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INTERESSANTE CONVEGNO SUL LAVORO DEI MARITTIMI, PRESENTE ANCHE IL SEGRETARIO GENERALE CONFINTESA LORENZO SANTABARBARA

“Da un futuro incerto ad una opportunità” è stato il tema di un importante convegno della Confintesa Napoli  sul lavoro marittimo di Procida al quale ha partecipato fra gli altri il segretario generale di Confintesa, Lorenzo Santabarbara. Dalla sua relazione, che vi riportiamo integralmente, emergono problemi e soluzione per un settore delicatissimo.“Il mondo del lavoro marittimo è tanto meraviglioso, quanto travagliato e colmo di criticità per le quali, Confintesa si sta adoperando, impegnando le proprie energie, le proprie risorse e la propria esperienza dice Santabarbara –  nella materia sindacale, affinché alcuni aspetti lavorativi del settore siano riportati nei canoni della legalità. Mi riferisco, in particolare, al decreto legislativo nr. 221/2016 che, apportando modifiche alla legge nr. 30/1998, all’articolo 4, recita testualmente:  “Per le navi traghetto ro-ro e ro-ro pax, iscritte nel registro internazionale, adibite a traffici commerciali tra porti appartenenti al territorio nazionale, continentale e insulare, anche a seguito o in precedenza di un viaggio proveniente da o diretto verso un altro Stato, i benefici fiscali di cui al comma 2 sono attribuiti a condizione che sulla nave sia stato imbarcato esclusivamente personale italiano o comunitario.». E’ sotto gli occhi di tutti, purtroppo,  che la maggioranza delle compagnie di trasporto navale, battenti bandiere italiane, e persino quelle impegnate nei trasporti nelle acque nazionali italiane, contravviene sistematicamente a tutto ciò, assumendo lavoratori extracomunitari, sottopagandoli, beneficiando nel contempo, degli sgravi fiscali previsti dal citato decreto legislativo. In tal caso, non solo si contravviene alle leggi dello Stato col beneplacito delle Amministrazioni di quello stesso Stato preposte ai controlli fiscali e legali della vicenda, ma si è preferito aggiungere la disoccupazione di migliaia di lavoratori del settore in questione alla già dilagante crisi occupazionale di ogni comparto lavorativo che sconvolge il Paese Italia.A ciò, poi, si aggiunge la complicità, e oserei dire, il tradimento a danno dei lavoratori del settore, e sottolineo la parola tradimento, di quelle organizzazioni sindacali rappresentative che, apparentemente, attraverso i media, si schierano dalla parte dei lavoratori, salvo poi sottoscrivere accordi bilaterali,  in dispregio alle leggi vigenti e al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di comparto.Poi è chiaro che ci sono le eccezioni: quelle compagnie navali che si attengono scrupolosamente alle leggi dello Stato. Tra queste, mi vengono in mente, ad esempio, la Moby e la Tirrenia, riconducibili all’Armatore, dott. Vincenzo Onorato, che hanno optato, da sempre, di rispettare i parametri legali di cui sopra, prediligendo l’i-ta-lia-ni-tà nella scelta dei propri dipendenti. Quella legalità, che se applicata da tutti,  restituirebbe lavoro e dignità ai tanti lavoratori marittimi italiani.Non molto tempo fa, al riguardo, ebbi modo di leggere una dichiarazione del dott. Onorato, che riporto integralmente: “In un momento in cui, finalmente, nei programmi politici torna ad apparire il concetto di italianità, come valore e obiettivo, eserciteremo la nostra funzione di sprone sul nuovo governo per continuare questa battaglia decisiva per la dignità dei lavoratori italiani e per il ripristino di condizioni di giustizia sociale”. Ebbene, aggiunge Santabarbara, dottore Onorato, ma mi rivolgo a chiunque altro condivida la stessa linea attuativa, in quella battaglia a cui Lei fa riferimento troverà sempre un Suo alleato: Confintesa. Confintesa è, e sarà sempre al fianco di chiunque si ponga a difesa dei lavoratori italiani, e quindi, nel caso in specie, dei circa sessantamila marittimi a cui è stato tolto lavoro e dignità.Il problema reale – conclude – è che, fino ad ora, la politica è rimasta sorda, cieca, non ha mai voluto prestare la propria attenzione alla problematica del lavoro marittimo sopra esposto, perché ogni soggetto giuridico, benché interessato alla risoluzione della vicenda, ha agito per proprio conto dimostrando in tal modo la frammentazione e non l’unione d’intenti. L’interesse deve essere oggettivo e per essere tale, ma soprattutto, per destare interesse della politica, bisogna unire le forze e puntare verso un’unica meta, ossia restituire ai marittimi in difficoltà ciò che reclamano da tempo: la possibilità di garantire a loro stessi, alle loro famiglie, ai loro figli, quel  modesto, ma dignitoso pezzo di pane da mettere a tavola”.

 

 

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