Redazione. Piedimonte Matese. Mario non aveva neanche 22 anni. Ha finito di soffrire in un letto dell’ospedale di Piedimonte, dove era ricoverato per un problema cardiaco insorto come una delle conseguenze della malattia degenerativa che lo aveva colpito già dai primi anni di vita, la tremenda distrofia di Duchenne. Sua mamma era lì con lui, anche lei ricoverata in ospedale per un problema cardiaco, per uno scherzo atroce del destino che li ha voluti vicini dal primo momento di vita del ragazzo e fino alla sua morte. Mario era uno splendido giovane di Pietramelara, diplomato ragioniere, conosciuto e amato da tutti, come del resto sua madre, una donna che ha lottato con tutte le sue forze per rendergli la vita meno amara di quella che il destino gli aveva prospettato fin da quando gli fu diagnosticata la malattia. La distrofia di Duchenne, la più grave di questo tipo di malattie,  è un disordine neuromuscolare caratterizzato da una degenerazione progressiva dei muscoli. Colpisce prevalentemente i maschi e si manifesta nella prima infanzia con problemi nella deambulazione che progrediscono fino alla completa perdita dell’autonomia. L’aspettativa di vita è molto limitata, e, seppure quasi raddoppiata negli ultimi anni, non va oltre i 25-30 anni. Purtroppo, ancora oggi non esiste una cura per questa malattia.