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RUBRICHE- UN LUNGO VIAGGIO FRA SESSO E CASTITA’

 *Antonio Cantelmo| La sessualità, in ambito umano è un aspetto fondamentale e complesso del comportamento che riguarda da un lato gli atti finalizzati alla riproduzione e alla ricerca del piacere e da un altro anche gli aspetti antropologici che si sono evoluti in relazione alle caratteristiche diverse del genere maschile e femminile. L’ambito sessuale investe la biologia, la psicologia, la cultura, riguarda la crescita dell’individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale, oggetto di studio anche dell’etologia umana. Il termine sessualità quindi è riferito più specificatamente agli aspetti psicologici, sociali e culturali del comportamento sessuale umano, mentre col termine attività sessuale ci si riferisce più specificatamente alle pratiche sessuali fisiche.  La storia della sessualità è essenzialmente la storia della presa di coscienza da parte dell’uomo di questo aspetto della sua vita. La funzione riproduttiva, per noi imprescindibile, non esaurisce il tema della sessualità. Anche l’aspetto biologico tuttavia, il più evidente, solo oggi è stato analizzato con maggiore precisione e approfondimento.  Prima della scoperta della potenzialità riproduttiva dell’atto sessuale comunque non si può parlare di sessualità come noi la intendiamo, detto in altro modo, non si può parlare di sessualità prima della scoperta della paternità.  Tale scoperta avvenne molto probabilmente nel neolitico grazie al diffondersi della pratica dell’allevamento degli animali; la sua rilevanza sociale, dovuta alla funzione riproduttiva, fondamentalmente per la sopravvivenza del gruppo, introdusse nella pratica sessuale una serie di sempre maggiori divieti e tabù.  Tali divieti e tabù erano volti a limitare la pericolosa libertà di cui fino ad allora la sessualità, priva di una qualsiasi finalità se non quella del piacere oliante sociale, aveva sempre goduto.  L’uomo si vide dunque costretto a regolare in modo drastico la pulsione sessuale,, mentre la pulsione della fame proprio in quei secoli veniva più facilmente soddisfatta grazie alla nascita dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. La sessualità umana fu inizialmente presa in considerazione dalla scienza ufficiale solo in relazione alle malattie ad essa associate. Nel 1886 Richard Kraft (neuropsichiatra tedesco) divulgò l’opera “Psychopatia sexualis”, in cui le patologie sessuali vengono collegate alle patologie psichiatriche.  A partire dal 1905 Freud pubblicò varie opere in cui la sessualità viene posta al centro dell’attenzione relativamente all’influenza che essa può avere sull’insorgenza di alcuni disturbi mentali e le loro manifestazioni polimorfe. La teoria freudiana sull’origine delle nevrosi fu rivoluzionaria per l’epoca, e per questo anche notevolmente avversata, ma costituì una innovativa concezione della sessualità quale elemento preminente e fortemente condizionante la vita degli individui fin dalle prime fasi di vita. Nel 1948 e nel 1953 fu pubblicato in America il “Rapporto kinsey”, rispettivamente sul comportamento sessuale dell’uomo e della donna.  Con i suoi studi sulle consuetudini sessuali, Kinsey descrisse una realtà  sessuale statisticamente documentata con più  di 17000 interviste, condotte fra il 1938 e il 1956, in cui venivano riportati dati particolareggiati (sconvolgenti per  l’epoca) sulle pratiche sessuali di uomini e donne americani. Nel 1974, la psichiatra americana Helen S. Kaplan, con il suo testo “Nuove terapie sessuali” e nel 1979 con “ I disturbi del desiderio” e successivamente con altre opere sulle alterazioni della sessualità, propose una nuova visione della sessuologia, più illuministica e aderente alla realtà della moderna scienza sessuologica, oltre ad un insieme di tecniche di intervento per curare le disfunzioni sessuali. Recenti studi sulla sessualità hanno messo in luce quanto gli aspetti sessuali siano di fondamentale importanza per la costituzione dell’identità personale e per l’evoluzione in senso sociale dell’individuo. La sessualità umana non è solo dettata dall’istinto o da una stereotipia di condotte, come accade degli animali, ma è influenzata da un lato dall’attività mentale superiore e dall’altro dalle caratteristiche sociali, culturali-educative e normative dei luoghi in cui i soggetti sviluppano e realizzano la loro personalità. La sfera sessuale richiede quindi un’analisi fondata sulla convergenza di varie linee di sviluppo, comprendenti l’affettività, le emozioni e le relazioni.  Aspetti ancora irrisolti della ricerca scientifica riguardano la spiegazione del perché i comportamenti sessuali siano cosi vari, perché si passi in un continuum da quelli che possono essere denominati “gusti sessuali” considerati normali, ad altre modalità di comportamento sessuale meno comuni, fino a estremi che vengono considerati aberrazioni, e fino a quanto ciò che è denominato “perversione” è considerato patologia.  Gli interrogativi riguardano soprattutto il perché il piacere sessuale sta legato a un comportamento variegato e specifico di ogni singolo individuo.  La sessualità umana appare cosi legata ad una dimensione personale e individuale. La ricerca su tali interrogativi ha chiamato in causa lo studio della neuro psicofisiologia che genera quel particolare quel particolare tipo di piacere che viene avvertito come “sessuale”.  Le ricerche in proposito dicono che la qualità di questo piacere non dipende da recettori periferici particolari o da parti del sistema nervoso specifiche, come avviene per altre sensazioni, ma che tutto ciò viene elaborato come tale a livello del sistema nervoso centrale, soprattutto a livello corticale, a partire dalla globalità dell’esperienza individuale, sia sensoriale che interiore. Questo spiega l’aspetto essenzialmente psichico della variabilità individuale della sessualità: nessuno ha un cervello uguale a quello di un altro. La genetica determina la formazione del cervello, ma la sua microstruttura e la sua funzionalità dipendono dall’esperienza, che è diversa da individuo a individuo. L’ereditarietà infatti, da sola, non spiega l’individuo.  