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RUBRICHE- IL DIRITTO DEI FIGLI MAGGIORENNI AD ESSERE “MANTENUTI”

 Gentile Avvocato, con l’espressione “mantenimento della prole” può intedersi anche l’obbligo di garantire un sostegno in termini di crescita e formazione ad un figlio maggiorenne? Sin quando lo stesso potrà aver diritto a vedersi riconoscere un sostegno in questi termini? La ringrazio.

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  *Chiara Valeria Schafli – Ricorre spesso, oggi, il delicato tema del mantenimento della prole, e, in particolare modo, dei figli maggiorenni. Ma cosa si intente per mantenimento? E sopratutto, ci si riferisce ad un dovere destinato a cessare al raggiungimento della maggiore età dei propri figli o, viceversa, si vuol intendere come tale quell’obbligo non ingessato da limiti temporali e finalizzato a garantire una futura indipendenza di un figlio? Orbene, scorrendo il testo costituzionale nonchè gli art. 147 e s.s. del codice civile si legge che  “è dovere e diritto dei genitori “[…]mantenere, istruire ed educare i figli […]”, tenendo conto delle loro inclinazioni naturali ed aspirazioni”.  A ben vedere, ci si trova dinanzi ad un obbligo che sussiste già per il sol fatto di aver generato un figlio e che trova giustificazione nel più generale dovere di solidarietà; ovvero dovere quest’ultimo teso a tutelare l’interesse degli stessi figli a ricevere un sostegno ed un aiuto nel corso della propria crescita e della propria formazione.

Un obbligo, dunque, che, commisurato e proporzionato alle sostanze patrimoniali ed alla effettiva capacità lavorativa del padre e della madre, “[…] va determinato in modo da assicurare tutte le necessità di assistenza morale e materiale, di cura e di educazione, comprensive dell’aspetto scolastico, sportivo, sanitario e sociale […]” (tratto da “Le fonti del diritto italiano, Codice Civile”, a cura di Pietro Rescigno, X edizione). A tal punto va da sè il chiedersi sin quando l’obbligo de quo è destinato a sopravvivere.    Ebbene, circa la sua durata giova precisare che lo stesso non cessa automaticamente al raggiungimento della maggiore età, ma ha una durata variabile potendo protrarsi sin quando il figlio sia in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze. Ma cosa si intende per capacità di far fronte alle proprie esigenze? E sopratutto, come si intende considerare tale aspetto allorquando si discute di mantenimento nell’ambito di un giudizio di separazione  dei coniugi?Ebbene, proprio a sostegno di ciò sopraggiungono le numerose pronunce che, negli anni, hanno statuito importanti dictat in materia, ponendo specifici limiti alla concreta operatività del diritto/dovere in analisi. Ecco, infatti, che gli Ermellini, con una recente pronuncia, hanno nuovamente negato il riconoscimento di un assegno di mantenimento a favore di un figlio maggiorenne che avendo intrapreso un’attività lavorativa ha dimostrato “il raggiungimento di una adeguata capacità” economica (Cass. Civ. [ord.], sez. VI, 14 marzo 2017, n. 6509; ex multis Cass. Civ., sez. I, 20 agosto 2014, n. 18076).Indirettamente, dunque, è agevole dedurre che un mantenimento a favore dei figli ormai maggiorenni va parametrato e commisurato ad un’autosufficienza degli stessi che impone una valutazione in termini di età, effettivo conseguimento di un livello di competenza tecnica e professionale, impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione nonché, e, in particolar modo, condotta personale effettivamente tenuta, dallo stesso ragazzo, sin dal raggiungimento della maggiore età.Evidente come al dovere così imposto corrisponda, pertanto, un vero e proprio dovere di autoresponsabilità del figlio, ormai maggiorenne, il quale di certo non può pretendere il protrarsi dell’obbligo di mantenimento oltre un ragionevole lasso di tempo ed oltre i limiti giustificativi dello stesso, quali, per l’appunto, “il perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione” (Cass. Sezioni Unite, n. 20448/2014).

*Chiara Valeria Schafli Avvocato, laureata a pieni voti in Giurisprudenza presso la “Luiss Guido Carli” con una tesi in Diritto Privato, titolata “La donazione indiretta e l’azione di riduzione”. Collabora da anni con diversi studi legali, da sempre prediligendo il ramo civilistico del diritto ed affrontando con grande passione sopratutto le tematiche connesse al diritto di famiglia ed alla tutela dei minori nonchè gli aspetti inerenti la contrattualistica nazionale ed internazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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