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COS’E’ LA “SUPPLENZA GIUDIZIARIA”

* Adriano Prato|(anche lo Ius receptum. Il receptum è un istituto del Diritto romano che indicava un patto protetto da un editto pretorio).

In tutte le democrazie occidentali, la magistratura e l’attività giudiziaria condotta dagli avvocati hanno conquistato uno spazio e un’importanza notevole a fronte della carenza della produzione normativa (le leggi) in conseguenza del decadimento della politica. Il fenomeno, contrariamente a ciò che si può pensare, è del tutto negativo sia a livello nazionale che europeo. Una volta, infatti, dal Montesquieu, il giudice era definito “la bocca che pronuncia le parole della legge”, nel senso che la funzione del giudice era quella di applicare la legge ad una reale controversia che gli veniva sottoposta. Oggi, invece, il legislatore ha voluto abdicare al suo compito e i giudici e gli avvocati, a fronte della carenza di norme specifiche che tutelino con chiarezza determinati rapporti giuridici o ipotesi di reato particolari assimilabili  o meno a quelle previste, svolgono un ruolo molto più difficile che è quello di compiere operazioni interpretative molto sofisticate che vanno ad integrare la completezza della legge e dell’ordinamento giuridico. Insomma, per dirla in modo più comprensibile, gli avvocati sono costretti a rifarsi alle continue interpretazioni giurisprudenziali al fine di convincere i giudici sulla legittimità e la tutela degli interessi dei propri assistiti a fronte di un assente od oscuro linguaggio legislativo,  nel contempo i giudici si vedono oberati di un’interpretazione molte volte sofisticata della legge che può condurre e spesso conduce a conflitti tra i vari giudicanti di merito fino ad arrivare a contrasti tra le stesse Sezioni della Corte di Cassazione che, seppur a volte risolti dalle Sezioni Unite, vengono continuamente a rinnovarsi.

In poche e semplici parole l’Ordinamento Giuridico più che essere integrato dal legislatore viene integrato dalla giurisprudenza: questa è quella che si può definire la supplenza giudiziaria.

Il fenomeno è ancora più accentuato se l’analisi la rivolgiamo a livello internazionale. Difatti, anche a livello europeo il diritto dell’Unione, nel quale si cercano di tenere insieme istituti e concetti propri degli ordinamenti giuridici dei Paesi membri, si fonda sulla giurisprudenza.

Sul punto va sottolineato che, essendo l’Unione Europea una unione economica e monetaria e non una unione politica, il diritto europeo non tutela i diritti e le libertà dei cittadini che rimangono nella disciplina legislativa dei singoli Stati. La Sovranità in merito, pertanto, si appartiene ai singoli Stati e se il legislatore italiano abdica al suo compito a causa della crisi della politica e della manifesta incompetenza di molti degli eletti il fenomeno innanzi trattato si amplierà sempre di più a danno dei Cittadini i quali non vedranno sanciti con legge i loro diritti, i loro doveri e le libertà ma dovranno continuare ad affidarsi sempre più alla “supplenza giudiziaria”.

In tanto nulla “da guadagnare” avranno neppure gli avvocati e i magistrati, i quali dovranno continuare a districarsi in continue e diverse interpretazioni di vecchi ed oscuri dettati normativi non più adeguati alla modernità. Il Diritto, infatti, da sempre, è in continua evoluzione avendo sempre quale sua fonte la morale e la necessità di disciplinare nuove “situazioni” che la moderna società ha creato.

Oggi, oltretutto, più di ieri, si riscontra, anche nella politica, una maggiore ignoranza del diritto pubblico sia costituzionale che internazionale e, non a caso, si è accentuato il conflitto istituzionale tra politica e magistratura al punto che, addirittura, la politica emette a volte “sentenze” che non hanno alcun riscontro normativo.Non può d’altronde sottacersi che talvolta anche alcuni magistrati inquirenti e giudicanti, nella loro interpretazione della legge, sforano in opinioni di tendenza politica.Si impone, pertanto, da un lato la riforma seria della giustizia e dall’altro che il legislatore non abdichi più al suo compito. Queste, congiuntamente a quelle che riguardano l’economia, sono le riforme più urgenti da porre in atto al di là della sterile propaganda. Si deve quindi attuare il principio della certezza del diritto.Con il tempo, purtroppo, lo documenta la storia, ove non si viva in uno Stato di Diritto, il cittadino smarrisce il senso civico. La perdita del senso civico cancella la Cultura di quel Popolo e quindi di quello Stato.Il richiamo allo ius receptum nel presente scritto vuol anche sottolineare che è errato legiferare in funzione di indirizzi politici di tendenza, ma che è invece necessario legiferare esclusivamente a tutela degli interessi di natura squisitamente collettiva evitando al massimo ogni possibilità di conflitto istituzionale,

* Avvocato Adriano Prato.

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