La mente si forma partendo da basi biologiche che subiscono l’influenza dell’ambiente, e la sessualità è una dimensione “particolare” della mente umana e quindi diversa da soggetto a soggetto.  Cosi si spiegano tutti i collegamenti con le immagini interiori (l’immaginario erotico) e le memorie che condizionano l’attrazione sessuale, l’innamoramento e l’eccitazione, fino all’orgasmo. Gli studi neurofisiologici, dimostrando il massiccio coinvolgimento delle zone neurali che elaborano le emozioni, sembrerebbero contraddire questa interpretazione. La sessualità umana sarebbe allora definibile come emozione, e come tutte le emozioni essa si manifesta anche simaticamente. Peculiarità dell’emozione sessuale umana, rispetto alle altre emozioni, è la più grande e evidente manifestazione somatica che concerne i genitali.  Da tali studi derivano inoltre indicazioni per una terapia essenzialmente psicologica delle cosiddette disfunzioni sessuali, che verrebbero interpretate più che come reali disfunzioni, originate cioè da qualche cause che ha turbato la normale funzione del sistema cui si riferiscono, come peculiarità funzionali del singolo individuo in relazione alla propria “dimensione sessuale”. Prima che in relazione all’atto sessuale vero e proprio, la sessualità dell’individuo comprende tutti quegli aspetti che differenziano gli uomini dalle donne. Ogni individuo fin dalla nascita è accolto e trattato anche in base alla sua appartenenza biologica ad uno dei due sessi e crescendo si costituisce un’identità sessuale in base ai rapporti con l’ambiente culturale e familiare in cui è inserito. Tutte le sue relazioni con gli altri si impostano in base al sesso, anche prima di raggiungere la maturità sessuale.  Una divisione basata sull’identità di genere è più complessa di una basata semplicemente sui comportamenti sessuali in quanto l’identità dell’individuo è più difficile da definire ed ogni essere umano ha una concezione diversa della propria identità sessuale e del ruolo di genere che può derivarne (maschile, femminile, intersessuale, androgino, trans sessuale,, trans gender). La sessualità umana può essere inoltre concepita come una parte della vita sociale degli uomini, governata da regole di comportamento e dallo status quo.  La sessualità influenza le norme sociali e la società per converso influenza i modi in cui la sessualità può essere espressa. Dall’invenzione dei mass media, film e pubblicità hanno dato alla sessualità maggiori opportunità di modificare l’ambiente in cui viviamo.  Pur partendo sempre dai due generi sessuali, società diverse adottano modelli sociali molto diversi tra loro, per esempio nella gestione della famiglia, della società (patriarcato o matriarcato), nella distribuzione del lavoro, ecc.  tali differenze riguardano il modello stesso di famiglia. A seconda del numero di persone coinvolte nella relazione sessuale, abbiamo: monogamia, poligamia, poliandria e poliginia. Il compromesso, dalle regole della cultura in cui l’individuo vive.  Esempi di queste norme sono la proibizione dei rapporti sessuali prima dei matrimonio, o contro l’omosessualità, o altre attività, poiché le religioni proibiscono tali attività. A volte questi comportamenti indotti culturalmente, non riflettono le naturali inclinazioni sessuali dell’individuo. Coloro che desiderano esprimere una sessualità dissidente sono spesso forzati a formare subculture all’interno della cultura principale. In altri casi, forme di sessualità possono svilupparsi in un feticismo o alternativamente svilupparsi come forma di disordine psichico (parafilia).  Gli impulsi sessuali, negli umani, sono generalmente dovuti a fattori genetici, chimici e comportamentali che producono un desiderio erotico che è spesso frutto di un particolare orientamento sessuale. Il comportamento sessuale dell’uomo non è necessariamente collegato all’orientamento sessuale reale o dichiarato dell’individuo. L’indole umana può, infatti, coinvolgere parti del corpo fisiche, cognitive, emozionali; questo può accedere volontariamente e non, ecco che quindi l’etichetta del tipo di sessualità può essere applicata. Una prima e relativamente semplice divisione può essere basata sulle inclinazioni sessuali, in primis sul genere sessuale verso cui si prova attrazione: asessualità, bisessualità eterosessualità, omosessualità. Si definisce castità l’astinenza sessuale temporanea o definitiva, assunta come forma di impegno morale o religioso (celibato). Questa accezione popolare del termine è in realtà impropria “casto” si contrappone etimologicamente a “ in castus” da cui deriva il nostro “incesto”. Cultura, storia e costume hanno di volta in volta differentemente definito ciò che dovevasi considerare casto, piuttosto che il suo contrario. Oltre al sesso del partner, molti altri aspetti possono caratterizzare la vita sessuale degli essere umani. Alcuni comportamenti sessuali sono considerati patologici, altri sono vietati da alcune legislazioni, altri(più o meno bizzarri, più o meno diffusi) costituiscono un esempio della varietà comportamentale umana. Il “costume” e la “cultura” definiscono di volta in volta ciò che viene vietato o permesso, ciò che viene approvato o stigmatizzato come “anormale”. (FOTO DA NIPOST.COM)

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*Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta, Socio della Società Italiana di Psichiatria – Pratella (CE- 330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it

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