INTERVISTA ESCLUSIVA-SUICIDI COSA FARE? IN NETTO AUMENTO ANCHE NELL’ALTO CASERTANO

dalla redazione. Alto casertano, letteralmente martoriato dai suicidi, questo modo di chiudere con la vita, di farla finita nel modo più’ atroce, diventa un fenomeno sempre più dilagante  che apre un dibattito serio dal quale dovrebbero uscire  delle risposte, dei rimedi che quasi sempre rimangano pura teoria, sulla carta, con le istituzioni che registrano autentici fallimenti. Del resto se si evidenziano numeri così alti di morte per suicidio qualcosa non funziona: c’è poca disponibilità ad ascoltare, innanzitutto chi è difficoltà, chi lancia segnali di aiuto che spesso non vengono raccolti. I numeri sono destinati ad aumentare per le carenze che abbiamo appena denunciato e per le enormi difficoltà di questa società, come la scarsa sensibilità verso il fenomeno, la mancanza di lavoro e di conseguenza il futuro viene visto come un macigno che ci sta arrivando addosso. E’ di qualche mese fa  la notizia di un altro giovane,  a Sessa Aurica ad appena 28 anni ha detto basta: è stato soccorso, trasportato all’ospedale san Rocco ma tutto è stato inutile. Oggi, l’ennesimo, un giovane 25enne, come potrete leggere dalla nostra cronaca, è stato trovato senza vita nell’appartamento dove abitava a Piedimonte Matese. Si tratta di un romeno. Una storia di disagio sociale e in questo caso anche sentimentale. Ma del suicidio e delle problematiche che lo determinano, ovvero delle cause scatenanti ne parliamo con il dr. Antonio Cantelmo, Psichiatra e  attento studioso del fenomeno che ci introduce in questo argomento.

“Il suicidio – dice il medico – è una delle maggiori cause di morte nel mondo e la terza causa di morte tra i giovani al di sotto dei 25 anni. Ogni anno, nel mondo, circa un milione di persone al giorno muore per suicidio; un decesso ogni 40 secondi. Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), negli ultimi 45 anni il tasso di suicidio nel mondo è aumentato del 60% ed in base alle stime attuali nel 2020 le vittime potrebbero salire ad  un milione e mezzo. Tali dati risultano essere spesso parziali in quanto le attuali ricerche mostrano che i decessi per suicidio sono spesso sottostimati e che la prevalenza di tali comportamenti risulta essere molto più alta rispetto ai dati forniti”.

– Dr Cantelmo è vero che sono moltissimi quelli che pensano al suicidio rispetto a quelli che poi lo mettono in atto effettivamente?

“Certo, gli individui che muoiono per suicidio rappresentano solo una frazione di quelli che pensano ad esso o che compiono un tentativo; le statistiche suggeriscono che i tentativi di suicidio risultano essere fino a 20 volte  più frequenti rispetto a quelli portati a termine. Tutto ciò ci fa riflettere sulla diffusione di tale fenomeno che porta ad un numero di decessi maggiore rispetto al numero di morti causate da conflitti armati di tutto il mondo e per gli incidenti automobilistici”.

-Ma in genere questa morte può essere definita, secondo lei, un modo di sfuggire dalle difficoltà della vita?

“Il suicidio può essere considerato come un disperato tentativo di sfuggire alla sofferenza insopportabile, ad una sensazione di impotenza  rispetto ad una situazione di vita vissuta come insanabile. A differenza di quanto si possa pensare, il suicidio, non è un atto isolato ma piuttosto un fenomeno complesso, multi determinato, derivato da una complessa interazione di fattori biologici, genetici, psicologici, sociali, culturali ed ambientali del quale il tentativo finale è solo l’ultimo anello”.

– La causa può essere dovuta al fatto che chi è o, dovrebbe essere vicino al soggetto che poi diventa la vittima, non comprende il pericolo?

“Spesso esso risulta associato a disturbi psichiatrici in molti casi sotto diagnosticati e/o inadeguatamente trattati, tra cui episodi depressivi, alcolismo e manifestazioni psicotiche. Oltre alla presenza di disturbi psichiatrici, altri fattori di rischio possono innescare questo gesto estremo, come la recente perdita di una persona cara o di un lavoro, il divorzio, la mancanza di sostegno sociale, l’età avanzata, precedenti tentativi di suicidio e propositi suicidari espressi in modo più o meno velato”.

– Esiste, secondo lei, una categoria di persone più’ esposta  al suicidio e se il suicidio può essere prevenuto?

“Alcune categorie, come le persone al di sopra di 65 anni, gli adolescenti, e le persone di sesso maschile risultano essere a più alto rischio di perdere la propria vita. Tuttavia il suicidio è un fenomeno che può essere prevenuto. La maggior parte delle persone a rischio di suicidio in realtà vorrebbe continuare a vivere, ma spesso manca loro la possibilità di individuare strategie diverse per risolvere i problemi che li affliggono. Spesso manifestano chiari segnali della loro ideazione suicidaria, ma nella maggior parte dei casi le persone loro vicine non riescono a cogliere il significato delle loro azioni, oppure non sanno come rispondervi. E’ bene e giusto ricordare che il suicidio affligge profondamente anche gli individui, le famiglie, i luoghi di lavoro, la comunità e la società nel suo complesso. Coloro che perdono un loro caro a causa di esso rimangono a lungo traumatizzati e per alcuni versi sono anche loro a “rischio di suicidio”. Negli ultimi anni tutti i paesi del mondo si stanno impegnando per mettere in atto soluzioni e programmi che possano arginare il fenomeno promuovendo la consapevolezza, migliorando gli interventi e le tecniche preventive. Soprattutto in Europa, nella quale ben sette nazioni (tra cui l’Italia) risultano essere tra le top 15 dei paesi mondiali con i più alti tassi di suicidio. (Fonte WHO : Organizzazione mondiale Sanità). In base alle ultime ricerche le diverse strategie di prevenzione, per risultare efficaci dovrebbero, a mio modesto parere, prevedere misure specificamente mirate a gruppi definiti di azione, includere dati basati sull’evidenza scientifica, volti sia a risolvere un problema immediato, ma nello stesso tempo che riescano a tenere sotto continua osservazione i fattori sottostanti al comportamento suicidario, attraverso dei follow-up (controlli periodici a distanza) a lungo termine. Inoltre, è sempre importante ricordare che la prevenzione del suicidio richiede un intervento con un approccio multisettoriale, che comprenda i settori sanitari e non sanitari, tra cui l’istruzione, il lavoro, la polizia, la giustizia, la religione, il diritto, la politica ed i media”.                                                                                                                      “Non esiste quello che è giusto e quello che è sbagliato…esiste solo il vero” !

Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria. – Pratella (CE) – 0823/783600 – 330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it,

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