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RUBRICHE – SANT’ANTUONO TRA LA GENTE IN DIOCESI DI ALIFE

 Rosario Di Lello|Non pochi sono gli scritti concernenti la vita e la taumaturgia del Santo (1)  e non poche sono le immagini che riproducono le tentazioni demoniache che lo afflissero. (2)

Qui, rispetto al tema, giova tener presente almeno che –come è a tutti noto– Antonio nacque in Egitto, intorno all’anno 250  e  da giovane si ritirò a vivere nel deserto, da eremita, in povertà, preghiera e castità. Ma appunto in gioventù ebbero inizio tentazioni, sempre più ossessive, accompagnate da pensieri non castigati, dubbi sulla necessità di quella esistenza onerosa, desiderio di ritorno ai beni materiali. Vinse di volta in volta quegli allettamenti. Venerato già in vita, morì, ultracentenario, il 17 di gennaio del 356.  La Chiesa lo dichiarò santo; in un vetusto calendario ecclesiastico, viene definito, nel  “mese I Gennaro”, giorno 17: “S. Antonio Abate Confessore” (3) e altro calendario, nel mese “Januarius”, riporta  il giorno 17 “S. Antonii Abb. “ (4) cioè di S. Antonio Abbate.

Prove storiche del culto –anche, per quanto sempre più rare, nelle usanze popolari della ricorrenza e non solo– non mancano in diocesi di Alife e alcune si rinvengono in pubblicazioni di studiosi.

La Cappella di S. Antonio abate –in dialetto, Sant’ Antuonu– in Piazza Stazione, a Piedimonte Matese, esisteva già nel ‘200, addirittura come commenda dell’Ordine Teutonico. Andata in rovina a causa della costruzione di un tratto di strada, e riedificata, ma per questo in minori dimensioni, nel 1952, (5) è stata riaperta al culto. Sul portale presentava –come da vecchia foto–  una composizione maiolicata con l’effige il Santo.

Un dipinto ad olio, del ‘500, attribuito a Stefano Sparano, raffigura la Madonna in trono tra i santi Giovanni evangelista e Antonio abate ed è possibile ammirarlo nella basilica di Santa Maria Maggiore, in Piedimonte.

La così detta “Fontana di Sant’Antonio Abate”, o di “Sant’Antuonu”, sta  a fondovalle di Sant’Angelo d’Alife e a poca distanza dalla strada statale 158;  il nome le è pervenuto dal fatto che è servita per localizzare la omonima chiesa, sorta nei pressi e “ridotta a un cumulo di ruderi” nel 1761. (6)

La Cappella di S. Antonio Abate o di “Sant’Antuonu”, rimane in Sant’Angelo. La costruzione viene ricondotta a dopo il 1325 e prima del 1416 e di quel periodo sarebbero i preziosi affreschi che l’hanno resa Monumento Nazionale con decreto del 1953. Essi  illustrano, tra l’altro, scene di vita della Madonna e di sant’Antonio; caratteristiche, tra queste, sono l’incontro del Santo col Minotauro, nei pressi di una fonte e, nel deserto, l’incontro col demonio nelle sembianze di una donna con i piedi ad artigli.  (7)

Una Cappellina di Sant’Antonio Abate o di Vienna ebbe luogo, a Raviscanina, nella chiesa della SS. Annunziata –verosimilmente nella prima metà del ‘500–; oggi risulta dedicata al Sacro Cuore di Gesù. (8)

Le dette prove sono state e sono rinomate pure tra la gente comune del luogo. Le seguenti risultano, invece, note soltanto  agli studiosi-

Nella Selva di Alife, fu “di fondazione antichissima” , ma di esso, così come di altri, “non ve ne resta altro che il nome”,  il monastero “di S. Antonio Abbate, detto delli Luccari”. (9)

Affreschi della prima metà  del ‘400, sono venuti alla luce alcuni anni or sono nella cattedrale di Alife, (10) alla base della parete, in fondo, a destra entrando dalla navata; (11) tre, al momento, sembrano di notevole importanza.  Allo stato della ricerca, mi pare non inopportuno aggiungere, in merito, che il primo dipinto, in alto  presenta un santo con aureola, assai vecchio, in abito monacale, disteso al suolo accanto al proprio bastone, sul fianco sinistro, in atteggiamento implorante, con ferite sanguinanti sul volto, coi meravigliosi occhi sofferenti, circondato da tre diavoli, di colore diverso e con piedi ad artigli e palmati, i quali lo percuotono con randelli di legno. Nella pittura subito in basso, si nota, il cadavere di un vecchio, dal mento fin quasi ai piedi, in saio, disteso supino sopra un catafalco e con mani incrociate sull’addome. Nel terzo dipinto più in basso, un’iscrizione di due righi, in latino, tradotta dice, forse, che la prima immagine –se non anche la seconda– è quella “di (An)tonio confessore nel giorno XIII° I” ; e continua, verosimilmente riguardo l’autore: “(?) dipinse questa opera”.

Infine, per concludere, ho notato che il soggetto del primo affresco richiama non poco alla mente, tra le opere figurative con  Sant’ Antonio Abate, tormentato e percosso da diavoli, in modo particolare quella di Stefano di Giovanni detto Sassetta, conservata nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

__________

1- Fra i tanti, cfr. L. Sterpellone, I santi e la medicina, Alba, San Paolo, 1994, pass. 2- Vedi, ad es., le opere di Sano Di Pietro, di Stefano di Giovanni detto Sassetta e di Martin Schongauer, per il Medioevo, nonché quelle di  Matthias Grunewald, di Jan Brueghel il Vecchio, di David Teniers il Giovane, di Paul Cézan, di Max Ernst e di Salvador Dalì, per l’Età Moderna. 3- Cfr. M. Fanello, Calendario Ecclesiastico Perpetuo, Venezia, G. Pasquali, MDCCLXXVIII, Mese I, Gennaro. 4- In Officia Propria Sanctorum S. Metropolitanae Ecclesiae Beneventanae, Benevento Tip. Archiep., 1888, p. II. 5- D.B. Marrocco, Il Vescovato Alifano nel Medio Volturno, Piedimonte Matese, ASMV, 1979, p. 113. 6- A.M. Napoletano, Ecclsia sancti Angeli de Ravecanina. Devozioni Arte e Documenti, Piedimonte Matese, ikona, 2005, pp. 141-142 e 201. 7- Id., ibid., pp. 103-142. 8- Cfr. Id., ibid., pp. 184-185. 9- G. Trutta, Dissertazioni istoriche […], Napoli, Simoniana MDCCLXXVI, p. 399. 10- Cfr. M. Gianandrea , La cattedrale di Alife […], in AA.VV., Civitas Aliphana […], Cerro al Volturno, Volturnia, 2015, pp. 281-297.11- Vedi pure foto di Fernando Occhibove..

*Rosario Di Lello, ricercatore di storia,  autore di numerose  pubblicazioni.

 

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