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LA POLIZZA VITA AGLI EREDI VA RIMBORSATA, IL TRIBUNALE DI S. MARIA CAPUA VETERE CONDANNA POSTE ITALIANE

S. Maria Capua Vetere. Interessante decisione del Tribunale sammaritano che condanna Poste italiane a rimborsare polizza vita agli eredi. Il fatto è che per una polizza vita emessa da Poste Italiane quando gli eredi del titolare hanno chiesto il rimborso questa si è rifiutata di pagare, e cioè di onorare il contratto, rispondendo che era passato il tempo ed era maturata la prescrizione; la prescrizione di un solo anno al momento del contratto ma che dopo è stata portata per legge addirittura a dieci anni.

Ma la società aveva scritto nel contratto che non avrebbe usato la prescrizione e che per lei e per i contratti che sottoscriveva il termine per chiedere il rimborso era dieci anni e non uno; era chiaramente una clausola migliorativa che aveva fatto preferire quei contratti ad altri. Il problema è arrivato quando è stato chiesto il rimborso, che è stato negato e Poste ha rifiutato  di rispettare gli impegni sottoscritti;  gli eredi difesi dallo Studio Iannitti di Piedimonte Matese, sono stati costretti ad andare in giudizio. Recentissima  la decisione del Tribunale di S. Maria C.V., la n.437/19, che ha accolto le istanze degli eredi sottolineando l’obbligo di correttezza e buona fede che governa l’esecuzione dei contratti, in particolare dei contratti come quello esaminato che vedono una così grande sproporzione di forze tra i contraenti; la sentenza rimedia allo squilibrio costringendo al rispetto del contratto.Dice il Tribunale che “la buona fede, intesa in senso etico, come requisito della condotta, costituisce uno dei cardini della disciplina legale delle obbligazioni e forma oggetto di un vero e proprio dovere giuridico, che viene violato non solo nel caso in cui una delle parti abbia agito con il proposito doloso di recare pregiudizio all’altra, ma anche se il comportamento da essa tenuto non sia stato, comunque, improntato alla schiettezza, alla diligente correttezza ed al senso di solidarietà sociale, che integrano, appunto, il contenuto della buona fede.”

Con la finanziarizzazione dell’economia e la moltiplicazione esponenziale dei contratti è indispensabile rafforzare questo snodo cardinale della correttezza e buona fede quale modo ordinario di conduzione contrattuale, non verso il singolo ma verso la collettività.

Con i flussi finanziari determinati dagli infiniti contratti di investimenti e di erogazione si regge il capitalismo finanziario e la sua ricerca del profitto breve termine, che non ha etica per definizione; la tutela degli infiniti contraenti deboli contro le prevaricazioni dei pochi  deve essere garantita dallo Stato di diritto attraverso i suoi organi. E’ gradito poter dire che c’è un Giudice a Berlino.

 

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Redazione di Casertasera.it Email: redazione@casertasera.it

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