CASERTA, LEGGI RAZZIALI: GIOVEDI 13 DICEMBRE IN UN IMPORTANTE DIBATTITO ORGANIZZATO DA “LA CANONICA”

CASERTA. Ricorrono gli 80 anni delle infauste leggi razziali, emanante dal governo fascista tra settembre e dicembre 1938, anno che fu interamente pervaso dal dibattito sull’antisemitismo e dall’esplosione di una campagna razzista senza precedenti.

La discriminazione razziale è un tema che, inaugurato dal regime fascista nel 1938, non è più morto ma ha soltanto cambiato vestito nel tempo. Camuffato con abiti nuovi, a volte è difficile riconoscerlo da parte di tanti cittadini non attrezzati allo scopo. Per questo motivo “La Canonica” dedica una sua sessione, quella di giovedì 13 dicembre 2018, a dibattere questo tema in occasione degli 80 anni dalla emanazione delle leggi razziali. Lo spunto è stato dato anche dalla pubblicazione del libro “Miraim Mafai” di Lidia Luberto, il quale fornirà un filo conduttore per orientare il dibattito.

In questi ultimi anni si sta assistendo ad un crescente rigurgito dei più vergognosi principi di intolleranza nazifascista, che desta seria preoccupazione tra coloro che credono, vivono e difendono la democrazia. Il razzismo è tutt’altro che debellato in Italia e in Europa tant’è che i nostri mass media ne riportano quotidianamente clamorosi episodi. Tutto ciò malgrado l’uguaglianza sia, almeno in teoria, uno dei valori fondanti dell’Unione europea e della nostra Carta costituzionale. In realtà le disuguaglianze proliferano, alle vecchie se ne aggiungono di nuove, e a volte sembra di regredire rispetto ai passi avanti fatti dalla fine del conflitto mondiale del 1945, da quando cioè si è instaurato nella storia d’Europa il più lungo periodo di pace, di crescita economica e di sviluppo sociale. Infatti, oltre alle diseguaglianze basate sull’errato concetto di razza, sono nate o si sono rafforzate le diseguaglianze basate sul genere, sul’età, sulle abitudini sessuali, ecc. Secondo un sondaggio del 2015 in Europa il 21% della popolazione ha subito discriminazioni; un terzo della popolazione femminile è stato vittima di violenze fisiche o sessuali, a cominciare all’interno della famiglia; il 75% è stato oggetto di molestie nel mondo professionale; a parità di posizione lavorativa le donne continuano a percepire stipendi molto più bassi degli uomini. L’odio razziale o verso minoranze etniche, poi, sempre secondo l’Agenzia europea per i diritti fondamentali, è arrivato a coinvolgere il 24% dei cittadini. Insomma, uno su quattro tra noi, magari anche senza averne piena consapevolezza, cova sentimenti razzisti che possono esplodere in qualsiasi momento. Tutto questo ha un costo altissimo sia a livello sociale, non solo umano ma anche in termini di mancata crescita economica e gettito fiscale sia a livello individuale in termini di opportunità perdute di istruzione, di impiego e di salute, con aggravio dei costi sanitari.

Ma tornando al 1938, la legislazione razzista si concretizzò in una rete di divieti e di esclusioni che vanificarono il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, creando una cittadinanza di serie B per una comunità che, anche per la sua esiguità numerica (il censimento razzista dell’agosto 1938 aveva portato a individuare soltanto 58.412 “cittadini di razza ebraica”, circa lo 0,1% della popolazione totale) si prestava perfettamente alla realizzazione del progetto totalitario di creare nel Paese un clima di mobilitazione, discriminazione e persecuzione contro una minoranza inerme, che al suo interno non era neanche omogenea. Infatti, la fantasia legislativa fascista, contrariamente a quando era avvenuto in Germania, diede vita a una categoria intermedia, quella dei “discriminati”: fermo restando l’impossibilità ad accedere alle pubbliche amministrazioni, venivano esclusi dagli effetti dei provvedimenti razziali i “cittadini italiani di razza ebraica”, che avessero potuto vantare benemerenze belliche o politiche (l’iscrizione al PNF prima della marcia su Roma o nel secondo semestre del 1924, cioè subito dopo il delitto Matteotti) o altri meriti, da sottoporre al vaglio di una commissione ministeriale. Naturalmente questa deroga servì a burocrati e gerarchi per fare mercimonio di “benemerenze” e non fu eguale per tutte le categorie di ebrei. In particolare, in campo universitario i professori di ruolo identificati come ebrei furono 99 (0,17% di tutti gli ebrei) ma solo 96 furono sospesi dal servizio a decorrere dal 16 ottobre 1938, secondo il R.D.L. 5.IX.1938, n. 1390, perché per tre di essi fu accolto il ricorso che ne comprovava l’esenzione sulla base delle eccezioni vigenti.

Le norme sulla difesa della razza arrivarono al Senato del Regno per l’approvazione il 20 dicembre del 1938, a conclusione di un anno in cui vennero inoculati nella società italiana i semi dell’odio.

Oggi appare evidente ciò che recentemente ha scritto Andrea Pascale, giovane studioso napoletano: “Ci sono macchie che sporcano il manto del mondo in modo indelebile. Ci sono macchie che vengono pulite, coperte, nascoste. Su alcune è possibile mettere toppe colorate per cercare di dimenticare. E poi ci sono macchie che continuano a diffondersi, come un oceano d’olio in una pozza d’acqua. Il razzismo è una di queste, ma bisogna fare molta attenzione nell’analizzare il fenomeno. Si rischierebbe di sottovalutarlo, di vederne solo la superficie, la spontaneità dell‟irrazionalità, la “banalità del male”, come direbbe la Arendt. Ma qui non c’è nulla di spontaneo, nulla di irrazionale o banale: c’è una logica spietata che porta avanti il razzismo ed è il meccanismo di esclusione che ne è alla base da considerare in prima battuta. Scandagliare innanzitutto la funzione politica che trasforma un’idiozia in uno strumento di controllo generalizzato e assolutamente efficace, proprio perché frutto di un’apparente spontaneità che nasconde, al contrario, una complessa costruzione politica: ecco il primo compito per cercare di gettare un po’ di luce sulla questione. Per questo viaggio la guida più sicura sono le bellissime pagine che Michael Foucault ha dedicato al rapporto strettissimo che intercorre tra sapere e potere, l’analisi del regime di verità che il potere mette in campo per piegare i corpi e forgiare le menti.”

 

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