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LA METEMPSICOSI: “UNA REINCARNAZIONE” DELL’ANIMA? UN VIAGGIO TRA SACRO E PROFANO

Antonio Cantelmo *|“ Sono sceso nel punto più segreto del mio essere, la lampada in mano e l’orecchio teso, per tentare di vedere nelle mie tenebre interiori… “ – Pierre Teilhard de Chardin, <<La vita cosmica>> (teologo, filosofo gesuita francese : 1881-1955) . – Più di una volta Matt (attore protagonista della serie televisiva inglese Doctor Who -1963) ha accennato al concetto di reincarnazione. E più di una volta mi sono interrogato su cosa noi dobbiamo aspettarci dopo la morte. Dal mio punto di vista, dopo quasi 4/5 anni di ricerche e di letture di vario genere, la morte altro non è che un passaggio…un esaurimento del nostro ciclo biologico. Essa non è qualcosa da temere. Non rappresenta in sé nulla di terrificante. In realtà dovremmo essere incuriositi dalla morte stessa perché dietro di lei si nasconde il mistero primo alla base della nostra specie. Tornando sull’argomento di cui ho intenzione parlarvi, la reincarnazione può essere vista come la possibilità, che la nostra anima da a sé stessa, di sperimentare tutto ciò che è presente solo in terza dimensione (la nostra dimensione materiale, dove l’energia vibra ad un livello che rende possibile la sua percezione sotto forma di materia solida). Per spiegarmi meglio: essendo noi composti di energia e sapendo che l’energia non si distrugge e non si crea, ma solo si trasforma, risulta alquanto difficile credere che dopo la morte materiale la nostra energia sia destinata a sparire. A rigor di logica essa può solo prendere una forma diversa. E qui entra in gioco ciò in cui noi crediamo. Non sto parlando di ciò che per secoli ci è stato imposto di credere. Sto parlando di ciò che sentiamo dentro di noi e sappiamo essere “vero”, a prescindere da ciò che ci è stato insegnato. E la mia voce interiore mi suggerisce di credere nel cosiddetto “contratto d’anima”. Per “contratto d’anima” si intende un contratto che la nostra “anima” stipula con sé stessa prima per poi “reincarnarsi” in un corpo materiale. In questo periodo essa decide e disegna tutto il suo percorso, quel percorso che, una volta scesa sulla terra, essa dovrebbe seguire per arrivare al raggiungimento “dell’illuminazione”. Voi vi chiederete come mai l’anima, che è parte del tutto e che già vibra a livelli a noi sconosciuti (consapevolmente), preferisca ridiscendere in terza dimensione invece di proseguire da dove si trova. Non sono sicuro di poter spiegare la reale motivazione, ma sono quasi certo che ciò è dovuto al semplice fatto che quello che noi possiamo sperimentare in forma umana, non può essere sperimentato in nessun altro modo. Alcuni tipi di esperienze che sono fondamentali per il raggiungimento dell’illuminazione, possono essere vissute solo in terza dimensione. Per raggiungere il più alto livello di consapevolezza (che è diverso dal concetto di conoscenza), l’anima deve affrontare un percorso fatto di amore e compassione. Essa deve arrivare completamente pura e pronta ad accettare il “tutto” che già lo circonda, ma che ancora non è del tutto svelato ai suoi occhi. Quindi la morte è la fine di un percorso e la “reincarnazione” è la possibilità di percorrere nuove strade, ogni volta più consone al raggiungimento di un livello di consapevolezza superiore., il corpo umano, nel quale l’anima va a reincarnarsi, può, durante la vita, sbagliare percorso da seguire. Quest’ultimo può non attenersi al controllo iniziale, portando l’anima a ricercare nella successiva reincarnazione una forma di vita più semplice che possa aiutarla a purificarsi. Un nuovo percorso che la porterà al raggiungimento dell’illuminazione, attraverso una via meno ricca di insidie. Nessuno viene punito per come decide di vivere questa vita. Anche il peggiore degli assassini, è diventato tale per tutta una serie di circostanze prettamente materiali, le quali lo hanno fatto deviare lungo il percorso. Una volta che la vita giunge al termine è la nostra stessa anima a “decidere” cosa dover cambiare e cosa dover sistemare con il successivo “rientro”.  Spero di essere stato sufficientemente chiaro.  Mi rendo conto che questi possono essere argomenti delicati e che possono suscitare anche disapprovazione. Ma cercate di vedere questi scritti come la possibilità di apprezzare un diverso punto di vista. A volte dentro di noi sentiamo che ciò che sappiamo o stiamo vivendo non ci basta, non ci soddisfa abbastanza realmente. Cercare di guardare la vita da un’altra angolazione può aiutare a superare paure e dubbi che altrimenti ci perseguiterebbero fino all’infinito.                                                                                                                             “ La stirpe umana non è che un sogno, al mattino è come l’erba in fiore: fiorisce e germoglia, di sera inaridisce e muore … “ .

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Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE ) – 0823/783600 – 330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it

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