CRIMINOLOGIA – COLPEVOLE O INNOCENTE, CON LA STATEMENT ANALYSIS SI SCOPRE LA VERITA’

*URSULA FRANCO |La Statement Analysis è una tecnica di analisi del linguaggio che permette di ricostruire i fatti relativi ad un caso giudiziario attraverso lo studio, parola per parola, delle dichiarazioni di eventuali sospettati o indagati. La Statement Analysis si basa sul principio che le dichiarazioni veritiere differiscono da quelle false in alcune parti del linguaggio. Ad esempio, il contenuto di dichiarazioni riferibili ad eventi realmente vissuti è diverso dalla struttura e dal contenuto di dichiarazioni riferibili ad eventi solo immaginati.I non addetti ai lavori ritengono che la maggior parte della gente menta ed invece il 90% dei soggetti che non raccontano la verità, dissimulano, ovvero non raccontano menzogne ma semplicemente nascondono alcune informazioni senza dire nulla di falso, la Statement Analysis permette di identificare nel linguaggio di un interrogato le aree dove le informazioni mancano.Chi dissimula si affida all’interpretazione delle proprie parole da parte di interlocutori inesperti e lo fa fornendo risposte che si avvicinano soltanto a negazioni credibili. Le negazioni credibili hanno una struttura precisa. Uno dei principi fondanti della Statement Analysis è il seguente: “If the subject is unwilling or incapable to deny the allegation, we are not permitted to say it for him” (Se un soggetto è riluttante o incapace di negare, noi non siamo autorizzati a farlo per lui).Non solo tacciono l’informazione vera ma presentano un’informazione falsa come fosse vera, solo il 10% di coloro che non dicono il vero.Falsificare è molto impegnativo e, con il passare del tempo, chi decide di farlo si accorge che non solo è costretto a ripetere all’infinito la prima bugia ma che deve far ricorso a superfetazioni sempre più articolate per tenerla in piedi.In generale la dissimulazione è considerata meno riprovevole della falsificazione perché, essendo un comportamento passivo, fa sentire meno in colpa. Peraltro, chi dissimula può giustificarsi più facilmente di chi falsifica, ad esempio sostenendo di non aver detto tutto a causa di una dimenticanza.L’analisi di una eventuale telefonata di soccorso, di interviste e interrogatori di un soggetto che dissimuli o falsifichi è comunque utile per ricostruire i fatti nel caso le sue dichiarazioni non siano state contaminate dai suoi interlocutori. Contaminare un’intervista od un interrogatorio significa introdurre, attraverso le domande, termini diversi da quelli usati dall’interrogato, termini che entreranno nel suo linguaggio e lo aiuteranno a mentire.La Statement Analysis è una scienza complessa con regole ben precise. Gli esseri umani parlano per essere compresi e parlano in economia di parole.Da un soggetto “innocente de facto” accusato di aver commesso un omicidio ci aspettiamo come priorità una negazione credibile in risposta ad una domanda aperta, “Io non ho ucciso mia moglie”, e ci aspettiamo che il soggetto accompagni alla negazione le seguenti parole “ho detto la verità”. Esiste una regola in Statement Analysis, “No man can lie twice”: se un soggetto nega in modo credibile di aver commesso un omicidio, ovvero dice “Io non ho ucciso mia moglie” ma l’ha uccisa, non sarà in grado di riferirsi alla sua menzogna dicendo “ho detto la verità”, dirà invece frasi come “io non dico bugie” o “io non mento”.Un soggetto può essere “innocente de iure” ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.“Io non ho ucciso tizio. Ho detto la verità. Sono innocente” è una negazione credibile.La singola frase “Io sono innocente” non è una negazione credibile perché dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria.Gli “innocenti de facto” posseggono la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che gli permette di limitarsi a rispondere con poche parole in quanto non hanno necessità di convincere nessuno. Al contrario, i colpevoli si perdono in lunghe tirate oratorie finalizzate alla persuasione dei propri interlocutori.Faccio alcuni esempi concreti.

