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GENITORI IN STATO DI BISOGNO: LA POSIZIONE DEI FIGLI TRA LEGALITA’ O MERA MORALITA’

Gentile Avvocato,

spesso mi ritrovo a parlare con la mia vicina di casa, una signora ormai anziana, vedova da tempo, con forti e gravi difficoltà economiche. Essendo la stessa mamma di tre figli, mi chiedo quale sia la posizione di questi ultimi in tal caso e se gli stessi abbiano dei doveri nei confronti della loro genitrice.

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di Chiara Valeria Schafli – In un contesto ove si è soliti focalizzare l’attenzione sui soli doveri genitoriali, raramente si discute circa le responsabilità e gli obblighi dei figli nei confronti dei genitori versanti in stato di bisogno. Ad assumere rilievo sono quei non pochi casi in cui i genitori, soprattutto allorquando anziani, vuoi per mancanza di adeguate sostanze patrimoniali, vuoi per mancanza di un reddito da lavoro, non sono più in grado di provvedere da sé alle proprie necessità. Ed allora, cosa accade? Sussistono specifici obblighi legislativamente imposti in capo ai figli oppure gli stessi sono spinti da un dovere puramente morale?.

Ebbene, a riguardo giova premettere che pur di fatto difettando, nel nostro panorama legislativo, specifiche prescrizioni imponenti un concreto obbligo di mantenimento in capo ai figli nei confronti dei genitori, non mancano disposizioni disciplinanti i loro più generali obblighi solidaristici nei confronti dell’intera famiglia e, dunque, anche degli stessi genitori.

In tal quadro, in particolare, si inseriscono le disposizioni dettate dagli artt. 433 e successivi del codice civile, le quali, nell’ottica di una piena assistenza familiare, riconoscono, a chi versi in uno stato di bisogno economico, la corresponsione dei c.d. alimenti. A ben vedere, ci si riferisce alla più specifica ipotesi in cui il beneficiario, versando in uno stato di bisogno, non sia in grado di provvedere da sé alle primarie esigenze della propria quotidianità (nella specie, il vitto, l’abitazione, i canoni per le utenze indispensabili, i medicinali, il vestiario). Difficoltà queste a dir poco frequenti se solo si considera l’alta percentuale di anziani con una pensione irrisoria o addirittura senza pensione alcuna. Inoltre, stante al tenore letterale della norma, al verificarsi delle condizioni predette, gli obbligati alla prestazione alimentare sono i soggetti tassativamente elencati dall’art. 443 del codice civile (nella specie, 1) coniuge; 2) i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; 3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti; 4) i generi e le nuore; 5) il suocero e la suocera; 6) i fratelli e le sorelle germani e unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali) e legati al beneficiario da un vincolo di parentela, di adozione o di affinità; il tutto, per di più, con la conseguenza per quest’ultimo di potersi rivolgere, nel rispetto dell’elenco de quo, al familiare più prossimo. Ebbene, nell’intento di soddisfare il bisogno dell’avente diritto (rectius, genitore) il dettato codicistico consente all’obbligato di poter far fronte alla situazione di indigenza dello stesso genitore o attraverso “un assegno alimentare corrisposto in periodi anticipati” ovvero accogliendolo e mantenendolo nella propria abitazione (art. 443 c.c.). Se ci si sta chiedendo, infine, come poter far valere il proprio diritto agli alimenti, va a riguardo chiarito che, ove mai non si dovesse ricevere la dovuta assistenza spontaneamente dai familiari più prossimi, allora l’avente diritto potrà adire l’autorità giudiziaria così formulando una specifica richiesta.Un obbligo, dunque, questo di cui sopra che, a ben vedere, ancora le sue radici nel più ampio concetto di solidarietà familiare e sociale e che, al contempo, riproduce in termini legali un dovere che forse, più semplicemente, dovrebbe tradursi in un gesto doveroso da parte dei figli nei confronti dei genitori, così rendendo, come un cerchio che si chiude, la nostra spalla la loro ancora.

*Chiara Valeria Schafli Avvocato, laureata a pieni voti in Giurisprudenza presso la “Luiss Guido Carli” con una tesi in Diritto Privato, titolata “La donazione indiretta e l’azione di riduzione”. Collabora da anni con diversi studi legali, da sempre prediligendo il ramo civilistico del diritto ed affrontando con grande passione sopratutto le tematiche connesse al diritto di famiglia ed alla tutela dei minori nonchè gli aspetti inerenti la contrattualistica nazionale ed internazionale.

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