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ALIFE, LA CIPOLLA DI ALIFE DONO DI NATURA ANCHE NEL MEDIOEVO

ROSARIO DI LELLO|Nel tardo pomeriggio di venerdì 25 Maggio 2018, in occasione del Festival delle Stagioni Francigene nell’Alta Terra di Lavoro, ha avuto luogo un convegno nella sala consiliare del Comune di Alife e i quattro relatori hanno parlato di Medioevo e, nello specifico, come da programma, di erbe e spezie nella medicina, (1) di danza e musica, (2) della Via Francigena, (3) della cipolla di Alife. (4)

Prendendo spunto da questa notizia di cronaca, dirò che, nella detta circostanza, per quanto attiene alla cipolla in Alife, se n’ è fatto  cenno all’importanza nell’Evo Antico e, sempre in sintesi, ne sono stati messi in evidenza anche singolari aspetti passati, con aggiunte e con varianti, nel Medioevo. (5)

A questo riguardo è stato rammentato, innanzitutto, che pure nei mille anni e più di quel periodo (476-1492) il territorio subì non pochi momenti di crisi indotti da invasioni, guerre, lotte intestine, epidemie, terremoti e carestie, sicché erbe, selvatiche e no, vennero incontro, con la cipolla, alle esigenze alimentari e salutari della gente

La cipolla veniva coltivata nell’orto insieme ad altre verdure e la produzione non perdeva di credito nel tempo, anzi ne acquistava, talché l’una e le altre risultavano abbondanti e di buona qualità e il consumo e il guadagno non trascurabili. Da notare che nell’Alifano non mancavano gli orti e la cura ne era affidata alle donne.  Nel 1135, perfino re Ruggero il normanno ne possedeva uno in Alife ed è verosimile che vi seminassero pure cipolle.

   Così come nell’Evo antico,  nel Medioevo e un po’ dovunque, i buoni risultati nell’agricoltura erano  ritenuti opera pure del soprannaturale, sicché non di rado si ricorreva non più agli dei, ma alla Madonna, ai santi e alle reliquie, perché propiziassero o almeno salvaguardassero il frutto dalle avversità atmosferiche; pertanto non è improbabile che come nel  XII secolo si ricorse alle reliquie di san Sisto perché ridonasse ad Alife la perduta salubrità dell’aria e allontanasse la peste, così lo si sarà invocato, prima e dopo, per la protezione del raccolto, fondamento della economia e base dell’alimentazione.

Al riguardo giova rammentare che il comune nutrimento era costituito da vegetali, cereali e frutta, a parte la carne, cibo della classe egemone e d’occasione, e il pane, alimento di popolo dal basso Medioevo. La cipolla, per consuetudine e perché, conservata cruda, si manteneva a lungo, trovava utilizzo in ogni stagione e in quantità non esigua, come pietanza e come condimento ed era molto considerata anche dai buongustai.

Venne stimata, altresì, nella così detta arte del curare –dal latino ars medendi–. Illustri medici anche della rinomata Scuola Salernitana, rifacendosi non di rado ad antiche tradizioni, la consigliarono, da sola o associata ad altre sostanze, in non pochi stati morbosi, quale preventivo, per esempio nella peste, e quale curativo, ad esempio contro i vermi dell’orecchio, nelle ferite da morso di cane, nei disturbi dello stomaco e della voce, nell’anemia e nella caduta dei capelli; tuttavia non era salutare per i collerici e nuoceva agli occhi.  Ed è da credere che a domicilio e nei luoghi di assistenza e cura, si siano attenuti a quei consigli anche gli alifani Giuseppe, chirurgo, Nicola, Basilio e Pietro Acinio, medici e, in seguito, Francesco di Giovanni, medico, Pietro Ricciuti chirurgo e altri ancora. E vi sarà stato pure chi, seguendo consuetudini antiche, avrà utilizzato la cipolla, da sola o associata ad altre erbe e a pratiche religiose, nella medicina popolare e finanche nella magia.

La cipolla fu oggetto di conversazione e comparve anche nei sogni, specialmente, è da ritenere, degli ortolani, ragion per cui, allo scopo di comprenderne il significato si fece ricorso, come nell’Evo Antico, all’ Interpretazione onirica di Artemidoro di Daldi o alla tradizione popolare del luogo.

E interessò l’arte figurativa, tanto è vero che, per ragioni pratiche o artistiche, venne riprodotta, insieme ad altri vegetali, in erbari miniati. Più nel particolare, in Alife, nella cripta della cattedrale normanna, è dato ammirare, scolpiti sopra un capitello, due vegetali simili, quale più e quale meno. alla infiorescenza di cipolla, con mazza, foglie e palla di semi.

In disegni e nel quotidiano, alla cipolla assomigliò, ancora, la pettinatura muliebre che,  definita a crocchia, precorse la forma a tuppo o a cipolla dell’Età Moderna; e si può esser certi che pure le donne dell’Alifano, bionde o brune, fecero bella mostra di sé con quell’acconciatura.

Sempre a proposito di codici miniati, l’alifano Nicola Alunno, autorità nella corte angioina di Napoli, commissionò nel ‘300 una preziosa Bibbia, passata poi alla storia; ebbene, in Numeri, 11, 4-5, del Vecchio Testamento, si legge che gli Israeliti, nel corso dell’esodo dall’Egitto e in preda alla fame nel deserto, rammentavano, con nostalgia, i tempi felici in cui si nutrivano, oltre che di carne e di pesce, anche di cocomeri, meloni, porri, agli e cipolle;  e, guarda caso, appunto nel ‘300 una comunità di Ebrei stava in Alife e si atteneva  alla tradizione, altresì dal punto di vista alimentare.

La cipolla costituì espressione anche in modi di dire ereditati, come, ad esempio, in “avere la testa di cipolla”, in Caeparia, Cipollara e, quindi, in “Alifani cipollari”, senza offesa, anzi.

In conclusione, giova ribadirlo, gli aspetti appena riproposti, sono passati a loro volta, con aggiunte o con varianti, pure nei secoli successivi, fino ai giorni nostri.(6)

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1- Laura Di Giugno, La primavera della medicina medievale tra erbe e spezie. 2- Pietro Di Lorenzo, La rinascita della danza nel Medioevo. 3- Domenico Caiazza, La Via Francigena: Alife e città antiche sulla Francigena. 4- Rosario Di Lello, La cipolla di Alife dono di natura fino alla primavera successiva. 5- Cfr., Id., Conversando sulla Cipolla in Alife, Piedimonte Matese, ikone, Alife, Banca Capasso Antonio, 2014. 6- Cfr.  Id., ibid.

 

Informazioni su Lorenzo Applauso ()
Iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti, già direttore della testata giornalistica italianews24.net e attualmente alla direzione di Casertasera.it. Collaboratore di numerose testate nazionali e locali.

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