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CASO DECO’, UNA TRAGEDIA PER 20 FAMIGLIE. CHE PAESE IL NOSTRO!

Lorenzo ApplausoLorenzo Applauso. Caiazzo. Mentre  i dati che arrivano da Bankitalia  sulla povertà  non sono per nulla incoraggianti: crescono i redditi ma aumenta la disuguaglianza; le imprese che chiudono, il dato arriva  dalle elaborazioni di Cerved sul primo semestre del 2017: da inizio anno, default, chiusure volontarie e procedure alternative hanno coinvolto 36.500 imprese, un disastro  praticamente, c’è chi con una azienda che scoppia di salute invece è costretto a mandare a casa venti famiglie per un cavillo giudiziario e abbassare la saracinesca. In Italia succede anche questo, eccome se non succede.

Facciamo una premessa: nessun incitamento all’illegalità da parte nostra e le sentenze vanno rispettate. Detto questo però ogni illegalità ha una sua storia, una sua proporzione. Un furto di polli non può essere paragonato ad una strage. Ci riferiamo al caso Decò di Caiazzo che dopo decenni si scopre, perché un concorrente denuncia per motivi personali,  l’azienda Iper Volturno, dopo che il tribunale, quindi un giudice ha dato il via all’acquisto dello stabile per uso commerciale che commerciale non lo è piu’. E allora? Semplice: il Tar decide che quella struttura va abbattuta e le licenze non sono piu’ valide e vanno ritirate. Pronto e preciso come un orologio svizzero il comune di Caiazzo ad applicare la legge. Però una cosa andava valutata e non è stata considerata: venti persone vanno a casa e le rispettive famiglie non hanno piu’ con cosa vivere e un imprenditore (a noi non interessa il colore politico, se colorato, anzi la politica meglio avrebbe fatto a starsene fuori) che ha rischiato e rischia ogni giorno sul proprio portafoglio deve chiudere i battenti.

Si, perché entro il prossimo 23, fra cinque giorni i dipendenti dovranno dire ai propri figli: da oggi mamma o papà non lavora piu’ perchè tanti anni fa successe che quella struttura  e blà, blà, blà. Che Paese strano, che Italia viviamo. I pochi imprenditori che hanno ancora il coraggio di investire in Italia e nel sud senza scappare in Romania o Portogallo dovremmo coccolarli, invece, ecco cosa succede: li cacciamo a calci nel culo.

E’ possibile che in un Paese come il nostro, dove vengono risolti e trovate soluzioni a tutti i grandi casi nazionali, dove i brigatisti che hanno fatto scorrere il sangue e ucciso, vanno in tv a fare le star e a raccontare le loro malefatte, magari anche graziati   poi non si trova uno straccio di soluzione, nel rispetto della legge per carità,  per far si che venti persone diano ancora da mangiare alle proprie famiglie, proprietario compreso e fra l’altro tutti giovani? Ma in che mondo viviamo. Poi ci scandalizziamo se gli investitori scappano all’estero?

 

Informazioni su Lorenzo Applauso ()
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

1 Commento su CASO DECO’, UNA TRAGEDIA PER 20 FAMIGLIE. CHE PAESE IL NOSTRO!

  1. UNO DEL POPOLO // 23 marzo 2018 alle 23:44 // Rispondi

    Nell brillante editoriale ci si chiede e si chiede per il caso Decò di Caiazzo, che Paese è il nostro…bene, senza colpo ferire, possiamo ad alta voce gridare a squarcia gola che è un Paese di Merda !!!
    Complimenti per l’articolo e ad maiora !!!
    Cordialità

    Mi piace

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