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RUBRICHE- QUANDO L’ACQUA DI TELESE DIVENTA POESIA

Rosario Di Lello*|In altri articoli ho trattato dell’acqua sotto taluni aspetti. (1). Qualche anno or è, accennai ad un’acqua nella letteratura: “Dopotutto, talune virtù e indicazioni terapeutiche dell’acqua di Telese sono state materia anche di singolari composizioni in versi di Autore ignoto del XVIII secolo e, in dialetto,  di Giovanni De Caro, di Ettore De Mura, di Giuseppe Garofalo, di Ettore di Mezza” . (2) In questa nota preliminare tenterò di inquadrare la detta acqua più nel dettaglio: nella poesia, sempre suggestiva, in vernacolo e no, attinente alla storia della medicina; intanto, dopo aver detto che già nell’Evo Antico la città di Telese ebbe le cosiddette Terme Sabiniane, ma si ignora se di acque minerali, ribadisco che, allo stato della ricerca, i primi versi sulle locali sorgenti suffregne, cioè solfuree, risultano del ‘700.

Dell’Antica Telese. Rappresentanza, verosimilmente del vescovo telesino Filippo Gentile (1747-1771) costituita da 24 strofe, fa anche riferimento alle proprietà di certe sorgenti di Telese e dice che tempo addietro, “Lacerando la terra il proprio seno /  Acque di sottoterra a dismisura / Da fetide paludi quel terreno” resero ingombro, perciò, “Se qualche cittadin vi soggiornava, / Aura salubre più non respirava”.  Purtuttavia –è Telese che parla–: “Per rinvenir sollievo a tanto male / Dalle radici di un mio colle amato / Un fonte portentoso minerale / Mi diè come di morbi ritrovato / Farmaco verdadier, e generale;” (3)

Lessi Ll’acqua ‘e Telese, di Ettore De Mura, in Serenata a Napule, uno di tre volumi che l’autore mi donò, con dediche di riconoscenza,  nel lontano 1971.  Essa racconta di una donna che, maritata da oltre dieci anni, desiderava avere  un figlio e si “fissava”  sopra quel  “puntiglio”,  ma non poteva averne perché “malata, debole e sciupata”; anche il marito era corrucciato, a causa di medicine e medici: “che spese!”  Finché, dietro consiglio di  non si sa chi, partì con la consorte e andò a Telese, dove constatò quel che sapeva fare ’st’acqua sorgiva: la moglie detto fatto si sanò, sicché da mezza morta tornò viva. E non è tutto: dopo nove mesi che successe? Come se fosse razza dei conigli: e uno…e due…e tre, mise al mondo tre figli. Dunque: “- Telese? Bella mia, t’ ’o scurdarraje! / – strilla ’o marito – Haje voglia ’e stà malata! / Si te faie n’ata cura, nun sia maie! / Sta casa mia diventa ’a Nunziata.(4)

Giovanni De Caro racconta, in Telese, che udiva nominare la città, ma non sapeva nemmeno dove stesse; un amico, poi, gli diceva di un’acqua sorgiva che, se bevuta, guariva di sicuro ogni malanno. E fu così che, in una bella mattina d’agosto, se ne venne alle terme e si “sentette ’e schiarì finanche ’a voce”. Insomma, conclude il poeta:  ’Mo i’ dico a chiù ’e n’amico : “Llà ce sta / n’acqua ’e surgente  ca si tu t’’a bive  / ’o munno ’o vide ancora culor rosa” / ’A virtù ’e sta fonte è na gran cosa’. (5)

Giusepe Garofalo riferisce che ’O pruriito lo affliggeva sempre “sotto all’equinozie” e non unguento né pomata lo facevano passare. Un primario consultato gli disse: “Caro amico, / chillo è ’o vino ca te ’nfoca”, e gli consigliò di prendere il treno andare a Telese e berne l’acqua fresca, dolce, stuzzicante e frizzante come “’na sciampagna”. Fatto sta che seguendo il consiglio “ ’e stu sant’ ommmo” il paziente guarì, nondimeno notò: “ma si veco ’e ttelesine  /  pazziarelle e assanguatelle … / n’ata vota sottapelle  / io me sento ’e friccechià !”. (6)

