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VIDEO ESCLUSIVO|DRAGONI, OMICIDIO DI MARIA TINO: DOPO LA SENTENZA I FAMILIARI ROMPONO IL SILENZIO

Dragoni. La sua esistenza è stata segnata dalla violenza degli uomini che ha incontrato. L’ultimo, il suo fidanzato da circa un anno, l’ha ammazzata qui, su questa panchina che vedete nelle immagini, in questa angusta piazza che in pochi secondi si è trasformata in teatro di morte. Stiamo parlando dell’allora 49enne Maria Tino di Dragoni, nell’alto casertano, uccisa dal suo fidanzato il 62enne Massimo Bianchi. Una anno prima, fu salvata dopo essere stata  accoltellata dell’allora marito, ora in carcere. Era convinta però  di aver ritrovata la felicità col nuovo compagno.  Il peggio, però, per Maria Tino doveva ancora arrivare. Bianchi, un dipendente della comunità montana, in pochi mesi si è rivelato diverso da quello che lei aveva immaginato. Tanto diverso da farle quasi passare la voglia di andare avanti nel rapporto. Infine l’epilogo: intorno alle 16 del 13 luglio 2017, Maria era seduta su questa  panchina in piazza Municipio, non lontano dalla chiesa e dalla sua abitazione, nel cuore del centro storico di Dragoni. Massimo arriva da lei in auto, probabilmente avevano un appuntamento, ma  con la pistola in tasca. Quando l’ha raggiunta invece di parlarle le ha puntato l’arma. Un attimo di esitazione — il tempo che lei capisse — e poi tre colpi uno dietro l’altro. La tragedia è già consumata. Un intero paese è sotto shock.A distanza di 8 mesi dalla tragedia, la famiglia di Maria, sprofonda nuovamente nel dolore perché qualche giorno fa, arriva la sentenza che condanna l’assassino a soli 19 anni. Questa volta la famiglia delusa rompe il silenzio e decide di parlare.

Informazioni su Lorenzo Applauso ()
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

1 Commento su VIDEO ESCLUSIVO|DRAGONI, OMICIDIO DI MARIA TINO: DOPO LA SENTENZA I FAMILIARI ROMPONO IL SILENZIO

  1. Dr. Antonio Cantelmo (Medico - Psichiatra) // 11 aprile 2018 alle 0:26 // Rispondi

    Chiunque uccide un proprio simile, a maggior ragione una donna, che va sempre e comunque trattata come un fiore, come una madre, come una moglie custode del focolare domestico, è un vigliacco, un debole nel corpo e nella psiche…ergo non meritevole di essere annoverato nella società civile come un essere umano, bensi’ come una bestia feroce, non è meritevole di vivere in mezzo agli altri. Santo cielo che vergogna pensando che siamo nel 3° millennio e non nel Medio Evo.
    Si ponga fine a questa inaudita e sterile mattanza, si dia corso ad una pena certa, all’ergastolo .! Ma ci rendiamo conto e vi rendete conto che assistiamo inerti a questa follia omicida senza fine ?
    VERGOGNA !!!
    Possa la poveretta riposare in pace: una prece

    Mi piace

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