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CANCELLO ED ARNONE: GLI ALUNNI DELL’IC “UGO FOSCOLO” DECLAMANO DANTE

CANCELLO ED ARNONE (Raffaele Raimondo) – Nel panorama vastissimo delle notizie dalla provincia sulle manifestazioni che le istituzioni scolastiche hanno proposto in questi ultimi giorni di attività didattica, ne spicca una sulla quale s’è opportunamente soffermata la giornalista-scrittrice Tilde Maisto con un singolare articolo che val la pena di riportare integralmente. Eccolo: «Le classi terze della Scuola Secondaria di I Grado dell’Istituto Comprensivo “Ugo Foscolo” di Cancello ed Arnone, la cui dirigente è la prof.ssa Maria Martucci,  a chiusura dell’anno scolastico 2017/2018, mercoledì 6 giugno u.s presso la palestra dell’Istituto, sita in via Settembrini, hanno presentato lo spettacolo teatrale “All’Inferno con la Prof”.

La referente del progetto è stata la prof.ssa Maddalena Della Valle con la quale hanno collaborato i seguenti docenti: Angelo Bonacci, Antonietta Chierchiello, Anna Di Marzo, Liliana Graziano, Pina Pannone, Fausta Petrillo, Marianna Sorrentino, Giovanna Trabucco. A tal proposito la referente prof.ssa Maddalena Della Valle dice:  – Lavoro teatrale dal titolo intrigante e misterioso “All’Inferno con la Prof”…

L’idea di usare l’Inferno non vuole essere una provocazione, ma il paradigma perfetto del “sonno” delle emozioni che abita il nostro mondo contemporaneo, il mondo dei mezzi di comunicazione di massa che occupa il tempo e lo spazio delle nuove generazioni. I nostri alunni sanno che Dante è un autore capace di coniugare l’eternità del Mito con il finito delle nostre storie quotidiane; hanno attraversato, con i versi letti, cantati, contestualizzati, luce, buio, luce,ancora buio. L’esperienza della vita e della morte, dei riti di passaggio, quel caos infero del quale siamo tutti imbevuti qui e ora.

L’Inferno visto come un regno di adesso, non come un abisso di punizione dopo.
Quella di Dante è l’avventura di un’anima in cerca di salvezza per sé e per il suo mondo, partendo da un luogo oscuro, notturno, metafora perfetta della nostra vita e della necessità di ritrovare il lume spento del nostro intelletto. Il Sommo Poeta suggerisce che solo inabissandosi è possibile risalire in alto, solo cadendo ci si potrà rialzare. La discesa all’Inferi è infatti viaggio verso la luce. E noi con Dante vogliamo dire: ”E quindi uscimmo a riveder le stelle “.

Come ben sappiamo la Commedia (l’attributo “divina” è posteriore, e compare per la prima volta nel “Trattatello in laude di Dante” di Boccaccio, radicandosi poi nella tradizione) è, senza alcun dubbio, l’opera maggiore di Dante Alighieri, e una delle più celebri e rilevanti dell’intera tradizione letteraria mondiale. Il poema descrive un lungo viaggio ultraterreno, quello che Dante stesso avrebbe compiuto in occasione della Pasqua del 1300, all’età di trentacinque anni. Ritrovatosi in una “selva oscura”, simbolo di un difficile periodo di traviamento personale, l’autore viene soccorso dal poeta latino Virgilio, che sarà sua guida in una discesa lungo i gironi infernali, di cui Dante contemplerà tutti gli orrori. Il viaggio di redenzione del poeta, sempre accompagnato dal maestro fidato, proseguirà poi sul monte del Purgatorio, là dove si purificano le anime in attesa di salire in Paradiso. Qui Dante, a compimento del personale percorso di ascesi, sarà guidato da Beatrice ( e, nella parte finale, l’Empireo, dal mistico S. Bernardo) fino alla ineffabile contemplazione di Dio, che nemmeno la sua poesia può significare per mezzo di parole.

Ebbene ritornando con la mente ai giorni nostri “spengo la TV, ripongo l’olio nel mobiletto e leggo la scritta ‘Dante’. Sentendomi particolarmente ispirato mi domando: Se Dante esistesse ai giorni nostri in che parte dell’Oltretomba collocherebbe tutti questi peccatori e, soprattutto, quale sarebbe la pena adatta a questi peccatori contemporanei? Mi immagino gli stupratori e i pedofili collocati nel girone dell’inferno, a ripetere quotidianamente quell’atto di estrema violenza all’infinito, fino a quando per la disperazione supplicherebbero di essere cancellati dalla Terra. Per la legge del contrappasso vedo gli scafisti dei barconi di immigrati andare avanti e indietro per il Mediterraneo inseguiti dagli squali. Immagino i trafficanti di esseri umani utilizzati come valuta di scambio per pagare armi. Penso poi a chi è responsabile di inquinamento ambientale e di malasanità, vivere per sempre in una discarica, sorvolata da avvoltoi. Gli assassini di guerra si troverebbero invece nel girone dell’orrore, costretti a dover camminare tutto il giorno con un cecchino che li punta da poca distanza. L’inferno è qui!

Ma forse, in questo momento, è preferibile poetare: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita…” (“Inferno”, Canto I). “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona,,,” (“Inferno”, Canto V). “Lo maggior corno de la fiamma antica cominciò a crollarsi mormorando, pur come quella cui vento affatica; indi la cima qua e là menando, come fosse la lingua che parlasse, gittò voce di fuori e disse: <<Quando mi dipartì da Circe… (“Inferno” – Canto XXVI) ».

Ebbene, sì, è sempre preferibile poetare, a patto che sia progressivamente acquisito l’a-b-c per comprendere e gustare l’alta poesia e s’intraprenda questo cammino appena l’età e le conoscenze preliminari lo consentano ragionevolmente. Circola infatti troppa zavorra letteraria. Un argine occorre. Lo ha ben capito la Della Valle e puntualmente la Maisto ne ha amplificato il valore educativo!

 

 

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