EPIDEMIE: DAGLI DEI  AL CORONAVIRUS

 Rosario Di Lello| A proposito della malattia in questo periodo tanto attuale, dovuta alla diffusione del Coronavirus oggi, anche qui da noi, in Campania, si parla e non poco di virus di contagio, di epidemia, di pandemia, di decessi e d’altro. E in passato? Al riguardo e alla luce di fonti e testi di Storia della medicina, vado conducendo una indagine che concerne malattie epidemiche sviluppatesi in Italia, nell’Evo Antico, nel Medioevo e nell’Età Moderna, sicché, delle tante interessanti informazioni acquisite, m’è sembrato non superfluo riportarne qualcuna.

Ebbene, ritengo opportuno premettere: il tanto pericoloso e temuto Coronavirus è, appunto, un virus a forma di corona, circolare; per virus –dal latino virus, cioè veleno– si intende un germe, patogeno, oppure causa di malattia, più piccolo dei comuni batteri; infettivo vuol dire, comunemente, contagioso; contagio – dal latino contagium, ossia contatto– significa trasmissione di una malattia infettiva; per epidemia dal greco epì demòs, ovvero  sopra popolo, si definisce la diffusione rapida di una malattia infettiva, in una popolazione;  pandemia, dal greco pàn dèmos cioè più popolo, allude ad un’ epidemia di vastissima diffusione.

Nell’Evo Antico, la credenza attribuiva al volere degli dei l’insorgere e il propagarsi di un morbo; col tempo, però, già in quell’epoca, non mancò chi scrisse di contagio e di semi, ossia di  animaletti minuti che, invisibili ad occhio nudo, per mezzo dell’aria penetravano attraverso il naso e la bocca nel corpo e vi provocavano malattie gravi.

  Un calcolo, non definitivo, ha messo in evidenza non poche epidemie cagionate, di volta in volta,   da germi differenti e segnalate a Roma e a sud del territorio nonché nel Mezzogiorno d’Italia e in Campania; alcune ebbero origine in loco e si diffusero in più o meno vaste zone, altre vennero importate. Le prime delle quali si ha notizia interessarono Roma nell’ anno 738 a.C. ai tempi di re Romolo, nel 707, nel 636 e nel 510. Poi  ve ne furono dieci, nel secolo successivo; otto  nel IV; cinque nel III; nove nel II, fino a quella che, del 139, in Italia e a Roma, procurò 2000 morti al giorno.

Dal I secolo a.C., la letteratura sembra esser diventata avara di informazioni a riguardo; non per l’epidemia che, insorta nel 252 d.C.,  imperversò in tutto l’impero romano, per ben quindici anni, fino al 267 d.C.

La letteratura dell’epoca, comunque, già parla di contagio e, volta per volta, ne attribuisce le cause all’insalubrità dell’aria, alla siccità, al clima torrido e umido, alla presenza di bestie immonde sul territorio, all’inquinamento delle acque, al deterioramento delle derrate alimentari, anche se tutte, di solito, riconducibili all’ira degli dei. Si apprende, inoltre, che in certi casi la prevenzione consisteva in una vita morigerata, specialmente nell’alimentazione, e nella lotta almeno agli insetti nocivi, per mezzo di scacciamosche, detersione e disinfezione dei pavimenti, cibi avvelenati, vapori  e zanzariere.

    Nel 472, tre eventi drammatici colpirono la Città Eterna; si trattò di una carestia, di un saccheggio e della peste; quei fatti precorsero di quattro anni e quasi annunciarono la fine dell’Impero Romano d’Occidente e, con essa, l’inizio del Medioevo.

A questo proposito rammenterò, qui di seguito, epidemie manifestatesi in Italia durante il Medioevo. In merito ad esse,  cronisti e medici del tempo, accomunarono sovente, nei termini pestis e pestilentia, affezioni epidemiche attribuite di volta in volta a cause differenti e tanto persone ignoranti quanto di cultura e di rango indulsero anche a pregiudizi circa cause e terapia

Dei  contagi, impressionano, oltretutto, la non rara frequenza, il numero non esiguo e la durata talvolta non trascurabile

   Nel VI secolo, una epidemia, la così detta “Peste Giustinianea”, dal nome dell’imperatore di quel tempo, si diffuse in Italia, Francia e Spagna. Si  sostenne che a scatenarla era stata l’ira di Dio .e  Si disse pure che, insorta in Egitto, era passata in Palestina e poi aveva raggiunto gli estremi confini del mondo, distruggendo, spopolando e perdonando nessuno; anzi se risparmiava qualche regione, vi faceva subito ritorno e, così come altrove, vi gettava strage e desolazione. Venuta dalla Grecia in Italia, nel 542-’43, ricomparve nel 565-’66, spopolando campagne paesi e città; vi ritornò nel 582 e da ultimo vi imperversò nel 589-’90;  Già si dava credito alla voce di una imminente fine del mondo. In sostanza,  questa pandemia  andando su e giù per il mondo, durò cinquanta anni. Ma fu sempre la stessa? Attingendo a fonti precedenti, Paolo Diacono, scriverà che, in quella circostanza, d’improvviso, apparvero certe macchie sulle case, sulle porte, sul vasellame e sui vestiti dopo di che la gente cominciò a morire

Per il secolo successivo si legge che tre pestilenze infierirono in Italia. Nell’VIII secolo un morbo letale si accanì in Campania nel 719 ed altri cinque flagelli si manifestarono in seguito nella penisola.  Per il IX secolo si trova riferimento a due pestilenze; per il successivo  ad un’altra e per l’XI secolo a quattro; di esse, la più nefasta fu  quella del 1016.  Per il XII secolo, si rinvengono notizie  sul susseguirsi di cinque contagi e pare che, tranne quelli del ’19 e del ’93, gli altri abbiano funestato non poco il territorio campano; quello del 1191, insorse durante l’assedio di Napoli da parte dell’esercito svevo. Per il XIII secolo si trovano informazioni su due pestilenze.

Il XIV secolo non rimase immune –è il caso di dire–da analoghe sventure: ben cinque. la seconda, la tanto rinomata “Morte nera”, ricordata dal Boccaccio, venne dall’Asia, mise a soqquadro l’Europa, durò dal 1346 al ’53, ne falcidiò un quarto della popolazione e non risparmiò il regno di Napoli in cui fece migliaia di morti. Già durante il primo decennio, nel 1306, in Terra di Lavoro una “mortalità epidemica” aveva indotto re Carlo II a ordinare il disgravio delle tasse per le università colpite.. Morie nella penisola s’ebbero altresì nel 1362, nel 1382, e nel ’99, tutte, chi più e chi meno, nefaste alla Campania.

Il ‘400 sembra sia stato tribolato più dei secoli precedenti, se vi si contano, in Italia, non meno di venti epidemie alcune delle quali pure nel Regno di Napoli, come quelle del 1411, del 1421-’22, del 1449, del ‘64 e del ’79. Indicative sembrano essere, per le ultime tre, le annotazioni seguenti: nell’ anno 1449 una peste grandissima fu in Napoli, in  Italia e  soprattutto in Milano dove morirono sessantamila persone; nell’anno 1464, dal mese di marzo fino all’ agosto vi fu grande mortalità di peste in Napoli e nel regno; nel 1479 la pestilenza in Napoli fu tale  che quasi non vi rimase nessuno. 

Insomma, le epidemie che colpirono l’Italia durante il Medioevo furono numerose: non meno di cinquanta –il numero è approssimativo per difetto– la metà circa delle quali soltanto  negli ultimi cento anni; e non è poco.

E veniamo all’Evo Moderno.

È stato accennato che, ancora durante il Medioevo, col termine peste  veniva designata non la malattia speciale, ma  ogni morbo popolare mortale che comprendeva il carattere della epidemicità e della letalità; dalla fine di quel periodo, peraltro, si cominciò ad abbandonare quel criterio e a distinguere le differenti infermità. Pertanto, da allora, le informazioni diventarono sempre più precise. Comunque, così come un morbo romano aveva annunciato l’inizio del Medioevo, uno napoletano, la Peste,  ne segnò la fine e, insieme alla scoperta dell’America nell’ ottobre  del 1492, inaugurò –si fa per dire– un paio di mesi dopo,  l’Età Moderna.

