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RUBRICHE – IL DISTURBO BIPOLARE: I DUE VOLTI DELLA STESSA MEDAGLIA

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|Antonio Cantelmo * | Il disturbo bipolare o maniaco-depressivo, è un grave disturbo della psiche che provoca forti sbalzi del tono dell’umore, dell’energia e del comportamento. Colpisce il 3-4 % circa della popolazione mondiale e può avere una componente genetica. Questo disturbo colpisce in eguale misura maschi e femmine. Il disturbo bipolare è caratterizzato da episodi maniacali (fasi di eccitamento) e da depressione che possono durare giorni o mesi. Il disturbo bipolare è generalmente cronico e può durare per tutta la vita con episodi ricorrenti che spesso si manifestano durante l’adolescenza o nella prima età adulta, a volte anche durante la fanciullezza e normalmente necessita di cure per l’intero arco della vita. La mania è la parola che descrive la fase di eccitamento del disturbo bipolare. I sintomi maniacali possono includere: uno stato d’animo euforico e contento oppure irritabile, arrabbiato e reattivo, aumentata attività e sensazione di forza e energia, maggior numero di pensieri e capacità di pensare più velocemente del “normale”, aspirazioni ambiziose, spesso grandiose, diminuzione della capacità di giudizio e di autocritica, maggiore interesse e attività sessuale, riduzione delle ore di sonno e della necessità di dormire. La depressione è l’altra fase del disturbo bipolare. I sintomi della depressione possono essere: stato d’animo depresso o apatico, forza e attività ridotta, agitazione e irritabilità, capacità di pensare rallentata, parlare di meno e più lentamente, sensazione di essere senza speranza e senza aiuto, sensazione di colpevolezza e disistima, approccio pessimista alla realtà, pensieri suicidari, alterazione nel ritmo dell’appetito (mangiare di più o di meno), alterazione nel ritmo del sonno (dormire di più o di meno). Uno stato misto si ha quando depressione e mania si manifestano contemporaneamente. In presenza di uno stato misto l’umore varia rapidamente e si accompagna ad attività maniacali e pensieri depressi. Quando quattro o più episodi di malattia si manifestano nell’ambito di un periodo di 24 mesi, si può affermare  che l’individuo soffre di disturbo bipolare a cicli rapidi. L’alternanza rapida si manifesta più comunemente nelle donne. Mentre le cause esatte del disturbo bipolare non sono a tutt’oggi ben note, la gran parte delle ricerche tendono ad affermare che è la conseguenza di uno squilibrio chimico del cervello. Altri studi tendono ad affermare che il disturbo bipolare è la conseguenza di un danneggiamento nella funzionalità dei connettori intercellulari (sistema motore all’interno delle cellule nervose: i neuroni) all’interno di alcune specifiche zone del cervello. Molti studiosi, inoltre, hanno evidenziato una predisposizione genetica verso questa patologia. Una parte molto attiva di tali studiosi sta cercando di capire quali siano i geni che danno luogo a tale predisposizione e di conseguenza alla patologia correlata. Essa tende a colpire gruppi familiari e parenti stretti di persone già affette dallo stesso disturbo. A volte eventi traumatici della vita, quali gravi perdite, malattie croniche, uso di droghe o gravi problemi finanziari possono innescare episodi di questo disturbo in soggetti predisposti. Si annoverano altre cause scatenanti del disturbo bipolare: la cura della depressione con farmaci antidepressivi può innescare manifestazioni maniacali, la mancanza di sonno può portare a problemi maniacali, l’ipertiroidismo può condurre alla depressione e a sbalzi d’umore. E’ importante notare che il disturbo bipolare si può spesso manifestare senza l’evidenza di alcuna causa scatenante. Mentre non si conosce a tutt’oggi una terapia definitiva per il disturbo bipolare, questa è tuttavia una patologia ben trattabile che può essere tenuta sotto costante controllo. I farmaci giocano un ruolo fondamentale nella terapia delle persone che ne sono affette. Cure di mantenimento con stabilizzatori del tono dell’umore riducono il numero e l’intensità delle crisi gravi nella maggior parte dei pazienti, anche se si possono manifestare episodi maniacali e depressivi che richiedono trattamenti specifici. In aggiunta ai farmaci è fondamentale la psicoterapia (cognitivo-comportamentale e familiare), al fine di aiutare le persone a riconoscere il disturbo e a sviluppare la capacità di fronteggiare le cause che possono innescare lo stesso. Potrebbero rendersi necessarie, durante l’evoluzione