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RU ZUNPU DE RU SCARPARU, LA TRADIZIONE SPOPOLA A LETINO

LETINO. Ogni borgo, ogni contrada ha una storia da raccontare, un mito locale che affonda le radici nella memoria degli anziani che la raccontano ai giovani, tramandandola così di generazione in generazione.Sarà vera, sarà fantasia? Non è dato saperlo, ma in Paese se ne parla e allora diventa di fatto vera.E a far rivivere una vecchia storia letinese ci ha pensato lo scrittore e regista napoletano Angelo Cannavacciuolo, che ha raccolto le parole che passano furtive negli stretti vicoli montani del paese abbarbicato sull’Appennino e ne ha tratto una miniazione drammatica, collocata  nelle strade del centro storico, tornate, come per magia, a rivivere il tempo passato. L’amore contrastato della bella fanciulla di nobile famiglia letinese per il povero ciabattino (ru scarparu) – unica sua alleata la vecchia nutrice interpretata da Giorgia Palombi –  dopo la classica “fuitina”  si conclude tragicamente, per l’ostilità della famiglia, destinata poi a pentirsi, con il salto da un dirupo (ru zumpu). Puntuale e gradevole l’interpretazione dei due giovani attori locali, tra i quali spiccava per chiarezza ed incisività, Filippo Fortini.Lo spettacolo si inseriva armoniosamente nella cornice approntata in collaborazione con la Proloco, cornice che ci aveva fatto rivivere la Letino dei tempi andati con la sfilata delle donne in costume tradizionale, di chiara origine greca o per lo meno balcanica, e la suggestiva “Cerimonia della Parentezza”, che ci ha riproposto l’antico rito nuziale.

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