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LUDOPATIA E BABY-GIOCATORI: LOTTA AD UN FENOMENO DEI NOSTRI GIORNI

Gentile Avvocato, dinanzi ad una allarmante crescita del gioco d’azzardo soprattutto tra i minori, mi chiedevo quali gli strumenti e gli accorgimenti in concreto applicabili per potervi far fronte.

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Chiara Valeria Schafli *| GAP ossia Gioco d’azzardo patologico o, più semplicemente, ludopatia: in uno, incapacità di resistere al gioco. Ad essere rappresentato è un fenomeno dei nostri giorni che, sotto forma di disturbo comportamentale, sviluppa nel giocatore patologico in astinenza una serie di sintomi tipici quali insonnia, palpitazioni, tremori, forte sudorazione, disturbi alimentari oltrechè un insaziabile desiderio del gioco.

A ben vedere, una problematica dalle dimensioni abnormi che oggi travolge non solo adulti ma anche adolescenti. A confermarlo i dati nazionali che, a chiare lettere, evidenziano una crescente percentuale, soprattutto in età scolare, di baby giocatori. Quasi 20 mila, infatti, gli studenti-giocatori a rischio e più di 13 mila gli studenti-giocatori con profili problematici. Numeri da capogiro se solo si considera il trattarsi di un’analisi limitata al solo perimetro della nostra regione che, per di più ed a piena evidenza di ciò, persiste nell’aggiudicarsi le prime fila della graduatoria nazionale per l’altissima soglia di adolescenti coinvolti nel gioco d’azzardo (quasi il 60%). Non meno allarmanti le cifre giornaliere spese in media da un adolescente nel gioco. Si parla, infatti, di circa € 10,00 al giorno ossia circa € 300,00 al mese equivalenti a circa € 3.650,00 all’anno.

Ecco, dunque, la ragione dei numerosi interventi normativi in materia che, da anni, ormai gridano a gran voce il divieto di ingresso per i minori di 18 anni nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro nonchè l’obbligo per il titolare dell’esercizio di identificare gli stessi attraverso espressa esibizione del documento di identità. Pena: l’applicarsi di un rigido e variegato apparato sanzionatorio. Ed infatti, per i trasgressori non solo il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria oscillante dai € 5.000 ai €20.000 ma, altresì, sospensioni dell’esercizio o revoca di relative autorizzazioni o concessioni in caso di reiterate violazioni nell’arco di tre anni.

Obblighi e divieti questi fortemente coadiuvati nel loro intento da una serie di ulteriori strumenti. Ecco una maggiore attività di sensibilizzazione ed informazione, soprattutto negli istituti scolastici, affiancata dallo specifico obbligo di dover espressamente avvertire il pubblico circa i rischi della dipendenza da gioco e le concrete probabilità di vincita. Informazioni queste ultime da riportare espressamente su schedine e tagliandi da gioco, sugli apparecchi da gioco, nei relativi punti vendita nonché sui siti internet debitamente destinati all’offerta di giochi con vincite in denaro a pena di sanzioni amministrative pari ad € 50.000,00 (D.L. n. 158/2012 – c.d. Decreto Balduzzi).

A riguardo meritano menzione, altresì, i numerosi interventi attuati a livello regionale e comunale non solo al fine di arginare ed al contempo prevenire la diffusione del fenomeno de quo ma anche per tutelare e supportare i soggetti più esposti. In tal contesto si inserisce quanto disposto circa la collocazione delle sale gioco per la cui installazione si richiede il rispetto di distanze minime dai c.d. luoghi sensibili (nella specie, luoghi di aggregazione e/o di permanenza delle fasce più vulnerabili della popolazione come, ad esempio, gli istituti scolastici) soprattutto nell’intento di evitare che soggetti particolarmente vulnerabili possano essere facilmente attratti dal gioco e dal falso mito delle vincite facili. E’ il caso della regione Lombardia che, già dal 2013, espressamente impone, in tema di distribuzione delle sale gioco sul territorio, il rispetto di una distanza minima pari a 500 metri dai luoghi sensibili (Legge Regionale n. 8/2013, modificata dalla legge n. 11/2015 e dall’art. 13 della legge n. 34/2016).

E perché in qualche modo non incentivare gli esercenti i pubblici esercizi a non installare o a distinstallare slot machine e videolottery all’interno dei propri locali? Ebbene, questa la strategia adottatta, con successo, da diversi comuni italiani. Si pensi alla riduzione della tassa rifiuti deliberata dal Comune di Soliera (Modena) ovvero ai contributi una tantum previsti dal Comune di Budoni (Olbia) ed ancora al progetto “Quartieri no slot” del Comune di Pavia finalizzato a far guadagnare, attraverso l’organizzazione di feste di quartiere, i bar ed i locali rinuncianti agli apparecchi da gioco.

Un quadro normativo, dunque, che a ben vedere, pur puntuale e preciso è comunque evidente rappresentazione di uno stadio ancora iniziale di un lungo processo legislativo in materia. Conferma ne è data dalla stessa eterogeneità degli interventi già attuati dettata proprio dalla assoluta mancanza di una disciplina unitaria ed esaustiva. In ogni modo, auspicando in una lineare e puntuale definizione dell’intero assetto normativo, ad oggi, fondamentali nella lotta alla ludopatia appaiono non solo i punti fermi sopra delineati ma, altresì, gli Istituti volti a fronteggiare un tal fenomeno come l’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo ed il fenomeno della dipendenza grave, istituito nel 2015  al fine di monitorare il tutto sull’intero panorama nazionale e di valutare, delineare ed eventualmente modificare le linee di azione da attuare per schermare ed arginare una siffatta problematica, ormai più che insita nella nostra società.

*Chiara Valeria Schafli Avvocato, laureata a pieni voti in Giurisprudenza presso la “Luiss Guido Carli” con una tesi in Diritto Privato titolata “La donazione indiretta e l’azione di riduzione”. Collabora da anni con diversi studi legali, da sempre prediligendo il ramo civilistico del diritto ed affrontando con grande passione sopratutto le tematiche connesse al diritto di famiglia ed alla tutela dei minori nonchè gli aspetti inerenti la contrattualistica nazionale ed internazionale. 

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