RUBRICHE, “INTERVALLO”: IO SONO L’AMORE, CON TILDA SWINTON

*MELA BOEV|.Molti potrebbero sentirsi scoraggiati dal titolo un po’ dolciastro di questo film. Se poi gli si dice che e’ un film italiano e d’autore, figuriamoci che pasticcio. Eppure l’attrice inglese Tilda Swinton, fenomenale, ci ha creduto. Tanto da recitarci, e in italiano! Al contrario dei due film precedenti e di altri nella mia lista dei preferiti, questo e’ un film recente (2009) e il nome del regista sfugge facilmente alla memoria, non so perché’. Pur avendo visto Io sono l’Amore almeno tre volte ancora fatico a ricordarlo: Luca Guadagnino. Eppure questo non e’ uno dei soliti film modesti, anzi e’ un lavoro ambizioso, seppur non spettacolare. La sua ambizione e’ sopratutto nella forma e nell’eco  che fa ad un vero classico “maledetto” : Teorema, di Pasolini. Parla infatti di un’agiatissima famiglia milanese, un vero esempio di orgoglio e benessere industriale, che si trova a confrontarsi con un elemento imprevisto: il cambiamento. L’amore certo ne e’ protagonista, ma in modo tutt’altro che celebrativo: e’ visto dal regista come ciò’ che trasforma, che cambia le cose. Un po’ come il denaro, sopratutto quello facile, non conquistato. Non vi rovinerò il piacere della scoperta della storia, vorrei invece parlarvi di come sia difficile, per un autore, costruire in due ore un’architettura di sentimenti,  di intrecci, di diversi punti di vista e nello stesso tempo dare un marchio di autenticità’ al modo di raccontarle. Credo che Guadagnino abbia trovato una soluzione ingegnosa per farci credere al mondo dei Recchi (e’ il nome della famiglia): l’ha fatto con l’estetica. Egli ha girato quasi la totalità  del film in una sola location, una vera casa alta borghesia milanese degli anni 30: Villa Necchi Campiglio. Vi ha quindi immerso la sua storia, come farebbe un cuoco con un infuso aromatico. Ce la fa respirare, e così ci fa respirare le tensioni che si celano tra le sue pareti così ben decorate.Ho avuto modo di visitare Villa Necchi (pure tra i nomi c’e’ risonanza), spinta com’ero dalla curiosità, essendo essa parte del patrimonio FAI a motivo dell’immenso valore artistico e storico della struttura. Disegnata in ogni minimo dettaglio, non potrebbe meglio darci un’idea del miracolo del design italiano nel 900 nonostante la guerra. E di questo si parla molto nel film, di come l’artigianato industriale in italia si sia sviluppato sopratutto sull’identità’ familiare, per poi scontrarsi con i mutamenti della globalizzazione. Vale la pena, visitarla, prima o dopo aver visto il film. Ma torniamo al film appunto. Se la casa rimane quella che e’, gli uomini e i loro sogni sono costretti a cambiare, e il cambiamento non e’ indolore. Sembrerebbe un plot alla Anche i ricchi piangono, e forse lo sarebbe, se non fosse per il modo. L’attenzione del regista per i personaggi ha qualcosa di strano, quasi freddo, scientifico. Le loro passioni sono viste dall’occhio di un botanico, di un’entomologo, di un pasticcere: guardate, come sono spesso mostrati dall’alto, soli o nella folla, separati l’uno dall’altro. Formichine, api in cerca di quel polline che e’ l’amore o semplicemente,  del loro ruolo in un’immagine che li sovrasta. Ci fanno pensar a come siamo piccoli, di fronte al destino che ci allontana e ci avvicina l’un l’altro. Io sono l’Amore ci mostra in fondo come il meccanismo perfetto della natura sia anche più’ potente della più’ sofisticata e solida costruzione, e ci spinge sempre verso l’inevitabile: noi stessi.Il film si può’ trovare con facilita’.E anche Villa Necchi, se passate per Milano. http://www.fondoambiente.it/luoghi/villa-necchi-campiglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*Mela Boev, attrice e regista

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