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RUBRICHE- LE NEVROSI FOBICO-OSSESSIVE, COSA SONO ?

Antonio Cantelmo|. Nelle nevrosi i sintomi che fanno da comune denominatore sono: l’ansia, l’insicurezza e la sfiducia nelle proprie possibilità. In primo piano troviamo rispettivamente le fobie e le ossessioni. Esse, come accade per ogni altro sintomo psicopatologico, non sono né esclusive né patognomoniche delle nevrosi fobico-ossessive. Le idee e i comportamenti fobico-ossessivi  possono infatti comparire nella schizofrenia e, in misura minore, in altre psicosi (depressive, epilettiche, oligofreniche, ecc.). caratteristica comune sia alle fobie che alle ossessioni è il riconoscimento, da parte del soggetto, della sua 2anormalità”. Per  dare un esempio concreto di cosa sia un’idea fobica basta pensare a coloro che vengono colti da uno stato di ansia quando devono inoltrarsi in uno spazio aperto (agorafobia) o chiuso (claustrofobia). A queste tematiche si può aggiungere la paura di perdere la vita (tanatofobia), di impazzire, di essere sepolti vivi (tafofobia) nel senso che si verifichi il caso di un’improbabile morte apparente. Quest’ultima, considerata dagli antropoanalisti (Heidegger e Binswanger) quale fenomeno essenziale dell’esistenza umana è collocata sullo stesso piano della colpa, della solitudine e della noia, è vista da Freud come un fallimento del meccanismo di “rimozione”. L’ansia quale conseguenza di stati conflittuali condiziona la repressione o la manifestazione di certi comportamenti, quali le fobie. In esse può esistere un pericolo reale, mentre nella paura l’oggetto è sempre presente; ma nella “paura” del fobico si può ritenere trattarsi di uno pseudo-oggetto, vale a dire di una rappresentazione simbolica di circostanze diverse nelle quali si è prospettata una minaccia ai valori cardini della persona. Diverso sviluppo ha avuto invece questa problematica negli studi ad impronta antropologico-esistenziale. Qui si mantiene la primaria distinzione fra paura (con oggetto) ed ansia (contatto col nulla). Ed è proprio nell’ambito delle nevrosi fobico-ossessive che l’ansia rivela componenti che non si possono celare nei meccanismi di repressione e difesa. Per quanto riguarda le ossessioni (idee ossessive) il quadro è analogo a quello delle nevrosi fobiche. Anche in questo caso è presente una marcata carica ansiosa, l’incapacità di fugarla e, di conseguenza, una sorta di fiducia nelle proprie capacità volitive ed emotive. In linea di massima le ossessioni consistono in contenuti ideativi senza un concreto substrato emozionale, ma che hanno la caratteristica di presentarsi alla mente del soggetto e, suo malgrado, gli appaiono incomprensibili e talora ridicole, ma iniziano ben presto a preoccuparlo quando si rende conto che è quasi del tutto incapace di allontanarle e, si accorge dell’effettiva costrizione che deve subire e della possibilità che tali idee si traducono in atto. A titolo di esempio possiamo ricordare l’idea ossessiva di gettarsi dalle finestre aperte; è ovvio che colui che vive tali esperienze e non ha alcuna intenzione di suicidarsi, soffre in maniera angosciosa perché si sente aggredito da questa idea “parassita” e perché teme di poter cedere ad essa in un attimo di estremo scoramento. Vanno altresi ricordate le seguenti ossessioni: contare i gradini che si salgono, controllare per un certo numero di volte (atto che si intensifica sempre di più) di aver ben chiuso la chiavetta del gas o la porta di casa, bestemmiare quando si entra in chiesa o quando si pensa a temi religiosi, rappresentare situazioni erotiche o pronunciare oscenità del tutto inadeguate accorgendosi di agire contro la propria volontà. Sia nel caso delle fobie che delle ossessioni si arriva al punto che l’ansia esplode ancor prima che si presenti alla coscienza il contenuto ideativo morboso: è il timore che esso compaia a scatenare la reazione emotiva. Non sarà difficile immaginare quale tipo di rapporti interpersonali e intrafamiliari stabiliranno questi malati. Il rupofobico (rupofobia: paura dello sporco) ad esempio costringerà i familiari a sottoporsi a complicati cerimoniali “igienici” che lui stesso esegue; impedirà che qualcuno indossi abiti rossi perché gli ricordano il sangue, rifiuterà di mangiare e di dormire in alberghi poiché impossibilitato a controllare minuziosamente l’ambiente. Spesso i suoi rapporti con gli altri si rompono a causa del suo strano comportamento: non consentire alla stretta di mano, a salire su un mezzo di trasporto pubblico, ad aprire le porte di casa altrui con le mani (proteggendosi con un fazzoletto o facendo leva con il gomito). Il decorso di tali nevrosi può essere acuto o cronico; in tal caso il problema terapeutico si presenta particolarmente difficile. A livello terapeutico è molto indicata la psicoterapia individuale (cognitivo-comportamentale) e soddisfacenti risultati sono stati ottenuti con l’associazione : clomipramina – paroxetina – escitalopram e levosulpiride.

Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC di Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Membro della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE) . antonio.cantelmo@libero.it – 0823/783600 – 330/659140

 

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