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RUBRICHE- LE EMOZIONI CORRONO SUI SENTIMENTI

*ANTONIO CANTELMO| Per apprezzare il significato delle emozioni, basta immaginare la vita senza di esse. In luogo degli alti e bassi che sperimentiamo quotidianamente, la vita si ridurrebbe ad una vasta pianura vuota. Senza dubbio, l’espressione delle emozioni caratterizza in larga misura l’essenza stessa dell’uomo. Ad esempio, se pensiamo agli alieni nei film di fantascienza, essi hanno spesso l’aspetto di creature terrestri, ma si rivelano inumani perché non manifestano emozioni. Le emozioni, come l’amore, l’odio, la gioia, la paura, la vergogna, ecc., sono sentimenti che tutti proviamo nella vita prima o poi. Quando siamo trasportati da un sentimento, ci viene difficile pensare che in realtà ci sono delle parti del nostro cervello che in quel momento, grazie al coinvolgimento di trasmettitori chimici, stanno producendo queste sensazioni. L’area del cervello che è responsabile dell’origine e della gestione delle emozioni viene chiamata sistema limbico. Ad esempio supponiamo che ci si trovi a passeggiare di notte in una strada deserta…ad un certo punto avvistiamo un gruppo di ragazzi dall’aspetto minaccioso. Di fronte ad una situazione di questo tipo potremmo avvertire uno stato crescente di ansia e paura che possiamo riconoscere da un aumento del battito cardiaco, della respirazione e dalla sudorazione. Queste sensazioni ci porteranno a scappare o a prepararci ad un eventuale confronto. Numerosi esperimenti suggeriscono che l’amigdala può “imparare” a rispondere a degli stimoli. E’ stato altresì ampiamente dimostrato che se un soggetto ha imparato ad associare ad un segnale un dolore, quando gli verrà mostrato il segnale egli proverà paura, anche se non sarà seguito da uno stimolo doloroso. L’amigdala è coinvolta, insieme all’ippocampo, anche nell’aggressività e nella rabbia. Essa infatti è il centro di tutte le nostre passioni e rappresenta l’archivio della memoria delle nostre emozioni. Il sistema limbico è una parte del cervello creatasi centinaia di milioni di anni fa, che condividiamo con le altre specie animali anche meno evolute di noi. Molte specie, compresa la nostra, comunicano le proprie emozioni mediante cambiamenti di posizioni, espressioni facciali e suoni non verbali (sospiri, gemiti, ringhi). Queste espressioni assumono vantaggiose funzioni sociali, comunicano agli altri individui quello che proviamo e soprattutto cosa abbiamo intenzione di fare. Per esempio, avvisano un rivale che siamo arrabbiati, o rivelano ai nostri amici che siamo tristi e gradiremmo un po’ di conforto e rassicurazione. Questo metodo di comunicazione spesso involontario, è in parte regolato dal nostro sistema limbico. Tuttavia, le emozioni che si generano in questo sistema, non sono completamente libere di esprimersi, senza filtri. Infatti, l’aria più evoluta del nostro cervello, la corteccia, ha una funzione di regolazione dell’area limbica, e questo permette spesso l’ini9bizione o il controllo di emozioni che a volte potrebbero essere dannose, come la rabbia o le aggressività sproporzionate. L’area limbica è composta da diverse formazioni, tra cui l’ippocampo, il giro del cingolo, i corpi mammillari e l’amigdala. L’amigdala è una zona del cervello che ha la forma di una mandorla (dal greco amygdali che significa mandorla) e rappresenta la sede in cui confluiscono le informazioni delle nostre emozioni. Essa svolge una funzione determinante nelle nostre reazioni ad oggetti e situazioni che rivestono un significato biologico particolare, e per questo è coinvolta  nelle risposte al pericolo dando inizio ad una serie di reazioni finalizzate alla difesa personale. La maggior parte delle evidenze che supportano questo meccanismo di regolazione delle emozioni ci arrivano da studi condotti su animali. Ma allora, come si può effettivamente avere una conferma che tutto questo sia valido anche per l’uomo? Ovviamente sull’uomo, ovviamente sull’uomo non è possibile né etico condurre esperimenti in cui viene appositamente lesionata una certa parte del cervello. La conferma della funzione di controllo della corteccia sulla zona limbica arriva da un famoso caso riportato in letteratura, noto come il caso di Phineas Gage (San Francisco). Phineas era un capocantiere di 25 anni che, nel 1848, fu vittima di un incidente sul lavoro: un’esplosione fece conficcare un’asta di metallo nella sua testa, sotto l’occhio sinistro. L’asta di metallo attraversò il cranio, lesionando una vasta aria del cervello e sbucò dalla parte superiore del cranio. Gage restò vivo, fu immediatamente soccorso, curato e dopo un mese fu di nuovo in giro per la città.  Dopo l’incidente Gage, sembrava apparentemente normale, ma ciò che era mutata era la personalità. Diventò una persona sregolata, irriverente, volgare, ostinata e intollerante e non riusciva più a portare avanti i suoi piani di lavoro. Gage visse per altri 12 anni da sbandato.  Gli studi che furono condotti successivamente sul suo cranio,  hanno permesso di stabilire che l’asta aveva lesionato la corteccia che non poteva più controllare quindi la parte del cervello deputata alle emozioni: quella del sistema limbico. Queste emozioni tuttavia si manifestano quando la risposta dell’amigdala è talmente rapida che ci fa agire ancora prima che la corteccia dica la sua. La corteccia ne possiede soltanto il concetto, la parte razionale, che però le è utile per regolarla e proteggerci dalle scelte che potrebbero essere dannose se dettate solo dalle emozioni.

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*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC di Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE) – 0823/783600 – 330/659140 antonio.cantelmo@libero.it

 

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