Ultime notizie

PSICHIATRIA – IL DISTURBO PSICOTICO

|Antonio Cantelmo| – Il termine psicosi fu introdotto nel 1845 da Ernst von Feuchtersleben (affermato scrittore e Sottosegretario austriaco all’Istruzione) con il significato di “malattia mentale o follia”. Trattasi di un grave disturbo psichiatrico, espressione di una grave alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con compromissione dell’esame di realtà, inquadrabile da diversi punti di vista a seconda della lettura psichiatrica di partenza e quindi del modello di riferimento. I sintomi psicotici sono ascrivibili a disturbi di forma del pensiero, disturbi di contenuto del pensiero e disturbi della senso-percezione. I disturbi di forma del pensiero  consistono in alterazioni del flusso ideatico (fino alla fuga delle idee e all’incoerenza) e dei nessi associativi, come la tangenzialità (le risposte di traverso e i salti di palo in frasca); i disturbi di contenuto del pensiero si manifestano con un’ideazione delirante prevalente; infine i disturbi della senso-percezione si evidenziano con allucinazioni uditive (a carattere imperativo, commentante, denigratorio o teologico), visive, olfattive, tattili, cenestesiche (disturbi della sensazione: benessere-malessere) e geusiche (gustative). Tali sintomi possono presentarsi in diverse condizioni in corso di disturbi mentali organici secondari a malattie internistiche o neurologiche: come il lupus eritematoso sistemico o LES (malattia autoimmune), le endocrinopatie,, l’uremia (stadio terminale dell’insufficienza renale), la porfiria (malattia rara spesso ereditaria con alterazione nel sangue dell’attività enzimatica – gruppo EME – , causata dalla mancanza di ALA-Deidratasi), la sindrome di Wilson (malattia genetica autosomica recessiva caratterizzata da abnorme accumulo di rame nel fegato e nel cervello), la corea di Huntington (malattia genetica neurodegenerativa caratterizzata da movimenti muscolari ipercinetici incontrollabili, da declino cognitivo e da problematiche psichiatriche), le lesioni del lobo frontale e parietale, l’epilessia, l’abuso di sostanze come alcol, anfetamina, cocaina, cannabis e allucinogeni; in corso di disturbi cognitivi correlati alla demenza; in corso di disturbi dell’umore; in corso di quadri schizofrenici; in corso di quadri schizoaffettivi (psicosi acute, schizofreniformi, reattive brevi, cicloidi, puerperali,, ecc.); in corso di disturbi deliranti di tipo paranoide; in corso di disturbi della personalità. L’età di insorgenza delle psicosi è variabile ma già nel primo anno di vita vi possono essere comportamenti abnormi. Le psicosi hanno una maggiore incidenza tra i 15 e i 55 anni e variano per gravità e prognosi in base alle caratteristiche dell’ambiente in cui la persona vive. Gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’International Pilot Study of Schizofrenia(IPSS: Studio Pilota Internazionale di Schizofrenia) condotti su 1400 individui osservati in un tempo superiore ai 20 anni, mostrano che la schizofrenia è ubiquitaria e che i contesti sociali diversi determinano esiti diversi. Non sono risultate aree geografiche con incidenza particolarmente alta per i disturbi psicotici. Una prognosi decisamente migliore si è evidenziata per i soggetti appartenenti ai paesi in via di sviluppo. E’ risultato inoltre che i quadri clinici che si manifestano in maniera acuta presentano un’evoluzione migliore di quelli con esordio insidioso e progressivo. Tuttavia la tendenza ad un esito migliore nei paesi in via di sviluppo è comunque stata riscontrata sia per i quadri clinici a esordio acuto, sia per quelli a esordio progressivo. L’etiologia  del disturbo è , come per molte condizioni in medicina, molteplice e in larga parte ignota. Da un punto di vista psicobiologico, la sintomatologia psicotica trova una correlazione con alterazioni organiche a vari livelli, da una predisposizione genetica, all’alterato funzionamento di neurotrasmettitori quali la dopamina, la serotonina, il glutammato, il GABA (acido gamma-amminobutirrico),, l’NMDA (acido N-metil-D-aspartico: recettore post sinaptico dell’acido glutammico), i peptidi endogeni e altri ancora. Da un punto di vista fenomenologico, Jaspers parla di esperienze psicotiche quando vengono vissute come incomprensibili per il soggetto per le modalità con le quali scaturiscono dall’attività psichica, facendo declinare le condizioni ontologiche dell’esistenza (tempo, spazio, coesistenza, progettualità). Secondo Kenberg la psicosi si distingue dalla nevrosi per la “diffusione dell’identità” e la messa in atto di meccanismi di difesa primitivi (idealizzazione primitiva, svalutazione, scissione, identificazione proiettiva, diniego, onnipotenza) che proteggono l’individuo dalla disintegrazione e dalla fusione di sé con l’oggetto, con regressione di fronte all’interpretazione. Un altro elemento distintivo è quello della perdita della percezione della realtà. Infatti, al contrario, lo psicotico non accetta la realtà che lo circonda, e ne crea una diversa nella sua mente. La psicoanalisi interpreta le psicosi come una frattura con la realtà esterna, dovuta alla pressione dell’Es sull’Io. L’Io cede all’Es per poi recuperare parzialmente la costruzione di una propria realtà attraverso il delirio, recuperando il rapporto oggettuale (Freud). Secondo M. Klein, le psicosi sono legate alla caduta nella posizione schizoparanoide della prima infanzia. Secondo Jung, nelle psicosi si ha il sopravvento di complessi autonomi inconsci sul complesso dell’Io, che non riesce a mantenere il controllo sulle formazioni inconsce. L’indirizzo sociale della psichiatria esprime anche un’interpretazione legata al contesto che, come si è detto, risulta determinante per l’integrazione di queste persone e per la loro riabilitazione. La perversione (dal latino perversum: stravolto) è un atteggiamento deviato che si realizza nell’ideazione e nel perseguimento di comportamenti distorti rispetto al senso comune. Questo termine, dunque, viene utilizzato per quei comportamenti che si oppongono all’ortodossia e alla “normalità”. Solitamente il termine perversione è utilizzato come sinonimo di devianza. A causa della differenza tra le varie culture del concetto di normalità, questo termine può riferirsi a situazioni e comportamenti diversi a seconda dello scenario geografico di provenienza. In passato tale termine era utilizzato soprattutto in ambito religioso per descrivere un’eresia, cioè quel modo di pensare che si opponeva alla comune visione del mondo. Attualmente, tuttavia, lo stesso è utilizzato in massima parte nell’ambito della sessualità e si lega al concetto della parafilia (perversione sessuale). Secondo Freud la perversione è la tensione al puro godimento, liberando questo termine dalla sua accezione puramente negativa.

Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta – Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE ) – 0823/783600 – 330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it

 

Informazioni su Redazione ()
Redazione di Casertasera.it Email: redazione@casertasera.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: