PIEDIMONTE MATESE, LOTTA ALLE MAFIE: GLI STUDENTI DEL “DE FRANCHIS”A CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI  

FORTUNA NATALE | Piedimonte Matese – Lotta alle mafie: riflessioni.  Sarà questo il tema dell’importante convegno in programma per venerdì 14 febbraio alle ore 10.30, presso l’aula magna dell’Istituto Commerciale “V. De Franchis” di Piedimonte Matese, promosso dalla Dirigente Scolastica  Isabella Balducci (nella foto), sempre sensibile ed attenta a queste tematiche, nell’ottica formativa di prevenzione e responsabilità sociale tesa a valorizzare la promozione dei processi di sviluppo della coscienza civica e la condivisione dei valori della democrazia.

La dirigente Scolastica Isabella Balducci aprirà i lavori con i saluti istituzionali da parte del Sindaco di Piedimonte Matese, Luigi Di Lorenzo e del Consigliere Provinciale, Gianluigi Santillo per poi passare la parola a Gianmarco Della Paolera, moderatore ed organizzatore dell’evento.

Interverranno al dibattito ospiti illustri quali  Cesare Sirignano, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, il Generale Maurizio Stefanizzi, Comandante Legione Carabinieri della Campania,  Nicola D’Aniello, Dirigente della Polizia di Stato e la giornalista de “Il Mattino” Marilù Musto.

Finalità del convegno è quella di creare una vera cultura di lotta e prevenzione alle mafie partendo proprio dalle giovani generazioni, innalzando la soglia di attenzione e conoscenza verso tutti i fenomeni di intrusione e penetrazione criminale. In tal senso, “formare i giovani ad essere futuri cittadini consapevoli e responsabili” – “diviene un fattore strategico di crescita civica e culturale della società” – riferisce la dirigente scolastica –  “premessa necessaria anche al superamento della subcultura mafiosa”.A tal proposito è significativo ricordare il pensiero del giudice Paolo Borsellino, il quale riteneva che proprio a scuola, attraverso l’impegno formativo dei docenti e la promozione di una cultura della legalità, fosse possibile costruire le premesse necessarie a contrastare il fenomeno mafioso e la costruzione di una società più giusta.

Emblematiche le parole pronunciate dal giudice il 23 giugno 1992, ad un mese dalla Strage di Capaci, parole che rappresentano un vero e proprio testamento e mandato morale ed educativo: “La lotta alla mafia [..] non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

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