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DIABETE, ARRIVA LA PROPOSTA PER UN CORSO DI FORMAZIONE A DISTANZA PER MEDICI DI FAMIGLIA E PEDIATRI

CASERTA (Raffaele Raimondo) – Dal Centro regionale di Diabetologia pediatrica dell’Università Federico II, di cui è responsabile la professoressa casertana Adriana Franzese, arriva una proposta di un corso gratuito di formazione a distanza aperto ai medici di famiglia e ai pediatri. Giunge puntuale quest’opportunità, giacché proprio in questo periodo i professionisti del mondo sanitario strutturano il loro piano annuale di formazione, prestando attenzione anche ai crediti complessivi che hanno da maturare. Il corso di cui parliamo – elaborato dalla FAD composta dai medici del suddetto Centro e dai colleghi della SUN/Vanvitelli – consente di realizzare 30 Ecm.

Gli aspiranti corsisti sono invitati ad iscriversi alla FAD sui “problemi glicometabolici dell’età evolutiva”, seguendo le istruzioni riportate all’indirizzo elettronico http://formland.cloudapp.net/e-learning/app/login e, tuttavia, avendo già noi provato inutilmente a collegarci, sembra utile riportare i numeri telefonici del Centro per ottenere ogni desiderato chiarimento: 081 7463388/4234.

Chi intenda prender parte ad uno dei corsi previsti deve andare sulla sua “scheda discente” e, qualora incontrasse problemi, ha da visualizzare la sezione “Guida per l’uso”. Peraltro, si consiglia di modificare la propria password nella sezione “Impostazioni”. Naturalmente, sarebbe raccomandabile chiedere subito l’iscrizione, pur sapendo che comunque essa rimane possibile fino al maggio di quest’anno 2019.

Medici di famiglia e pediatri hanno le competenze utili a valutare la grande importanza della proposta-Franzese. Ma per i non addetti ai lavori essa va comunque evidenziata, anzitutto per cogliere a quali gravi conseguenze possa portare la non rara leggerezza, in termini di diagnosi quantomeno tardiva, che più volte si è riscontrata quando vengono ricoverati bambini o bambine in forte stato di chetoacidosi parallela ad un indice di glicemia che talora può addirittura superare i 500 mg/dl (milligrammi per decilitro). In quest’ultimo sfortunato caso sussiste purtroppo l’insorgenza del diabete mellito di tipo 1, altrimenti detto “insulinodipendente” o “infantogiovanile”: malattia cronica che, all’esordio e poi per un lungo periodo, determina un difficile stress psicologico per i genitori del neodiagnosticato. La presenza di corpi chetonici nelle urine è chiamata “chetonuria” e si verifica quando la quantità di insulina non basta a consentire la corretta utilizzazione del glucosio. La chetonuria è conseguenza della “chetonemia” (aumento dei corpi chetonici nel sangue) che il rene, nella sua azione depuratrice, tende ad eliminare. Quando il rene non ce la fa ad eliminare l’eccesso, sopraggiunge la chetoacidosi. Ma perché giungere a tale stadio? Perché alcuni medici di famiglia o pediatri non riescono a riconoscere per tempo la vera origine dei sintomi descritti dagli allarmati genitori?

Il blog “quotidianosanita.it” nel giugno 2018 ha riportato in proposito un’energica dichiarazione di Antonio Cabras, presidente della Federazione Nazionale Diabete Giovanile: “Amarezza e sconforto sono le uniche parole che mi vengono in mente in questo momento. Malgrado gli appelli e le campagne di sensibilizzazione che abbiamo condotto sui media nazionali in collaborazione con la Siedp, in Italia si continuano a trascurare i primi sintomi del diabete: eccesso di sete e pipì. La mia idea è che non ci sia ancora resi conto che ci troviamo di fronte a un nemico invisibile, ma molto pericoloso, che richiede l’impiego di risorse non solo economiche, ma culturali. La cultura del diabete è un punto fondamentale nella lotta a questa malattia subdola ma con conseguenze devastanti che spesso, come nel caso della piccola Carla, possono avere conseguenze letali. Oggi abbiamo un nuovo Governo e sarà mia cura intervenire presso il Ministro per sensibilizzarlo su questa nuova impostazione: creare cultura del diabete nelle scuole, nei centri pediatrici, nelle famiglie. Sarà un lavoro lungo, ma è necessario iniziare a muoversi in questa direzione”.E’  vero che “il diabete mellito tipo 1 rappresenta il 5-10% dei casi complessivi di diabete nel mondo”, ma è vero pure che sta facendo registrare una preoccupante espansione e che si potrebbero evitare, con una tempestiva ed esatta diagnosi, le aggiuntive sofferenze di bambini colpiti e famiglie. Basta corpi chetonici, insomma!

 

 

 

 

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