del disturbo, modifiche nella dose o nel tipo di farmaco, cosi come nel metodo di cura. I farmaci più comunemente utilizzati per curare gli episodi maniacali del disturbo bipolare si chiamano stabilizzatori del tono dell’umore e comprendono il litio e il valproato di sodio. Il litio è stato usato a lungo come il primo farmaco per curare la mania acuta in persone con disturbo bipolare; esso è efficace nel prevenire il manifestarsi della mania e nel trarre l’episodio di lieve-moderata intensità dopo che è iniziato. Per alcuni pazienti però il litio è inefficace e per altri presenta effetti collaterali non tollerati. Il valproato di sodio è un anticonvulsivante che è stato usato per curare l’epilessia nel 1983, ma è stato approvato come cura per gli episodi maniacali del disturbo bipolare nel 1995. Tale farmaco sembra essere efficace come il litio per la terapia della mania e ha meno effetti collaterali, però potrebbe non essere opportuno somministrarlo a pazienti epatopatici. Altri farmaci anticonvulsivanti sono usati per curare la mania, come la lamotrigina, la carbamazepina e il topiramato. La mania può anche essere trattata con farmaci antipsicotici, come l’olanzepina. Durante gli episodi depressivi le persone con disturbo bipolare vanno trattate con antidepressivi, ma a causa del rischio di passare ad una fase maniacale gli psichiatri spesso prescrivono un antidepressivo solo dopo che la persona assume un’adeguata dose terapeutica di uno stabilizzatore dell’umore. Le ricerche e le statistiche ci suggeriscono che gli stabilizzatori dell’umore proteggono dal passaggio dalla depressione alla mania. Gli antidepressivi alzano il tono dell’umore e portano ad un comportamento più attivo, ma occorrono 3-4 settimane prima che siano efficaci. Ci sono diversi tipi di antidepressivi usati per curare le depressioni, questi includono: gli antidepressivi triciclici (TCA), gli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), gli inibitori specifici della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori specifici della ricaptazione della noradrenalina (SNRI) o dei nuovi antidepressivi che funzionano in diverse modalità.. I pazienti che assumono farmaci e i loro familiari devono stare molto attenti durante il primo periodo di trattamento, quando il livello di energia e la capacità di prendere decisioni ritornano prima che migliori il tono dell’umore. In questo momento, quando è più facile prendere decisioni, ma la depressione è ancora grave, il rischio di suicidio può temporaneamente aumentare. Tutti i farmaci hanno effetti collaterali, farmaci diversi producono effetti collaterali diversi e le persone differiscono nella gravità degli effetti collaterali indotta dai farmaci. Gli effetti collaterali  possono spesso essere ridotti modulando la dose del farmaco, passando ad un altro farmaco o curando l’effetto collaterale indesiderato. Tra gli effetti collaterali del litio vanno ricordati i tremori delle mani, sete eccessiva con successiva minzione e problemi di memoria. Spesso gli effetti collaterali si riducono dopo poche settimane per un adattamento al farmaco. Inoltre il litio può provocare ipotiroidismo, più raramente insufficienza renale. Gli effetti collaterali comuni degli anticonvulsivanti stabilizzatori dell’umore includono: nausea, secchezza delle fauci, vertigini e tremori. Alcuni pazienti che assumono anticonvulsivanti come stabilizzatori dell’umore possono avere epatotossicità (steatosi epatica) ed aumento considerevole delle transaminasi o problemi anche seri con il conteggio dei globuli bianchi e delle piastrine. Quindi è necessario effettuare periodiche anali del sangue per monitorare la funzionalità. Circa il 50% dei pazienti che assumono farmaci antidepressivi hanno alcuni effetti collaterali nelle prime settimane di trattamento. Gli effetti collaterali più comuni degli antidepressivi triciclici sono: secchezza delle fauci, stipsi, problemi sessuali, problemi di pressione arteriosa, sudorazione, vertigini, irritazione della pelle, appannamento della vista, aumento o perdita di peso. I pazienti che assumono farmaci IMAO dovrebbero prestare particolare attenzione ai cibi affumicati, fermentati o piccanti e ad alcune bevande o a altri farmaci perché possono causare una grave ipertensione in combinazione con questa terapia. Effetti collaterali più rari e meno gravi possono essere: mal di testa, nausea, insonnia.

*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE) – antonio.cantelmo@libero.it – 0823/783600 – 330/659140

 

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