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SUCCESSO A RAVELLO PER LA “DIRINDINA” DI SCARLATTI CON “LA REAL CAPPELLA DI NAPOLI”

RAVELLO. Che l’opera buffa tenda a superare gli angusti confini dell’Intermezzo d’opera per divenire genere a se stante risulta evidente da “La Dirindina”, delizioso lavoro di Domenico Scarlatti andato in scena  nell’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello il 26 agosto u.s.. La complicità tra i due reggitori dello spettacolo, il revisore dell’opera nonché direttore d’orchestra Ivano Caiazza ed il regista Filippo Zigante, ci ha donato un pertinente allargamento del cast ad un quarto personaggio, la cameriera “Assuntina”, un pò “Serva Padrona” pergolesiana, un pò “Zerlina” mozartiana. l’Opera  scorre con eleganza e faciltà, grazie ad una direzione attenta e scrupolosa, perfettamente conforme alla prassi esecutiva settecentesca ma non per questo pedantemente accademica. L’ensemble de’ “La Real Cappella di Napoli” ha mostrato un piglio tecnico elevato caratterizzato da bel suono nella pulizia degli abbellimenti. Argute le trovate registiche che raccontano l’esile trama con garbo, arricchendola di particolari che la rendono più brillante e spiritosa. Un esempio per tutti la sottrazione da parte di Don Carissimo dello spartito che la Dirindina dovrà cantare a Milano. Vocalità chiara ed agile unita a presenza scenica hanno contraddistinto l’interpretazione  del ruolo di Dirindina da parte del soprano Ilaria Iaquinta, ben coadiuvata dal basso/baryton Enrico Di Geronimo, impegnato nel ruolo di Don Carissimo, precursore del rossiniano “Don Basilio”.

Doti di attrice, oltre che buona vocalità hanno contraddistinto la “Assuntina” del mezzosoprano Angela Fagnano. Mattatore nel cast vocale è stato il contraltista Angelo Bonazzoli, superbo “Liscione” scenicamente impeccabile e dalla dizione chiara e intellegibile, cosa questa particolarmente ardua per la voce di contraltista. Interessante l’apporto del direttore di scena Giuseppe Zarbo che ha reso spazio teatrale un ambiente diversamente destinato. Gli inserti curati dal revisore Ivano Caiazza hanno dato allo spettacolo forma completa, atta a “far serata” colmando così un deficit di durata di un lavoro progettato per la funzione di Intermezzo.Al temine applausi convinti per tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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