeggiate fuori dall’uscio di casa. Se i sonnambuli si svegliano durante uno di questi episodi, sono confusi e non riescono a spiegarsi la situazione. Poiché il sonnambulismo comporta un elevato rischio di ferimento, è importante diagnosticarlo in fretta e trattarlo, rendendo sicuro anzitutto l’ambiente in cui la persona vive. La terapia medicamentosa è efficace in molti casi, ma a tutt’oggi non è ancora ben chiaro se tale disturbo del sonno è più frequente nel Parkinson o meno. I dati disponibili in materia sono  piuttosto rari e di sovente non poggiano su una solida base scientifica.

“ L’occhio rapito da quell’immagine silenziosa, guardando l’indifferenza, rimase fermo! (Alda Merini).

  • Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE) . antonio.cantelmo@libero.it – 0823/783600 – 330/659140
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