Nel XVI secolo,  le epidemie furono, al solito, differenti e numerose: tre, principali, di Catarro epidemico, definite Influenza dagli italiani; quattro di Pneumonie epidemiche, caratterizzate da elevata compromissione dell’apparato respiratorio; una forma di Eresipela epidemica insorta, a fine secolo, in Sicilia; almeno  quindici di Febbre petecchiale manifestatesi in tutta Italia, dal 1505 al ’91. La vera e propria Peste comparve quattro volte: nel 1502 in Puglia; dal 1522 al ‘29, ora in un luogo ora in un altro della penisola; dal 1550 al ’55, a Milano e altrove; dal 1575 al 78, e fu gravissima, in tutta Italia.

Nel secolo successivo, le malattie epidemiche non furono poche. Agli inizi del ‘600 comparve un’Angina gangrenosa che o continuò o, anni dopo, ricomparve nell’Italia meridionale. Le Pneumonie s’ebbero nel 1611 e nel ’33. Insorsero pure Febbri petecchiali, e per la prima volta venne descritta un’epidemia di Febbre miliare. Più delle epidemie minori, funestarono l’Italia la peste del 1630 –descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi–;  quella che dal 1655 desolò il Regno di Napoli e un’altra che si mostrò in Bari, nel 1690.

Nel ‘700,  dai primi anni al 1799-800, ora in tutt’Italia, ora al nord, ora al centro, ora al sud, non mancarono epidemie caratterizzate da morti subitanee, pleuriti e pneumonie, miliari, petecchiali, morbillo, vaiolo e, ancora una volta, la peste. A questo proposito va rilevato che la terribile malattia sorprese l’Italia e vi minacciò desolazione quando, nel marzo del 1743, a Messina e territorio, giuntavi da Modrone e da Patrasso, fece circa 46mila vittime su 63mila abitanti e quando, nel marzo del 1784, dalla Turchia raggiunse Spalato allora sotto il dominio della repubblica veneta; in ambedue i casi i medici non la riconobbero subito.

Nel XIX secolo, non mancarono epidemie, anche se, allo stato della ricerca, meno numerose. Nel 1803-1804, Napoli dovette far fronte al tifo petecchiale e, nel 1804, Livorno alla febbre gialla. Nel 1834, una strana forma di epidemia, il colera, venuta è verosimile dalla Spagna, entrò in Italia e colpì, nel ’36, anche il regno di Napoli e in esso il Beneventano. Nel 1844, un’angina gangrenosa mieté vittime in Castelpetroso, in Molise e nel 1845 e nel ’46, a Vasto, in Abruzzo. Il colera fu presente  in Italia ancora nel 1849, nel ’54-’55, nel 1865-’67 nel 1884-’86 e nel 1893.

Del ‘900, rammento, per averne udito parlare fin da bambino, la tanto rinomata e letale Spagnola del 1918 e, per esserne stato testimone da ventunenne universitario a Napoli, l’Asiatica del 1957. Ricordo, infine, il colera insorto, in alcune regioni del Mezzogiorno, nel 1973.

Questo, il compendio storico di numerose epidemie che hanno funestato l’Italia da un lontano passato; di esse e di altre potremmo, volendo, conoscere i particolari, da cronache del tempo e da indagini posteriori. La storia del Coronavirus, prima –e auguriamoci ultima– epidemia del terzo Millennio introdotta nella penisola, la stiamo conoscendo, giorno dopo giorno,  abbastanza, perché la stiamo vivendo, eccome!

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BIBLIOGRAFIA

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Foto sotto da “Cronistoria”.

 

 

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1 Comment on  EPIDEMIE: DAGLI DEI  AL CORONAVIRUS

  1. PierGiuseppe Francione // 12 Marzo 2020 a 13:03 // Rispondi

    Grazie Lorenzo Applauso a te a a tutta la redazione e all’impeccabile Dott. Rosario Di Lello!

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