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RUBRICHE- LE NEVROSI

*Antonio Cantelmo|.  Le nevrosi riconoscono come sintoma fondamentale e comune ai vari tipi clinici, l’ansia. Di fronte  a determinate situazioni ambientali e/o somatiche è l’ansioso a presentare una risposta nevrotica. Quando i pericoli (interni o esterni) mettono l’Io alla prova, i meccanismi adattivi entrano in azione e cercano di mantenere un equilibrio stabile. Se il processo di adattamento dell’individuo non raggiunge un certo grado di efficienza, né attraverso la modificazione dell’ambiente, né attraverso le modificazioni della personalità (adattamento alloplastico e autoplastico), si ha lo scompenso con relativa comparsa della nevrosi. Tra i vari fattori che contribuiscono a scatenare la nevrosi e creare le condizioni per cui le forze psichiche vengono a cozzare  fra loro, Freud ne ha messo in evidenza tre: 1) la dipendenza prolungata e il lungo bisogno di assistenza del bambino; 2) il periodo di latenza, 3) la circostanza che l’Io si vede costretto a trattare certe pulsioni istintuali dell’Es come pericoli. Il bambino trova una determinata organizzazione sociale alla quale si adatta, ma a sua volta lungo il processo di maturazione cerca di modificarlo creandone uno nuovo (Hartmann). I processi di adattamento fra uomo ed ambiente sono caratterizzati dalla reciprocità di influenza, per cui non si può contrapporre l’uomo all’ambiente, ma si deve concepire l’unione uomo-famiglia-società come un legame inscindibile e in continua trasformazione. Possiamo chiamare “condiscendenza sociale” (coniata da Freud) quella struttura che determina almeno in parte il successo o il fallimento di un comportamento umano ai fini dell’adattamento. Essa ha un ruolo primario non solo nello sviluppo della nevrosi, della psicopatia e della delinquenza, ma anche nel normale sviluppo e nella primissima organizzazione sociale del bambino. Quando i conflitti rimangono insoluti e le tecniche di difesa non sono più sufficienti a fronteggiare la tensione e l’ansia, si manifesta la nevrosi. Tutti gli individui nella vita sono costretti a fronteggiare situazioni frustranti o stressanti, ma solo alcuni reagiscono con una risposta nevrotica. Viene cosi indicato il criterio che serve a distinguere una nevrosi fisiologica, cioè nell’ambito dello stato di salute mentale, da una nevrosi patologica. In quest’ultima i sintomi (tristezza, irritabilità, astenia, insonnia) acquistano una dimensione e si protraggono per un periodo di tempo abbastanza lungo. Dare  un’esatta definizione di salute mentale è complicato e non può essere racchiusa nel cerchio di un’assenza di sintomi o in quello della media statistica. Nell’ultimo decennio la psichiatria trans-culturale ha ben evidenziato la differenza di manifestazioni psicopatologiche in funzione delle culture, riducendo le dimensioni dell’etno-centrismo  psichiatrico. In effetti ciò che è considerato patologico da noi occidentali è ritenuto normale da altre culture. Ecco perché il concetto di normalità è tutt’ora in discussione. Si è tentato di adottare un criterio statistico, ma le critiche sono numerose e varie; oppure si è cercato un compromesso ricorrendo a tre criteri messi insieme: culturale, statistico e psichiatrico. Dallo stato di salute mentale a quello di nevrosi corre una linea continuativa nella quale però possiamo riconoscere dei quadri clinici abbastanza caratteristici. La nevrosi può apparire come una crisi nel corso della vita (crisi biografica) o può presentare un tale carattere di continuità che ci fa parlare di “struttura nevrotica” della personalità. La sintomatologia è compresa in un vasto raggio nel quale spiccano: l’ipocondria, la fobia, l’idea coatta e molti altri sintomi che costituiscono la facciata esterna della nevrosi. Dietro la facciata troviamo le situazioni conflittuali e le perturbazioni della personalità.  La distinzione fra stimoli provenienti dal conscio e dall’inconscio non è sempre possibile perché legata al livello di accessibilità alle motivazioni da parte del medico e quindi soggetta alla variabilità individuale. Del resto motivazioni nettamente consce possono contenere elementi inconsci inaccessibili. Le nevrosi che insorgono da situazioni particolari sono definite come situazionali, facendo riferimento sia a situazioni ambientali e sia a situazioni interne. Possiamo osservare un quadro nevrotico nell’impiegato che non tollera le frustrazioni inflittegli  nell’ufficio o nell’operaio che non sopporta usuranti turni di lavoro (situazione ambientali) oppure nell’infortunato che teme il sopraggiungere di una nuova crisi (situazione interna). La reazione dipende dall’arresto psichico originario del paziente e dalla sua maturazione, nonché dal senso che le motivazioni hanno per lo stesso e dall’accoglienza che il mezzo socio-familiare riserba alle sue espressioni disadattive. Noi parliamo di nevrosi ma nella letteratura tedesca si incontra il termine di personalità psicopatica (Schneider), per indicare quelle personalità che soffrono della loro anomalia e che di conseguenza fanno “soffrire” la società. Tale concetto inteso come concetto che si allontana dall’anomalia, è allo stato attuale in “crisi”, vista la difficoltà di trovare un riferimento in una norma ideale sociologicamente valida. D’altra parte si sa che le norme sono sempre soggette a variabilità socio-culturale. Nella letteratura anglosassone il concetto di nevrosi viene collegato a quello di “reazione” a conflitti esterni, mentre i disturbi della personalità psicopatica sono compresi nel gruppo delle nevrosi del carattere sociopatico, forme peraltro discutibili e decisamente lontane dai quadri clinici delle vere e proprie nevrosi.

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*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE) – 0823/783600 – 330/659140 -antonio.cantelmo@libero.it

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