IN 952 PERGAMENE DELL’ARCHIVIO VESCOVILE DI CAIAZZO SI LEGGE ANCHE DI: PIER DELLE VIGNE, MATRIMONIO, ADULTERIO, TESTAMENTO E DONAZIONE.

 IN 952 SCROLLS IN THE EPISCOPAL ARCHIVE OF CAIAZZO WE CAN READ ABOUT: PIER DELLE VIGNE, MARRIAGE, ADULTERY, WILL AND DONATION.              

  Rosario Di Lello|  A leggere soltanto l’intestazione di questo articolo si è indotti a pensare che il testo relativo occupi molte, molte pagine; invece, qui di seguito riporterò, appena e non di certo per l’addetto ai lavori, alcuni particolari tra i più attraenti –oggi si usa dire: intriganti– ma non meno significativi.

Ebbene, in precedenti ricerche, ho trovato informazioni attinenti più in generale al Caiatino nel prezioso volume di Bernardino di Dario, Notizie storiche sulla città e diocesi di Caiazzo, Lanciano, Carabba, 1941 e, in Relazioni di vescovi diocesani per Visite ad Limina; altre, in seguito e nello specifico, le ho rinvenute consultando i 952 documenti fra regesti e trascrizioni, compilati da anni precedenti il 599 al 1343 e raccolti in sei volumi. (1) Quasi tutti gli attestati riguardano cessioni, concessioni, donazioni, locazioni, mutui, permute, testamenti e vendite di beni immobili e, per differenti ragioni, sono interessanti; alcuni, addirittura,  a causa di contenuti singolari, di personaggi che ne sono stati oggetto e di toponimi ancora in uso, possono rivelarsi suggestivi, specialmente per il lettore locale.

Vediamo. Già dal gennaio dell’anno 796, numerose persone, uomini e donne, illustri o meno, autorevoli o no, donavano, a cenobi e chiese, denaro, beni immobili e talvolta loro stessi, il più spesso per la redenzione della propria anima o per la remissione dei peccati loro e,  qualche volta, anche di congiunti quali i genitori, il marito, una sorella, un nipote, gli antenati.  (2) Nel marzo del 1198 Giovanni Stinconio, milite  di Caiazzo, avendo disposto di andare in terra di Gerusalemme e non avendo figli legittimi, offrì un suo tenimento a Dio e alla chiesa di Santa Maria di Caiazzo, per la salute dell’anima sua e dei suoi parenti. (3) Sembra non superfluo rilevare, a proposito delle spedizioni militari in Terrasanta, che quello fu l’anno in cui Innocenzo III, appena eletto pontefice in gennaio, considerò il progetto di intervenire in Oriente, per la quarta volta,  e che la Chiesa aveva assunto l’obbligo di proteggere famiglia e beni dei crociati assenti, ma questi, prima di abbandonare le loro case, avrebbero dovuto far testamento dei propri beni. (4)

In una “charta dactionis”, dell’aprile 1267, Bartolomeo Ferrario, per la salvezza dell’anima sua e la remissione dei peccati, con la consorte Maria dava al vescovo di Caiazzo un tenimento con case, sedili e terre nel Caiatino; da notare che sedile era altresì il vespasiano, separato dall’abitazione e accosto a un pozzo, (5)  è verosimile per motivi igienici. Altri davano, sempre per contratto, il bene immobile, ma obbligavano la controparte a versare ogni anno, in una determinata ricorrenza sacra e a un luogo di culto, una certa quantità di cera, abitualmente una libbra. (6)

Pergamene ci dicono pure che il celeberrimo Pier delle Vigne –di origine caiatina?– teneva possedimenti a Caiazzo –e forse, ad Alife–: in tre atti, del 1235, del ’43 e del ’44, venne segnalato possidente di terreni; in un quarto, del marzo 1244, il giudice della città, per mandato dell’egregio signore Pietro della Vigna, ordinò la restituzione di due appezzamenti dei quali il legittimo proprietario, Simeone Pisante di Schiavi –oggi Liberi– era stato privato con la forza; un quinto riporta che nel maggio del 1247, Pier della Vigna, per il tramite di Zioffo, suo procuratore in Caiazzo e Alife, permutò col vescovo un  pezzo di terra con altro della chiesa Santa Maria. (7)   Come tutti sanno, a Pier della Vigna fa riferimento, in non pochi versi, nientemeno che Dante, nella Divina Commedia. (8)

