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CAPUA, BASILICA DI SANT’ANGELO IN FORMIS: UN CROLLO …ANNUNCIATO

CAPUA (Raffaele Raimondo) – Furioso crescendo di ricerche delle responsabilità corredato di inevitabili polemiche. E’ cronaca di questi giorni sulla stampa cartacea e sul web, cronaca del crollo di una parte di muro costruito in età romana, a protezione del tempio di Diana tifatina dalle frane. L’antico luogo di culto pagano in sèguito diventato cristiano, con l’erezione di una basilica arricchita da stupendi affreschi che i monaci benedettini commissionarono in epoca medievale.Prudenti e concretamente risoluti i nostri progenitori a lungo dominatori in una vasta area del continente europeo; tentennanti e lente molte autorità di quest’epoca preposte alla tutela del patrimonio monumentale. Le richieste e le accuse fioccano, appunto, nei confronti dei vari livelli di tali responsabilità e sembrano destinate a dilatarsi/ingigantirsi ancora di più.Sulla stampa cartacea e sul web, dicevamo. Basti pensare ai ben documentati articoli firmati, nei giorni scorsi da Nadia Verdile e Giulio Sferragatta (Il Mattino) e Gianluca Rocca (Cronache di Caserta); per l’informazione, online Appia Polis in antesignana e primissima fila.Se l’ottima penna della Verdile, ad esempio, s’è adoperata per riportare (ascoltate le classiche “due campane) considerazioni e obiezioni del soprintendente Salvatore Buonomo e di Laura Lonardo presidente dell’associazione Apollon onlus, bisogna dare atto ad Appia Polis d’essere stata (e di essere tuttora) molto attenta ai rischi preconizzati, nel settembre 2017, e messi in chiaro ordine, anche cronologico, nell’articolo “La basilica di Sant’Angelo rischia il crollo…Ecco perché”, per poi tornare sulla quaestio nel febbraio di quest’anno con un “pezzo”, a firma di Francesco Capo, intitolato “Due grida di allarme per la basilica di Sant’Angelo in Formis” e sottotitolato “Ma il sottosegretario Cesàro non risponde”.Oltre questi sinistri pronostici, le temperature in questa settimana che si chiude sono diventate assai alte proprio in conseguenza del predetto crollo ed è difficile prevedére fin quando e fin dove si spingeranno. Di certo v’è che mentre Buonomo invoca, per i cittadini e stigmatizzando abusivismi del passato, “un maggior senso di appartenenza” utile a denunciare “atti illeciti” e preannuncia di voler chiedere al sindaco di Capua, Eduardo Centore, “informazioni necessarie per procedere”, minacciando di fatto così inasprimento del contenzioso, vigorosa si leva la voce della Lonardo che conclude una sua vibrante nota di qualche giorno fa con un contrattacco impavido: “Il soprintendente parla di proprietari responsabili della riabilitazione del Muro. In realtà sa bene che il Muro è demaniale, probabile proprietà della Prefettura, e, se pure fosse di pertinenza dei singoli proprietari che insistono su di esso, per legge, essi sarebbero tenuti alla sua manutenzione ordinaria, ma non a lavori di tale straordinarietà, tenendo bene a mente che, oltre al rischio di perdita delle antichità, ci troviamo principalmente di fronte ad un alto rischio per la pubblica incolumità, non potendo conoscere l’entità del danno che si verificherebbe dopo un evento franoso.Come presidente di Apollon Onlus, interessata da tempo alla questione, dopo aver presentato al Governatore della Campania un progetto che sarebbe potuto essere finanziato in parte, se il Comune avesse colloquiato, invece di glissare, rispondendo di non saperne nulla,  come tracciato negli scritti intercorsi con l’ ingegnere incaricato in ottobre 2016 dal Governatore, da aprile 2017 ho più volte richiesto una Conferenza di Servizi a tutti gli Enti interessati o in grado di poter intervenire economicamente nella messa in sicurezza, risoluzione infiltrazioni idriche e ristrutturazione del Sito.Ad oggi non hanno fatto nulla, né ho ricevuto risposta alcuna, se non altro per correttezza, nonostante avessi segnalato il pericolo ed intimato loro di rendersi formalmente responsabili di qualsiasi evento si potesse verificare.Ad oggi, nonostante tutto, leggo sul giornale questi atteggiamenti di superficialità ed irresponsabilità da parte di chi dovrebbe tutelare il nostro patrimonio con atti concreti e soprattutto non mettendo in pericolo le vite umane”.In realtà si deduce lapalissianamente che siamo giunti al capolinea di un mix esplosivo di corresponsabilità accumulatesi nel tempo e v’è solo da augurarsi che si dia presto luogo al reperimento di nuovi fondi onde progettare interventi indispensabili e urgenti. Sferragatta ha opportunamente sintetizzato la cronistoria di 10 anni di ponteggi e lavori, dando pure notizia dell’imminente riapertura della basilica al culto. Intanto, per ironia della sorte, viene fuori, mentre scriviamo, il comunicato di Emergenza Cultura da cui emerge che “permangono invece tutti i problemi legati all’instabilità geologica del sito, che il recente restauro dell’edificio, limitato alle coperture, non ha minimamente affrontato”. E in conclusione: “La situazione è nota da tempo ma, nonostante le ripetute e sempre più allarmate segnalazioni a tutte le autorità competenti – Comune, Uffici MiBACT, Agenzia del Demanio, Autorità di Bacino, Prefettura – sinora non è stato preso alcun concreto provvedimento. Di volta in volta la causa del pericolo è stata individuata nell’incuria dei proprietari dell’area, nell’abusivismo edilizio, in Giove Pluvio o chi per lui. Parrebbe che il problema più urgente non fosse garantire la sicurezza degli abitanti e quella di un edificio per il quale si chiede lo statuto di bene UNESCO, ma stabilire a chi spetti l’onere finanziario del provvedimento. Forse quest’ultimo avviso segnala che non si può aspettare oltre. Se Franceschini prima di svuotare i cassetti e passare la mano volesse dimostrare a tutti che le sue riforme funzionano, l’occasione sarebbe storica. Provi il ministro a mettere intorno ad un tavolo in una conferenza dei servizi il soprintendente ‘olistico’ che assomma le competenze archeologiche, storico-monumentali e paesaggistiche, gli organismi competenti per il dissesto idrogeologico e le autorità locali e pretenda, infine, che da questo nobile consesso scaturisca in tempi brevi una soluzione finalmente operativa. Sono mesi che questa conferenza è inutilmente sollecitata da associazioni e residenti del Borgo. Se non ora quando?”.  In definitiva, tutto appare tremendamente inquietante e la basilica benedettina sembra riprodurre in micro “l’ora di tempesta e di transizione” cui gl’Italiani hanno detto “Basta e Avanti!” il 4 marzo.

 

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