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GRAZZANISE, RIFLETTORI DELLA CERCHIELLO SULLA “CANCELLATA DEL DUBBIO”

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – «Terrèn’ suliat’», qua e non solo qua, è il terreno arato che i contadini lasciano baciare dal sole e renderlo più fertile: non a caso le corpose zolle restano per lungo tempo esposte ai cocenti raggi solari estivi e producono poi più abbondanti frutti. Da almeno sessant’anni, fasce di queste superfici son passate, con silenti manovre di accaparramento, da pubbliche a private, sicché molti agricoltori, proprio in questo periodo, cominciano a far «suliàre» anche tali strisce, ai confini dei campi, che una volta non erano di loro proprietà. Esse da decenni sono note con la benevola locuzione di «relitti stradali», cioè órli abbandonati e ‘adottati’ secondo un  ragionamento del tipo “poiché il Comune o lo Stato non sanno o non vogliono ricavarne benefìci, ci penso io privato a coltivarli dopo averli furbescamente e allegramente recintati, aggregandoli al mio preesistente fondo”. Bella storia! Anzi “brutta storia” che nel complesso ha in pratica espropriato il Comune di migliaia e migliaia di are – facendo scomparire quasi tutti i “trìuci” rurali (larghe piazze di campagna) dove, in passato, i ragazzi giocavano a pallone, restringendo al minimo indispensabile le tortuose strade campestri… – oltre che centinaia e centinaia di “passi” e “passetielli” comunali (unità di misura locale dei suoli edificatòri) “ingoiati” un po’ alla volta da spregiudicati e “protetti” frontisti. Scandalo di vaste proporzioni, insomma. “Rapina” continuata e sfuggita alla légge e agli amministratori municipali di turno. Un grave impoverimento pubblico sul quale, in oltre mezzo secolo, sindaci ed assessori succedutisi non hanno mai fatto sufficiente chiarezza in linea di principio e di fatto, essendo intervenuti a zig-zag   (là no, qui sì) e fino al punto che qualche privato “pentìto” ha dovuto perfino “arrabbiarsi” più volte pur di firmare infine l’atto notarile. Sembra che ancòra oggi non sia stata condotta a termine la totale regolarizzazione, con la conseguente discutibile rinuncia a riscuotere denaro utile alle povere casse del Comune.

Adesso, però, la scottante “pentola” è riscoperchiata, giacché il capogruppo dei minoritari Nuovi Orizzonti, Federico Conte, nella seduta consiliare del 1° giugno, ha risollevato lo sporco e vecchio fenomeno e, su questa scìa, la consigliera di opposizione Teresa Cerchiello (nella foto) , il 6 giugno, ha inoltrato al responsabile dell’Utc, al Comando della Polizia locale, all’assessore all’Urbanistica, alla segretaria comunale (trasmettendo per conoscenza alla Procura della Repubblica di SMCV) la richiesta della “documentazione riguardante la costruzione della ‘cinta muraria’ e cancellata metallica apposta nel mese di maggio 2014 sul terreno comunale sito in via Oberdan-fronte Cappella Madonna SS dell’Arco”. Nella stessa giornata la Cerchiello ha presentato al sindaco, all’assessore all’urbanistica e al presidente del Consiglio comunale, un’interrogazione scritta per conoscere “quale atto ha autorizzato, nel 2014, la recinzione, l’apposizione di cancellati e lucchetti, del terreno comunale sito in via Oberdan-fronte Chiesa Maria SS dell’Arco” e fugare altre incertezze fra le quali pare emergere il bisogno di sapere “se il terreno in questione è ancora di proprietà comunale o quale atto di cessione o vendita è stato posto in essere dall’Ente Comune”.

Così quella di Via Oberdan è diventata “la cancellata del dubbio”, già “fatta osservare” all’Amministrazione in carica, una settimana dopo l’insediamento, come uno schiaffo al decoro “sacro” e “urbanistico”. Dove si sono visti, invero, muretti e reti metalliche costruiti proprio in faccia alla facciata di una chiesa, lasciando poco più di due metri per il passaggio d’una sola automobile?

Qualunque fosse la risposta che le autorità competenti dovessero dare o non dare, diacronicamente oppure all’unisono, non finiranno certamente presto le “gatte da pelare”, essendosi riaccesa forte l’urgenza della verità e delle decisioni conseguenti sull’intero pacchetto dei “relitti stradali”, quelli “suliàti” e quelli cementificati. Speriamo sia la volta buona, per dare una definitiva, completa e civile lezione ai furbastri che dagli anni Cinquanta si sono moltiplicati e per rastrellare soldi che il Comune ha in credito e potrebbe spendere migliorando strutture e servizi. Allora, mappe vecchie e nuove alla mano, c’è lavoro per amministratori, geometri, avvocati e ragionieri. Qualora, invece,  anche stavolta si volesse menare il can per l’aia, come per sessant’anni s’è fatto, si configurerebbe un’aggravante che l’attualità e la celebrata legalità non potrebbero più tollerare, assolutamente!

 

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