MA DA DOVE ARRIVA LA NOSTRA ENERGIA ELETTRICA? ANCHE DA GIOIA SANNITICA, GRAZIE ALLA CENTRALE IDROELETTRICA

Giovanni Caracciolo|Gioia Sannitica. Nascosta sotto i monti di Gioia Sannitica, alla Frazione Auduni, vi è una potente Centrale idroelettrica di tale discrezione che la sua esistenza è sconosciuta ai più. Anche molti abitanti della ridente cittadina non la conoscono.

E’ la Centrale BIFERNO, entrata in funzione tra alterne vicende nel 1973, costruita con i fondi della Cassa del Mezzogiorno d’Italia dall’Acquedotto Campano. Il progetto e l’esecuzione furono affidati alla Ansaldo di Genova. Munita di un moderno edificio, monta due possenti gruppi mossi dalle acque dell’Acquedotto del Biferno captate in Molise a Bojano e San Polo Matese. Giungono con il celebre traforo dell’Appennino del Matese lungo 16 Km alla sala di manovra di Curti, altra frazione di Gioia Sannitica, da cui si dirama la condotta forzata (una DN 1700, diametro nominale di un metro e 70 cm circa) che dopo due chilometri e duecento metri azionano le quattro turbine della De Pretto-Escher Wyss di Schio accoppiate a due potenti alternatori Ansaldo-San Giorgio (ASGEN) della potenza di 11.000 KVA (due turbine simmetriche fanno funzionare un alternatore posto al loro centro). Le acque turbinate, cioè quelle  che hanno fatto funzionare le turbine, sono inviate con una condotta di 950 metri alla frazione Carattano, sempre di Gioia, ove si riuniscono a quelle del Torano e Maretto, addotte da Piedimonte Matese, per essere distribuite fino a Napoli, isole comprese. Attualmente la Centrale Biferno è sotto il controllo dell’Azienda Speciale Molise Acque. Molti, infatti, a Piedimonte e dintorni si chiedono cosa fa in giro la Fiat Panda con le insegne di questo Ente. Sono i tecnici che quotidianamente partono dall’Impianto di sollevamento dell’ Acquedotto Molisano Destro di Santa Maria delle Macchie in Vinchiaturo per manutenere la Centrale Biferno. L’idea dell’Acquedotto Campano era, infatti, quello di avere energia autonoma per le sue elettropompe. All’esterno vi sono due trasformatori Savigliano costruiti nel 1972 del peso di 27 tonnellate e le sbarre all’aperto per la distribuzione. La potenza è di 11 MVA e forniscono 60.000 Volt in alta tensione e 6000 Volt in “bassa” tensione. Sono raffreddati ad olio (quantità 6,6 tonnellate). La Centrale Biferno possiede un sistema di recupero dell’olio dei trasformatori in caso di malaugurata esplosione per evitare inquinamento del suolo. Quando arriva con la condotta forzata acqua  in eccesso è scaricata nel Rio Advento.

Ma lasciamo la descrizione della storia di questa relativamente giovane Centrale al glorioso Capotecnico Raffaele Biamonte di Piedimonte che ha lavorato in epoca SME in Sila, alle Centrali di Olevano sul Tusciano, Prata Sannita e Piedimonte Matese.

“La Centrale Biferno, ordinata dalla Cassa per il Mezzogiorno d’Italia, interamente progettata e realizzata “chiavi in mano” dalla Ansaldo di Genova -racconta Raffele Biamonte –  mi appariva all’avanguardia e riscuoteva la mia ammirazione per le moderne soluzioni.  Avevo trascorso i miei anni verdi all’epoca della Società Meridionale di Elettricità come Capo Tecnico in Centrali Idroelettriche della Calabria e del Salernitano, poi con la Nazionalizzazione del 1962, quando tutte le Aziende elettriche italiane furono assorbite nell’ENEL, iniziai a lavorare alle Centrali Idroelettriche di Prata Sannita, Piedimonte, Mignano Monte Lungo ed alla Diga Ponte Annibale sul Volturno a Triflisco realizzata alla fine degli anni 50 dall’Ente Autonomo Volturno di cui ricordo le possenti turbine Kaplan.  La Centrale Biferno di Gioia Sannitica negli intenti iniziali era deputata alla produzione di energia elettrica da immettere in rete per compensare i consumi degli impianti di sollevamento dell’Acquedotto Campano (la Centrale Maretto, ad esempio, consuma circa diecimila euro al giorno di energia elettrica, n.d.a.). Stranamente, però, l’ENEL , nonostante la Centrale fosse completata, era riluttante a farla funzionare. I Dirigenti temevano che il passaggio dell’acqua potabile del Biferno attraverso le turbine potesse alterarne le caratteristiche chimico-fisiche, magari per il trafilamento di olio o grassi di lubrificazione. Per circa cinque anni le turbine e gli alternatori rimasero tristemente al palo. Con la crisi petrolifera all’inizio degli Anni 70 del Novecento, il Governo Italiano iniziò a premere affinchè queste opere realizzate con tanto impegno economico dalla  Cassa per il Mezzogiorno d’Italia fossero utilizzate a pieno regime. Insieme al mio caro amico Renato Ventrici, Responsabile della Centrale Idroelettrica di Piedimonte Matese intraprendemmo un durissimo lavoro per riattivare la Centrale di Auduni. Quando smontammo il coperchio delle turbine De Pretto trovammo i cucchiai delle Pelton completamente arrugginiti. Con un paziente lavoro di pulizia e metallizzazione le riportammo al loro iniziale splendore. Dopo quattro mesi riuscimmo anche con l’aiuto dei quadristi di Piedimonte a far funzionare perfettamente l’impianto. Quando la portata era esuberante le acque che avevano fatto girare le turbine Pelton le scaricavamo nel vicino Torrente Arvento, importante torrente di Gioia Sannitica che faceva funzionare mulini ed industrie agricole con le sue acque, senza immetterle nella galleria di restituzione, proprio per limitare i presunti problemi di contaminazione. Spesso facevamo fare le analisi ma l’acqua risultava perfettamente potabile,  anche se utilizzata come forza motrice dalle turbine. Quello che ci dava soddisfazione era anche la perfetta portata fluente della Galleria di Valico, esente da importanti variazioni, requisito fondamentale per la buona resa dei macchinari. Spesso mi incantavo ad osservare la stabilità  dell’ago del misuratore di portata, sempre stabile sui 3100 metri cubici al secondo, una vera forza della natura. Quando ci fu il catastrofico terremonto del 1980 fui inviato insieme a Renato Ventrici a fare delle affannose verifiche alle condotte forzate degli impianti. Trovammo problemi solo alla condotta della Centrale di Mignano Montelungo, poi riparata.  La Centrale Biferno con i suoi ottimi materiali da costruzione  aveva resistito brillantemente al sisma. Sono contento che ora Molise Acqua la tiene in funzione anche grazie al nostro lavoro svolto tutti i giorni con passione ed impegno tanto tempo fa”.

 

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1 Comment on MA DA DOVE ARRIVA LA NOSTRA ENERGIA ELETTRICA? ANCHE DA GIOIA SANNITICA, GRAZIE ALLA CENTRALE IDROELETTRICA

  1. Antonio Ferrante // 3 Gennaio 2020 a 12:08 // Rispondi

    Ottimo esempio di ecosostenibilità, già 46 anni fa!

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