Non mancano atti  relativi al matrimonio. Nei così detti “scritti di promessa”, risulta che il fratello o, di solito, il genitore, “mundualdi” tutori della futura sposa, in presenza di giudice, pubblico notaio, testimoni e fideiussori e in occasione del matrimonio della donna, si faceva promettere dal futuro marito, sotto pena di cinque augustali –o reali, monete d’oro coniate da Federico II– di onorarla, rispettarla, garantirle un dignitoso tenore di vita ed esserle sempre fedele, evitando adulteri. (9) Non solo: “nomine dotis” –per dote– alla sposa veniva assegnato denaro, beni immobili e, d’ordinario, panni di corredo e tra essi: legamenti per la testa, fasciole, camicie, intimi e mutanda, nonché i seguenti oggetti: un letto con lenzuola, coperta imbottita o di tela ricamata, pentole e tegami in rame e, tutti in ferro, spiedo, treppiede –per la cucina– e catena –per il camino–. Talvolta, il genitore vi aggiungeva ”honore primi hosculi”, un dono, di consueto in denaro. (10)

Non pochi “Scritti” attengono al “morgengabe” o “morgincap”, –dono del mattino– : secondo una consuetudine germanica, il marito, la mattina dopo la prima notte di nozze o, secondo un rito della gente longobarda, sul punto di unirsi in matrimonio, ratificava il vincolo, in presenza di parenti, gratificando la consorte, in origine con semplici oggetti o, in seguito, come negli scritti presi in esame, con beni mobili e immobili, ma non superiori alla quarta parte dei propri averi. In qualcuno, anzi, risulta associato il dono “honore primi hosculi”. (11)

Mi permetto, infine, da chirurgo, di ricordare, soltanto, otto concessioni di licenza in chirurgia per l’esercizio della professione. (12)

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1- Cfr. AA.VV. a c.d., Le pergamene dell’Archivio Vescovile di Caiazzo (1007-1265), voll. I e II,  Caserta, 1983. L. Esposito, Le pergamene dell’Archivio Vescovile di Caiazzo (1266-1285), Napoli, 2005. Id., (1268- 1301) , Napoli, 2009. Id., (1309-1343), Napoli, 2019; Id., Documenti per la storia […] di Caiazzo (ante 599-1309), Napoli, 2010. 2- Cfr. L. Esposito, 2010, nn. 4-8,  pp.  5561. Id., 2019, n. 25, pp. 76-77, n. 28, pp. 82-83, n. 59, pp. 160-161, n. 66, pp. 176-177, n. 68, pp. 180-181, n. 77, pp. 199-200, n. 81, pp. 206-207, n. 90, pp. 233-234, n. 92, pp. 237-238, n. 127, p. 321, n. 129, pp. 124-125, n. 148, pp. 164-165, n. 161, pp. 390-391, n. 206, pp. 482-483, n. 219, pp. 489-490, n. 271, pp. 616-617. 3- AA.VV., I, 1983, n. 36, pp. 94-95. 4- L. Gatto, Le crociate, Roma, pp.36-37 e 78-79. 5- L. Esposito, 2005, n. 12, pp, 76 e 251. 6- Cfr., ad es.,  Ibid., n. 30, p. 126; n. 55, p, 161; n. 67, p. 178; n  92, p. 209. 7- Cfr. AA.VV., I, 1983, n. 69, pp. 156-158; II, 1983, n. 98, pp. 217-218 e 107, pp. 235-237; nn. 108, pp. 237-238 e 121, pp. 267-269. 8- Cfr. Dante, La divina commedia, Inferno, canto XIII, vv.55-78.  9- Cfr. AA.VV.,  II, 1983, n.128, pp. 281-282, n. 131, pp. 285-286, n.139, pp. 299-300. L. Esposito, 2005, n. 85, p. 201 e n. 96, p. 213. 10- Cfr. L. Esposito, 2005, p. 250. Id., 2009, n.10, p. 62,  n. 22, p. 82, n. 51, p. 140,  n. 89, p. 209. Id., 2019, n.52, pp. 144-145, n.167, pp. 402-403. 11- Cfr. AA.VV., II, 1983, n. 127, pp. 280-281, n. 130, pp. 284-285 e p. 514; L. Esposito  2005, n. 84, p. 200 e n. 95, p. 212; Id. 2009, n. 52,  p. 141, Id., 2019, n, 166, pp. 400-401.12– Cfr. L. Esposito 2010, n. 93, p. 166 e nn. 146 e 148-153, pp. 189-192.

FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DALLA BIBLIOTECA DIOCESANA DI ALIFE-CAIAZZO

 

 

 

 

 

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