 Clemente Parrilli premette, a proposito di Telese, che se la bella Poppea, moglie dell’imperatore  Nerone, avesse conosciuto l’acqua della zona, avrebbe fatto il bagno non nel latte di cento  asinelle. ma in quest’ acqua sulfurea, vero tesoro per le sue carni belle. Poi aggiunge che, oltre la pelle, essa “pulezza e lava / stommaco, rine e viscere “  e se respiri tra un sorso e l’altro, “te mette pure a posto cu ’e pulmone”. Insomma? “Insomma ’a cura ’e st’acqua s’ha da fa /  sulo a Telese)”.  (7)

Mario Seyes in Ricordo ‘e Telese rammenta che, durante l’ultima guerra, giunse in questa “Terra promessa”  diretto, da sfollato, a Civitella Licinio, oltre Cerreto Sannita e di là vi ritornò spesso ad acquistarvi il necessario per la famiglia. Telese era, allora, ’a “ manna” int’ ’o deserto’, perciò non manca di benedirla ancora,  “pe tutt’ ’o bbene ’e Ddio ca ce truvaie”, al pari di chi “malato, / a cchesta Fonte ch’è miraculosa / cerca ’a salute e cu cchest’ acqua ’a trova” .(8)

Giuseppe Spirito sostiene che la Cura a Telese, tra l’acqua che sana, i fiori e il sole, promuove consolazione e pensieri d’amore, malgrado l’età, allegria, salute, leggerezza, incanto, pace e felicità. In breve, “È chesta  na cura / antica e sicura / ca nasce cu ll’acqua / nu mese ’a stagiona; / e dint’ ’a vernata / c’ ’o fiasco vicino, / pe’ merito ’e st’ acqua / ’può bévere ’o vino”. (9)

Nel descrivere O Parco Iacobelli, Ettore Di Mezza rimanda il lettore agli antichi Romani che “crearono i Bagni”, fecero le Terme e, dopo ogni battaglia, vennero a Telese per sentirsi meglio immergendosi nell’acqua solfurea; ma v’è dell’altro: “Ognuno portava la propria famiglia… / Ognuno ca moglie, c’amici, chi figli, / Cercanno a quest’acqua salute e ristoro. / Chest’ acqua suffregna è nu grande tesoro”.   (10)

E tanto, nella speranza che anche altri aggiungano nuove informazioni in merito.

__________

1- Cfr. Rosario. Di Lello, Una fonte e i suoi miracoli. La funtana r’zì Tiégliu sotto Ailano, in “Nuova Gazzetta di Caserta”, III, 53 (2001) p. 8. Id., Acque sacrali, acque  medicinali, in “Clarus”, Piedimonte Matese, Diocesi di Alife-Caiazzo, I, 2 (2001) p. 6; I, 3 (2001) p. 9. Id., Acque, terme e bagni nell’antica medicina campana, in “Il Sannio quotidiano”, Benevento, Pagine Sannite, IX, 13 (2004) p. 14.  Id., Credenze popolari e idroterapia, in  Il Sannio cit. XI, 28 (2006) p. 23. Id., Le acque minerali di Telese tra editi e inediti, nella storia della medicina, in Idrologia delle minerali telesine, di Libero Petrucci Dottore in Medicina 1836, a c.d. Antonietta Cutillo, Telese Terme, Associazione Storica Valle Telesina, I, 2015, pp. 191-211; II, 2016, pp. 181- 201. 2- Id., 2015, p. 211 e 2016, p. 201. 3- Cfr. Renato Pescitelli, Chiesa Telesina luoghi di culto di educazione di Assistenza nel XVI e XVII secolo, Benevento Auxiliatrix, 1977, VII-IX, p. 24. 4- Ettore De Mura, Serenata a Napule, Napoli, Bideri, 1968, pag. 101. 5- Cfr. Nicola Vigliotti, Telesia … Telese due millenni, Napoli-Roma, LER, 1985, p. 116.. 6- Cfr.  N. Vigliotti, cit., pp.  135-136. 7- Cfr. N. Vigliotti, cit., pp. 157-158 .8- Cfr. N. Vigliotti, cit., pp. 167-168. 9- Cfr. N. Vigliotti, cit., p. 189. 10- Cfr. Vincenzo Canelli, Gli stabilimenti dell’acqua sulfurea nei comuni di Solopaca-Telese e San Salvatore Telesinio, (1855-1909), Cusano Mutri, Nuova Impronta, 2008, p. 69.

**Rosario Di Lello, rinomato ricercatore di storia,  autore di numerose  pubblicazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni su Lorenzo Applauso ()
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

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