RUBRICHE – IL BULLISMO, LA NUOVA PIAGA SOCIALE

Gentile avvocato, alla luce delle più recenti azioni di bullismo, vorrei conoscere quali le conseguenze discendenti da una perpetrata aggressività posta in essere da minori a danno di un proprio compagno di scuola. Ancora le chiedo: può in siffatte ipotesi invocarsi anche la responsabilità dei genitori e degli insegnanti? 
La ringrazio per l’assoluta disponibilità.
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Chiara Valeria Schafli *| Episodi persecutori, aggressioni fisiche e molestie perpetrate nel tempo, corroborate da una serie di riprese video è ciò che si evince dalle parole di un minore che, vittima di ripetute condotte vessatorie da parte dei suoi compagni di scuola, dopo averle accettate in silenzio per “evitare altre botte”, si è visto costretto ad allontanarsi dall’istituto scolastico.Ebbene, ci troviamo dinanzi all’ ennesima estrinsecazione di un fenomeno che, quanto mai attuale, connota la fitta rete del nostro contesto sociale. Bullismo ovvero prepotenze persistenti, comportamenti ed atti offensivi oltrechè aggressivi compiuti reiteratamente da una o più persone a danno di un soggetto particolarmente vulnerabile “per ragioni di lingua, etnia, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità ed altre condizioni personali e sociali”, poste in essere al sol fine di umiliarlo, emarginarlo o ridicolizzarlo (L. regionale 11/2017 volta a contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo nella nostra regione).Un’ aggressione, dunque, in alcun modo provocata ma dettata dalla sola intenzione di sottomettere psicologicamente la vittima: questi gli elementi che rispettivamente connotano le posizioni di chi “offende” e chi “soggiace”.Ad essere rappresentata è così una vera e propria “azione di potere” che, realizzata in un contesto ove il dictat vincente è la sopraffazione del più forte sul più debole, fa sì che adolescenti, talvolta anche infraquattordicenni, per le ragioni più futili (si pensi, talvolta, alla mera popolarità all’interno della schiera di amici) offendono ed umiliano gratuitamente il “compagno” sino a ridicolizzarlo dinanzi ad una platea di spettatori inermi.In tal contesto, si inserisce la pronuncia emessa lo scorso 27 aprile 2017 con cui gli Ermellini (Corte di Cassazione, sez. V Penale, n. 28623/2017) hanno chiaramente stabilito che la condotta con cui gli autori dell’azione di bullismo, attraverso aggressioni fisiche e psicologiche, spingono la vittima ad allontanarsi dall’istituto scolastico dopo aver subito silente le vessazioni a suo danno perpetrate, integra gli estremi del reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p. (cd. Stalking).

In particolare, dirimenti ai fini del provvedimento de quo sono state le parole dello stesso minore che, nel rappresentare la necessità di trasferirsi fuori regione presso un diverso istituto scolastico, ha dichiarato come una siffatta decisione sia apparsa la sola via d’uscita dopo un lungo periodo di sopraffazione accettata solo per “evitare altre botte”; dichiarazioni queste che, stando alle parole della stessa Corte, sono apparse intrise di elementi sintomatici di un turbamento psicologico cui ancorare “la prova della causazione nella persona offesa di un grave e perdurante stato di ansia o di paura” (si ribadisce, Corte di Cassazione, sez. V Penale, n. 28623/2017).Il tutto, per di più, senza tralasciare la “complicità” del contesto che, nel tempo, si è reso un mero osservatore dei singoli episodi di aggressione senza mai nulla provvedere. Ed infatti, chiara a riguardo la rappresentazione fornita nella predetta pronuncia ove si parla di un “clima di connivenza” e di “insipienza di quanti, dovendo vigilare sul funzionamento dell’istituzione, non si accorsero di nulla”.Circostanza quest’ultima non di certo risibile in quanto non solo denota la spiacevole realtà, ad oggi, connotante gran parte degli ambienti scolastici, ma, altresì, chiarisce come, di fatto, a rispondere dell’accaduto non sia solo l’autore della condotta pregiudizievole così posta in essere. Ed infatti, a riguardo il legislatore è fermo nel ritenere che il danneggiato, oltre che agire nei confronti dell’autore stesso, può anche valersi dell’art. 2048 c.c. (disposizione questa titolata “Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte”) e così invocare la  responsabilità dei genitori (culpa in educando) oppure di coloro che insegnano un mestiere o un arte (culpa in vigilando).Evidente, a tal punto, il trovarsi dinanzi ad una pronuncia nodale del nostro panorama giurisprudenziale: trattasi, infatti, del primo verdetto con cui gli Ermellini,confrontatisi con un fenomeno più che risonante nella nostra società, hanno confermato la condanna per atti di bullismo, ribadendo l’intento di contrastare ed arginare lo stesso nel rispetto di quanto dettato dal legislatore in materia di “atti persecutori”. Intervento questo, di certo, non unico e sporadico. È proprio in un’ottica di repressione del phaenomeno che svariate sono state le novità legislative introdotte. È il caso della Legge n. 71/2017, recante disposizioni per la tutela dei minori volte a prevenire e contrastare l’altrettanto dilaniante problema del cyberbullismo, nonchè del “Comitato regionale per la lotta al bullismo ed al cyberbullismo”, espressamente istituito dalla Regione Campania con la Legge n. 11/ 2017, e finalizzato ad attuare un piano per il contrasto e per la prevenzione del fenomeno sull’intero territorio oltrechè a promuovere iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento sul tema.Ancora, in un siffatto contesto, ove la prevaricazione e l’arroganza fa da padrone tra le combriccole adolescenziali, non meno frequenti sono anche i casi in cui ad essere denunciata è un’azione di bullismo di fatto mai avvenuta. Si parla del c.d. “bullismo inventato” che, di recente, è costata una sanzione pecuniaria a due genitori per i danni morali, oltreché patrimoniali, conseguenti alle false dichiarazioni rilasciate dal proprio figlio. Una condanna pari ad € 7.800 è quanto, infatti,  disposto dal Tribunale di Savona al fine di risarcire i danni subiti dal minore accusato ingiustamente di azioni di bullismo e dalla di lui famiglia, psicologicamente segnati dalle conseguenze, per nulla irrilevanti, di accuse gravi, paradossalmente, inveridiche e infondate (Tribunale di Savona, sentenza n. 79/2018).

Ordunque, due facce della stessa medaglia che, però, a ben vedere lasciano trapelare le medesime problematiche spesso sottese ai rapporti adolescenziali. Arroganza, prevaricazione, necessità di emergere ad ogni costo e, talvolta, totale indifferenza verso le potenziali ripercussioni di una propria azione: questi i valori ad oggi dominanti. Pertanto, in una società ove i modelli rappresentano lo specchio in cui gli adolescenti devono riflettere la propria immagine, sarebbe il caso che, al di là di interventi normativa e giurisprudenziali volti ad arginare il problema,  i modelli vincenti fossero ben diversi ed orientati al rispetto verso il prossimo ed all’aiuto del più debole piuttosto che alla prevaricazione ed alla prepotenza.

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*Chiara Valeria Schafli Avvocato, laureata a pieni voti in Giurisprudenza presso la “Luiss Guido Carli” con una tesi in Diritto Privato titolata “La donazione indiretta e l’azione di riduzione”. Collabora da anni con diversi studi legali, da sempre prediligendo il ramo civilistico del diritto ed affrontando con grande passione sopratutto le tematiche connesse al diritto di famiglia ed alla tutela dei minori nonchè gli aspetti inerenti la contrattualistica nazionale ed internazionale. 

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