Alberto Stasi, quando, durante l’interrogatorio, la PM Rosa Muscio gli contestò la presenza del sangue di Chiara Poggi su entrambi i pedali della sua bicicletta Umberto Dei, non negò mai in modo credibile di aver ucciso Chiara, non disse “Io non ho ucciso Chiara, sto dicendo la verità” ma disse invece: “Io non ho fatto niente a Chiara, non ho fatto assolutamente nulla” e “Non ho… non ho fatto nulla alla Chiara, non ho fatto nulla alla Chiara” e “Non sono stato io”.

“Io non ho fatto niente a Chiara”, “non ho fatto assolutamente nulla” e “Non sono stato io” non sono negazioni credibili. Peraltro, quando Stasi ha detto “non ho fatto assolutamente nulla”, attraverso l’uso dell’avverbio “assolutamente”, ha mostrato di avere bisogno di convincere, un bisogno che gli innocenti non hanno.Stasi non è mai riuscito a dire “Io non ho ucciso Chiara, sto dicendo la verità” perché avrebbe mentito.Sempre durante lo stesso interrogatorio Stasi disse: “Sono a posto con la mia coscienza”.“Sono a posto con la mia coscienza” non è una negazione credibile, peraltro gli psicopatici sono privi di “coscienza” proprio perché sono incapaci di provare senso di colpa o di rimorso.“Sono a posto con Chiara” non significa che Stasi non abbia commesso l’omicidio. Questa frase potrebbe sottintendere che lui avesse avvisato Chiara e che quindi lei fosse ben consapevole di ciò cui sarebbe andata incontro se non lo avesse ascoltato.Durante un interrogatorio la PM chiese a Massimo Giuseppe Bossetti: “Rispetto a questa imputazione come si pone?”, una domanda che avrebbe permesso a Bossetti di negare in modo credibile mentre lui rispose semplicemente: “Innocente”. Come visto in precedenza dichiararsi innocenti senza negare l’azione omicidiaria non rientra tra le negazioni credibili, peraltro, all’epoca Bossetti non era ancora stato giudicato, quindi era ancora “innocente de iure” e per questo motivo non ebbe difficoltà a definirsi tale. Se Bossetti fosse stato “innocente de facto”, avrebbe colto l’occasione per negare. Gli innocenti lo fanno ogni qualvolta vengono messi di fronte all’accusa.Durante una telefonata intercorsa tra Giosuè Ruotolo e la sua fidanzata Rosaria Patrone, Ruotolo ha detto: “Eh no, perché tu non c’entr… co… cioè, io è vero che ho evitato e poi dice: Ha detto bugie, ha detto bugie! E poi quando fanno il servizio: Giosuè ha omesso di dire quella cosa” e “Cioè questi fan… lo buttano e lo mettono, hai capito!? Perché ormai è… cioè… perché io non ci posso a dicere: Non è che io ho detto bugie ma ho evitato di dire una cosa che non significa una bugia”.Raramente un soggetto falsifica, ce lo conferma Ruotolo, egli riferisce non di aver “detto bugie” ma di aver “evitato di dire”. Un atteggiamento comune. Peraltro Giosuè non tollera che lo si chiami bugiardo perché lui ha solo “omesso di dire” che però equivale a non aver detto tutta la verità.

* Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, si occupa soprattutto di morti accidentali e incidenti scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre 2019 è consulente dell’avvocato Giovanni Pellacchia, difensore di Paolo Foresta.

 

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1 Comment on CRIMINOLOGIA – COLPEVOLE O INNOCENTE, CON LA STATEMENT ANALYSIS SI SCOPRE LA VERITA’

  1. Alberta Tarabella // 5 Febbraio 2020 a 13:08 // Rispondi

    Grande Ursula Franco!
    👏👏👏👏👏

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